For a solid material, ice is strangely slippery. While Olympic skiers and children on a snowy hill may or may not care why their favorite winter activities are physically possible, the question has bedeviled scientists for more than a century. Ice is “one of the most complicated” materials, said physicist Bo Persson of Forschungszentrum Jülich in Germany. “It behaves strangely compared to other materials.”
A new study published by Persson in the Journal of Chemical Physics provides a mathematical foundation for hypotheses that a liquid-like form of water on the ice surface accounts for its slickness.
The finding could aid designers of winter sports gear who want to increase sliding on ice, and tire designers who want to minimize it. It could also help experimental scientists who have measured ice friction but have not been able to fully explain their results.
La tua ragazza bellissima ti mette le corna. Ti spezza il cuore. Vi
lasciate. Tu inizi a frequentarne altre. Sono meno belle ma almeno sono
fedeli. Passano gli anni. Poi un bel giorno lei torna e prova a
riconquistarti. Tu sei ancora innamorato ma non vuoi più vederla, perché
ti ha spezzato il cuore e non potrai mai perdonarla. Speri che vada via
ma lei ti rivuole a tutti i costi. E cosa fa?
Assume J. J. Abrams.
Abrams si siede a tavolino con la tua ex e si fa raccontare tutto
quello che non è andato nella vostra storia. Poi inizia a girare dei
trailer in cui lei ti promette in tutti i modi che è cambiata, o meglio
ancora che è tornata quella di cui ti eri innamorato. Ti promette che
non rifarà più gli stessi errori, non abuserà della computer grafica,
non parlerà di midichlorian e che gli alieni saranno dei mostri fichi
con dentro degli attori veri e mai più un Pippo spaziale scemo.
Tu la ascolti e intanto gli occhi ti cadono su Abrams che guarda in
aria come se non fossero fatti suoi, poi tornano su lei che ti guarda
implorante, ha gli occhi luccicanti di stelle e ti viene voglia di
abbracciarla. Avevi giurato a te stesso che non ci saresti cascato di
nuovo, ma dentro di te si sta risvegliando un sentimento che non provavi
da molto, molto tempo.
È l’hype per Star Wars. È tornato. Lo dice anche il titolo.
La sonda spaziale giapponese Akatsuki è riuscita a entrare nell’orbita di Venere cinque
anni dopo il primo tentativo fallito a causa di un guasto al motore
principale. La Japanese Aerospace Exploration Agency (JAXA) ne ha dato
conferma il 9 dicembre. Nel 2010 Akatsuki (che significa “alba” in
giapponese) avrebbe dovuto entrare in orbita per studiare nubi, clima e
atmosfera del pianeta per almeno due anni, in modo da capire meglio i
motivi che hanno portato Venere a diventare così caldo e inospitale.
Il motore principale della sonda però si bloccò durante la manovra
cruciale di inserimento in orbita e Akatsuki fu spinta di nuovo in
orbita attorno al Sole. Da allora gli ingegneri giapponesi hanno usato i
motori secondari che erano stati progettati per piccole correzioni
d’assetto. Domenica 6 dicembre c’è stata la seconda occasione e questa
volta è andata bene. Il motore principale non si è più ripreso, ma la
manovra con quelli secondari è durata 20 minuti e ha permesso ad
Akatsuki di raggiungere il suo obiettivo.
Adesso finalmente i funzionari JAXA possono affermare che “il periodo di orbita è di 13 giorni e 14 ore, che l’orbiter sta volando nella stessa direzione di quella di rotazione di Venere ed è in buona salute”.
La sonda sta seguendo un’orbita che la porta a 400 chilometri dalla
superficie di Venere nel punto di massimo avvicinamento e di 440.000 km
in quello più distante. Come intuibile si tratta di un’orbita molto ellittica,
ben più di quella che Akatsuki avrebbe dovuto raggiungere cinque anni
fa, e che avrebbe dovuto avere un periodo di 30 ore e un apogeo (il
punto più lontano da Venere) di 80.000 km circa.
Entro aprile 2016 la sonda dovrebbe avere corretto parzialmente
l’orbita ed essere riuscita a posizionarsi su un percorso meno
ellittico, con un periodo di circa 9 giorni e un apogeo di circa 310.000
km.
Nel frattempo i tecnici attiveranno e testeranno tre dei sei strumenti presenti sulla sonda,
per accertarsi che siano funzionanti – degli altri tre si sa già che
sono in buone condizioni. Nonostante il ritardo e l’orbita non ideale
Akatsuki dovrebbe essere comunque essere in grado di portare a termine
la maggior parte dei suoi obiettivi scientifici.