Mio babbo ha fatto un sacco di lavori, da
giovane. Ha fatto il fattorino, il commesso in un ingrosso di
abbigliamento, l’elettricista, poi ha iniziato a fare impianti
industriali, e poi quadri elettrici per macchine. Mia mamma faceva la
maestra, avevano uno stipendio sicuro in famiglia, così si e’ licenziato
e ha rischiato. Ha messo su ditta, e si e’ messo in proprio. Ha
affittato un capannone fatiscente e sgangherato, senza luce,
riscaldamento, o bagni, e coi vetri rotti. Costava poco.
Si é
fatto da solo gli impianti elettrici e gli allacciamenti del bagno. Fili
volanti ovunque, e tubi a vista, ma a lui stava bene così. Diceva che
così erano più facili da riparare. Per resistere all’inverno, si é
costruito una stufa a segatura artigianale con un fusto da petrolio e un
tubo di ferro, e la segatura se la faceva dare gratis dal falegname al
lato, che tanto l’avrebbe buttata. Per l’ufficio, ha recuperato una
serie di mobili di lamiera ad un’asta, e i banconi da lavoro se li é
costruiti da solo. Un trapano, una mola, una saldatrice,
un compressore, e un po’ di piccoli attrezzi da elettricista, erano tutto ció che serviva per iniziare.
Il
capannone era sempre trasandato e messo male, c’era freddo, e i rappresentanti che
venivano lo guardavano schifati come se non sapessero dove sedersi. Ma
lui se ne fregava. Diceva che i clienti andavano da lui perché era in
grado di risolvere i loro problemi, non per le sedie comode. Si
inventava soluzioni con quello che aveva sottomano. Un anno siamo rimasti senza
riscaldamento a casa, perché il termostato del bruciatore era finito in
una delle sue macchine. Un altro anno é sparito il phon dal bagno, per
finire in un quadro a temperatura controllata. Un’altra volta sono
spariti gli specchi di casa, per una delle prime macchine a
riconoscimento ottico. Ai clienti non gliene fregava un cazzo di come ci
arrivasse, bastava che risolvesse i loro problemi.
Un giorno, mentre mi raccontava di come ha iniziato, mi disse: “Ho
rischiato, ma era un rischio calcolato. Invece di comprare la macchina
nuova, ho comprato una vecchia Ford scassata, e quei soldi li ho usati
per aprire la ditta. Mi sono detto che se potevo permettermi di
comprare la macchina nuova, potevo anche accettare il rischio di
perderla. Se la ditta fosse andata male, pazienza. Avrei fatto finta di
aver distrutto la macchina in un incidente. Succede. Non é la fine del
mondo. Peró é andata bene.”
Ecco.
A volte vorrei
vivere in quegli anni, quando era più semplice. Quando coi soldi
necessari per comprare una macchina, potevi mettere su ditta. Quando
potevi farti da solo gli impianti elettrici, le stufe a segatura, e
l’allacciamento del bagno. Quando se non avevi dipendenti, eri il
responsabile di te stesso, e nessuno veniva a romperti il cazzo per dei
fili volanti o dei tubi a vista. Bastava la selezione naturale. Quando il successo dipendeva dalle tue
capacitá, e nessuno faceva di tutto per metterti i bastoni tra le
ruote, prima ancora di cominciare. Quando potevi vivere grazie alla tua
fantasia, e i clienti venivano perché eri bravo, non per le sedie
comode.
Non lo so, magari sto solo idealizzando un passato che non é mai stato veramente cosí. I problemi c’erano anche allora, e sicuramente non sará stato tutto rose e fiori.
É solo che mi sembra così difficile, oggi…