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La locomotiva

«Mi sono dovuta vestire con un look castigato, da ferrotranviere. Non mi hanno quasi mai fatto andare in televisione. Quella non ero io.»
A.Moretti

Il fuochista anarchico Pietro Rigosi, 28 anni, sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi, poco prima delle 5 pomeridiane del 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva sganciata da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico e si diresse alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era notevole, verso la stazione di Bologna. Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario morto, dove si schiantò contro sei carri merci in sosta.

L’impatto fu tremendo ma l’uomo fu sbalzato via durante l’urto e sopravvisse. Gli venne amputata una gamba e rimase sfigurato in viso, ma dopo due mesi venne dimesso dall’ospedale, esonerato dal servizio in ferrovia per motivi di salute e gli venne corrisposto un sussidio, tutt’altro che elevato. Non ricevette nessuna pena giudiziaria.
Quando, al ritiro del sussidio, lesse il motivo dell’esonero: “buona uscita”, cambiò idea e si rifiutò di firmare. Accettò di ritirare la somma solamente dopo che la motivazione venne sostituita con “elargizione”.

Non si sono mai saputi i reali motivi che spinsero l’uomo a questo folle gesto, ma le sue idee profondamente anarchiche ed una dichiarazione resa dopo il ricovero ad un cronista della Gazzetta Piemontese: “Che importa morire? Meglio morire che essere legato!” convinsero l’opinione pubblica che si trattasse di un gesto di protesta contro le dure condizioni di vita e di lavoro di quegli anni e contro l’ingiustizia sociale, che si manifestava in ogni situazione come ad esempio nell’ambito ferroviario dove c’era una prima classe lussuosa e confortevole mentre le carrozze delle classi inferiori erano fatiscenti e scomode.

La locomotiva è una canzone di Francesco Guccini dell’album Radici del 1972. È forse la sua ballata più popolare e per più di quarant’anni l’ha riproposta alla fine di ogni suo concerto.

«Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia!
» F.Guccini

tsuki-nh:

Il pezzo più bello del nostro albero supervintage sono i fiaschi di fagioli trovati in soffitta! #vintage #xmas #anni70 #tuscany

Ma quanto erano belle le palline di natale di una volta? Tra quelle di nonna non ce ne sono due uguali. Pigne, candele, lanterne, casette, fiocchini, spirali fatte di carta stagnola, babbi natali, pinocchietti, campanelle, fiaschetti di fagioli, palline di vetro dalle forme piu’ strane, perfino dei soldatini di plastica, messi forse da babbo quando era piccino. Quelle di oggi sono banali, al confronto, tutte uguali.

heresiae:

spettriedemoni:

heresiae:

wanderingmark:

Sunken Warship Vasa- Stockholm, Sweden: November 2015.  17th Flagship on the Swedish Fleet, Sunk in 1628 during the maiden voyage.  Recovered in 1961 and preserved.

Il Vasa è ancora il mio museo preferito.
E rido come una deficiente ogni volta che ripenso alla storia della nave.
Un po’ meno quando mi ricordo che i committenti non in quasi 400 anni non hanno ancora cambiato abitudini.

Com’è la storia della nave? Fammi ridere @heresiae che oggi ne ho bisogno 😛

è meravigliosa.
allora, nel 1600 qualcosa il Re Gustavo Adolfo II di Svezia ordina una nave da guerra che doveva fare da ammiraglia nella sua armata. il 1600 era l’epoca delle battaglie navali mega epiche quindi tutti prendevano molto sul serio le navi da guerra.
la nave fu progettata, il progetto e approvato e gli ingegneri cominciarono a costruire la chiglia. a chiglia ultimata il Re venne a sapere che navi simili stavano venendo costruite anche altrove, quindi andò dagli ingegneri e gli disse che la voleva più lunga (i problemi di compensazione esistevano già all’epoca).
quando il Re di Svezia ti viene a chiedere modifiche alla nave tu puoi provare a nicchiare, ma se quello le vuole a te ti tocca farle. un po’ come avere un megacliente che però può far saltare la testa a te, la tua famiglia e se vuole pure ai tuoi conoscenti. 
la nave venne allungata.
nel mentre uno degli ingegneri morì. sai com’è, la vita era precaria sul serio all’epoca, un giorno c’eri ma mica eri sicuro che il giorno dopo stavi ancora lì. le preghiere fatta la sera prima di andare a dormire erano sentite.
nel frattempo il Re ponderò che un solo ponte di cannoni non gli bastava, ne voleva due. 
“ma sire, sono troppo pesanti…”
“non me ne frega una cippa. ne voglio due e due saranno!”
“come vuole altezza…”
*la regina sospira e vuota un altro calice di vino*
la nave venne alzata per aggiungere il secondo ponte di cannoni. per compensare il peso aggiuntivo dei cannoni venne aumentata la zavorra fino al possibile, che riequilibrò il peso dei cannoni ma fece alzare ulteriormente la linea di galleggiamento.
la nave venne finita, addobbata (che nel 1600 una nave ammiraglia che se ne andava in giro senza sculture, stuccature a bardature avrebbe fatto una gran misera figura) e testata.
il test delle navi si fa così: ci piazzi sopra trenta marinai e li fai correre avanti e indietro per vedere se la nave, rollando, torna sempre su e non va mai oltre un certo limite di angolazione.
il test venne interrotto perché il Vasa cominciò a oscillare così tanto che probabilmente tutti e trenta i marinai cominciarono a urlare come ragazzini davanti alla strega della casa di marzapane.
al Re, però, del test fallito non glie ne fregava niente. anzi, voleva che il varo avvenisse il prima possibile, prima del possibile, insomma lo voleva per ieri.
la gente si guardò in faccia e disse: “evabbeh” e il varo fu organizzato.
ora viene il bello. 
il 10 agosto 1628 tutta Stoccolma si affollò al porto per vedere la nuova meravigliosa nave dell’armata e in tanti ci salirono anche sopra. 
il Vasa era armato di tutto punto e portava molte più persone di quelle previste durante una regolare battaglia (parliamo di intere famiglie, donne e bambini etc. insomma, tante).
il Re benedice la nave, le vele vengono spiegate e questa si avventura lungo le fredde acque svedesi.
fa un un po’ di strada, tutto bene. ne fa un po’ di più e comincia a oscillare, ne fa ancora un po’ di più, oscilla molto di più. la gente guarda il mare e non capisce perché vista la giornata bella e calma. oscilla ancora più. la gente comincia a cadere. oscilla veramente tanto. la gente comincia a urlare e tra gridi e strepiti il Vasa oscilla un’ultima volta e si adagia nell’acqua portandosi dietro cannoni, stucchi e persone. 500 metri era riuscito a fare.
vedi il punto è che la buona riuscita di una nave parte dal suo inizio, ovvero la chiglia. dati i presupposti iniziali gli ingegneri progettano una chiglia adatta a sostenere il peso previsto: meno peso = più stretta e slanciata, più peso = bella larga e stabile. il Vasa aveva una chiglia media, ma portava il peso di galeone spagnolo dopo un paio di mesi di razzie nelle americhe ed era anche troppo alta. la zavorra poteva aiutare fino a un certo punto, ma non bastava. forse sarebbe sopravvissuto all’allungamento, ma l’aggiunta di un ulteriore ponte, che tra l’altro trasportava cannoni, gli fu fatale. 
e il Re vide il suo mastodontico vascello che avrebbe dovuto rappresentare la sua armata affondare pochi minuti dopo il suo varo.
non ricordo cosa fece il secondo ingegnere (la pagina in inglese è troppo lunga e io teoricamente sarei al lavoro) ma il primo probabilmente si ritenne fortunato a essere morto prima di dover andare a spiegare al Re cos’era successo al suo giocattolo nuovo.

and that’s folks, è la parabola che andrebbe raccontata a tutti i clienti che a metà progetto chiedono modifiche alle specifiche funzionali. 

frauigelandtheboys:

decorsolento:

sabrinaonmymind:

frauigelandtheboys:

Per calmare Figlio n.1 usavo farne un pacchetto praticamente immobile, una sorta di baco avvolto in un bozzolo, secondo un metodo insegnatomi dalla mia ostetrica.

Su internet ho trovato una cosa simile, chiamata il metodo Harvey Karp, ma credo che si rifaccia ad una tradizione che si ritrova in molte culture e che probabilmente conosciamo già, avendo visto neonati a mo’ di cannoli bianchi in film, immagini storiche e vecchie fotografie.

Ecco, più o meno cosí

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Maggiori informazioni e la foto qui in altro si trovano qui. Il termine inglese è swaddling, mentre in tedesco si dice Pucken.

involtino di patatino ^____^

che sarebbe dell’equivalente di abbracciare stretta una persona per farla calmare?

Esatto. La mia ostetrica mi spiegava che alcuni neonati soffrono in maniera più sensibile di altri del “vuoto” in cui si trovano dopo il parto. La libertà spaziale e il movimento ancora incontrollato delle braccia li rendono molto nervosi. A mio figlio dopo un paio di mesi bastava un accenno di coperta neanche tanto stretta e si addormentava immediatamente.

L’articolo di cui sopra descrive anche rischi legati allo swaddling tradizionale, mentre i metodi odierni tengono conto di tali rischi. Ovviamente bisogna farsi spiegare come fare esattamente lasciando ai neonati la possibilità di muovere liberamente le gambe.

sabrinaonmymind:

thepandatrashbin:

sabrinaonmymind:

C’è qualcuno esperto di quaternioni in sala?

per un attimo ho pensato che il tuo autocorrect avesse frainteso la parola “quadernoni”… per dire quanto ne so al riguardo…

😀 risi moltissimo, il T9 che mi sostituisce quadernoni con quaternioni è un maledetto bastardo

Ma quaternioni unitari di rotazione ? Ho tipo la scimmietta di homer che batte i piatti, nel cervello. Me suena, ma non mi ricordo una sega di questa roba. Ho solo qualche vaga reminiscenza di numeri complessi, ipersfere di rotazione, e coseni direttori. Dovrei riguardarmi lo Sciavicco, ma a quest’ora proprio no, son cotto. Di solito per le robine di cinematica, uso vettori, versori, e normali matrici di rotazione con angoli di Eulero, che sono piu’ semplici da trattare.