Si parlava con amici di protesi robotiche e dei rischi che potrebbero emergere quando queste fossero legate a tecnologie proprietarie con poca o nulla compatibilità tra modelli concorrenti. Come funzionano gli standard in questi casi? Per fare un esempio meno fantascientifico, pacemaker e batterie sono compatibili tra produttori diversi?

kon-igi:

No, scusa… sto ancora ridendo al pensiero del tipo privo degli arti superiori che scansa gli schiaffi che si danno le braccia bioniche di due ditte produttrici concorrenti.

Non ho una grande esperienza in merito ma solitamente chi fornisce pacemaker, pompe sottocutanee o in genere dispositivi da impiantare ti dà un dispositivo ‘finito’ e la cui manutenzione prevede la sostituzione in blocco del dispositivo stesso (un esempio fra tutti, il pacemaker)… in parole povere è molto meno traumatico a livello chirurgico aprire per sostituire tutto; ’sti aggeggi non è che hanno uno slot vero e proprie per pile stilo e quando la batteria si esaurisce anche il dispositivo è meglio rinnovarlo. Per la batteria delle pompe idem e la ricarica di farmaco, che avviene ogni pochi mesi, in genere viene effettuata attraverso semplice iniezione del principio attivo oltre una membrana polimerica del dispositivo stesso.

Le protesi bioniche sono ancora agli esordi con un mercato limitato, anzi, in genere sono gratuite percé tu sei la cavia, e dubito che chi ne ha una abbandoni chi lo sta seguendo per preferire i ‘prezzi migliori’ della concorrenza. 

Io piu’ che della compatibilita’ e della interoperabilita’ tra modelli, mi preoccuperei del software. I pacemaker ad esempio, hanno in genere delle connessioni wifi o 3g, per la diagnostica remota. E in genere, come la maggior parte dei dispositivi biomedici, si basano su software chiuso e proprietario.

Ció li espone a potenziali rischi: i protocolli di comunicazione e il software di questi dispositivi, in genere, non vengono
progettati pensando alla sicurezza, ma solo alle funzionalita’. Si sono gia visti exploit che permettono di ottenere il controllo remoto sui dispositivi piu’ disparati, dalle auto (UConnect remote attack) ai dispositivi industriali e perfino alle centrali nucleari (Stuxnet).

E la chiusura dei sorgenti, li espone anche ad eventuali bug, che avrebbero potuto forse essere trovati, se il codice fosse stato accessibile e verificabile da chiunque. E’ il caso ad esempio della norvegese Marie Moe, che ha rischiato un collasso a causa di errori i configurazione del software del suo pacemaker.