L’articolo comparso su Nature
parla di “biostampa 3D” e descrive un macchinario non troppo diverso,
concettualmente, dalle stampanti 3D che conosciamo. Solo che invece di
plastica o metallo questa usa cellule viventi di diverso tipo.Le sperimentazioni hanno portato alla creazione di un orecchio, di
ossa e tessuto muscolare umani, ma anche di conigli, ratti e topi. Le cellule sono sopravvissute al processo di stampa e la struttura risultante era abbastanza stabile da affrontare un trapianto nei roditori.[…]
La stampante depone strati di cellule unite a gel e
materiali biodegradabili che “tengono insieme” la struttura fino al
momento del trapianto. Successivamente le cellule si modificano in modo
tale da rendere la struttura autosufficiente, mentre i materiali di
supporto si degradano.Nei topi è stata trapiantata una quantità minima di
tessuto; successivamente, le cellule sono cresciute andando a formare un
orecchio completo. Nel tessuto muscolare si sono formati nervi, e il
trapianto osseo ha generato lo sviluppo di vene e arterie.
Welcome to Kamino.