Edward Hopper Loneliness
New York Office, 1962
Eleven A.M., 1926
Automat, 1927
Summertime Interior, 1909
Compartment C, Car 193, 1938
Lady Reading Book Hotel Room, 1931
Giorno: 7 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot, di Gabriele Mainetti (2015)
OKOKOK, questo è grosso. Incominciamo subito che non si sta nella pelle.
Tempi nostri. Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria),un’emarginato della società, sopravvive come può rubando e facendo lavori sporchi; durante uno di questi furti è costretto a nascondersi nel Tevere (bleah), immergendosi in alcuni fusti dalla dubbia provenienza. Tornato a casa, scopre di aver acquisito una forza e una resistenza sovraumana, e, naturalmente, usa subito i suoi nuovi poteri per derubare. Ripreso dalle telecamere di sorveglianza, diventa subito famoso e oggetto delle attenzioni dello Zingaro (Luca Marinelli), un criminale che vuole diventare temuto da tutti (e per questo inizierà cercando di lavorare con dei camorristi). In tutto questo, Enzo inizia a proteggere Alessia (Ilenia Pastorelli), la figlia non troppo sana di mente di uno degli sgherri dello Zingaro, sospettata da quest’ultimo di nascondere il carico di droga che doveva arrivare dai camorristi.
Allora, è una piccola premessa, striminzita striminzita, che dovrebbe darvi il sapore della storia; qui c’è tutto, c’è il supereroe che ancora non sa/non vuole esserlo (ricordate Spidey?), c’è il liaison dato dalla ragazza indifesa (e decisamente con problemi), e c’è un villain di altri tempi, ma con tutto un sapore moderno (non vuole diventare potente, lui vuole diventare FAMOSO!)… e quindi dovremmo fermarci qui, e dire che finalmente abbiamo anche noi abbiamo il supereroe italiano?
Eh no, cazzo! Questo film è molto di più! Mainetti va ben oltre la formula (e di questo Grant Morrison ne sarebbe fiero), proponendo un’ambientazione di borgata, tipico dei film romani; questo non è stato fatto per dire “ecco qua, il film romanaccio”, ma per dare verosimiglianza e identità a tutta questa vicenda; quante volte avete visto un film sui supereroi e avete identificato dove vivevano, com’era l’ambiente in cui sono cresciuti? Questi dettagli qui invece sono presenti E soprattutto importanti per poter dire: questo supereroe ha agito così e cosà perché è vissuto e cresciuto in questo tipo di ambiente, e così via.
La formula di borgata regala così spessore all’intera pellicola, ma non si ferma qui: questo film è coraggioso nel presentare i due “comprimari” che renderanno l’eroe quello che è, ovvero Alessia e lo Zingaro. La prima è rappresentata in maniera inaspettata da una ex Grande Fratello (all’inizio direte: sì vabbé è facile, quasi ridicola, poi voglio vedere quando arriverete alla scena del proiettore se penserete la stessa cosa), sbozzando in maniera perfetta il personaggio irsuto e misantropo di Enzo Ceccotti; mentre, per quanto riguarda Luca Marinelli (che vi consiglio, anzi, vi obbligo a rivedere nell’ultima pellicola di Caligari, “Non essere cattivo”), ovvero lo Zingaro, è quello che alla fine dà la scintilla vitale a questo supereroe delle periferie, grazie alle sue violenze sì insensate, ma sempre in scala con quello che lui rappresenta in pellicola.
Per completare il tutto, vogliamo metterci: il cavalcare nella maniera più saggia e misurata tutta una serie di riferimenti pop italiani, dal Jeeg Robot alle canzoni italiane anni 80 che tanto hanno definito quell’epoca, e “meme italiani” (fare il bagno nel Tevere per prendere i superpoteri is the new prendersi i raggi gamma); inquadrature azzeccate e scene che, nonostante il bassissimo budget per un film del genere, sono sempre state all’altezza del genere che volevano “omaggiare”; una colonna sonora presente solo nei momenti giusti, e mai onnipresente; e per finire quella pochissima post produzione che identifica molto i film italiani, ma che alla fine ho terribilmente apprezzato.
Qualcuno potrebbe dire che “Lo chiamavano Jeeg Robot” sia un omaggio ai film dei supereroi; io invece dico che questa pellicola sia cresciuta ben oltre l’omaggio, andando a costruirsi una sua identità ben definita: pulp, gretta, di periferia appunto; non ha paura di andare oltre gli stereotipi, e anzi se di stereotipi deve lavorare, ci cala pesante come un macigno, perché se questo è un film di fantasia, si deve avvicinare sempre più possibile alla brutta realtà a cui si riferisce.
Andate oltre al romanaccio e fatevi un favore, guardate il più bel trionfo del cinema italiano arrivato nel 2016. Ho già scordato la Marvel.
Io mi sono innamorata del film e ripeto, Luca Marinelli è dio.
Dello stesso regista è il corto Basette, era un cult a Roma anni fa, con Valerio Mastandrea e Giallini e altri, vedete anche quello, che Mainetti è bravo.
Io ci andrei anche al cinema, dio cane, se ce ne fosse uno, UNO, che proietti coi sottotitoli. L’ultima volta m’è toccato fare un’ora di treno per andare in un vecchio cinemino di Firenze che dava Star Wars in lingua originale coi sottotitoli.
Ma per un film giá in italiano, i sottotitoli son probabili quanto un gatto cèo che attraversa l’aurelia. Ed è un casino pure trovarli online, poi.
Ci risiamo, i neutrini tornano a far parlare di sé!
Ci risiamo, i neutrini tornano a far parlare di sé! E stavolta c’è qualcosa di epocale che bolle in pentola.
Non bastava la scoperta delle onde gravitazionali, il 2016 vuole a
tutti i costi passare alla storia come l’anno più turbolento della
fisica moderna! Abbiamo indizi sulla natura della… materia oscura??Già. Perché dopo la Relatività Generale, stavolta tocca al
Modello Standard far discutere. Per capire cosa è successo lascio la
parola a Simone, dottorando di Fisica Teorica, che ci ha già parlato una
volta del Modello Standard (https://goo.gl/GdRrlr), in occasione di una importante misura che era stata fatta a settembre!
-Lorenzo1) Che cos’è un neutrino?
Molti voi forse hanno familiarità con il concetto di elettrone, protone
e neutrone, i costituenti dell’atomo. Dagli anni ‘50 in poi si è
scoperto che le particelle credute “elementari” sono in realtà
costituite da particelle ancora più piccole, dette sub-atomiche,
organizzate in una specie di “tavola periodica delle particelle”. La
complessa teoria che descrive questi mattoncini e il modo con cui
interagiscono viene chiamato “Modello Standard”, che include la forza
elettromagnetica, la forza nucleare debole e la forza nucleare forte.
Purtroppo la gravità, trattata dalla Relatività Generale, non è
attualmente descritta a livello microscopico. I neutrini sono le più
leggere e sfuggenti di queste particelle fondamentali, e sono
particolarmente difficili da rivelare e studiare.2) Come sono stati scoperti, se sono così sfuggenti?
All’inizio del 1900 si iniziarono a studiare i decadimenti radioattivi,
in particolare il decadimento β, nel quale un nucleo atomico emette un
elettrone. Tuttavia, misurando l’energia di elettroni emessi da atomi
identici, si scoprì che non assumevano sempre lo stesso valore. Molto
strano: quando un atomo decade ci si aspetta che lo faccia sempre
nello stesso modo e che emetta un elettrone sempre con la stessa
energia. Visto che l’energia in natura viene sempre conservata, si
ipotizzò allora che qualcosa stesse rubando l’energia che spettava
all’elettrone.
Una particella molto leggera e priva di carica
elettrica, che venne battezzata “neutrino”, facendo eco al suo cugino,
il “neutrone”.3) Cosa hanno di speciale?
Il neutrino,
nonostante il nome, è qualcosa di totalmente diverso dal neutrone: privo
di carica elettrica e incapace di interagire con le particelle atomiche
(che si parlano con la forza nucleare forte), il neutrino può
interagire solo tramite la forza nucleare debole. E come fa pensare il
nome, questa forza rende i neutrini quasi del tutto insensibili al resto
della materia, il che li rende un vero grattacapo per i fisici
sperimentali che sono costretti a costruire esperimenti enormi sotto
montagne o chilometri di ghiaccio antartico. Pensate che ogni secondo
miliardi di neutrini vi attraversano indisturbati! (https://goo.gl/B5dkiF)I neutrini possiedono anche un’altra caratteristica: hanno massa,
piccolissima certo, ma non nulla. Questo dettaglio sembra
insignificante, ma è in realtà importantissimo! Perché secondo il
Modello Standard non dovrebbero averla per niente! Questa è una prova
sperimentale che c’è fisica “oltre il Modello Standard”. Una scoperta
che è valsa il premio Nobel 2015 per la Fisica (https://goo.gl/nF043K, leggetelo, perché è parte integrante di questo post)In breve i neutrini esistono in 3 “abiti”, o “sapori”, e il fisico
italiano Bruno Pontecorvo predisse che, se i neutrini possiedono massa,
allora sono in grado di “oscillare” e di cambiarsi d’abito, grazie alle
bislacche leggi della meccanica quantistica. Ed è proprio quello che è
stato scoperto: sappiamo che il Sole produce tot neutrini elettronici
nel suo nucleo, ma solo un terzo giunge ai nostri rivelatori: il resto
ha oscillato e ha cambiato “sapore”. Il Modello Standard proibisce ai
neutrini di avere massa, ma loro se ne fregano ed oscillano lo stesso.Le sorprese provengono, di nuovo, dalle oscillazioni dei neutrini: ci
sono nuovamente dei neutrini “scomparsi”! Sembra cioè che alcuni di
questi (il 6% circa) si siano trasformati in un quarto “sapore”
sconosciuto!Questo neutrino misterioso viene chiamato
“neutrino sterile”, perché non possiede neanche l’interazione debole. È
la particella più indifferente dell’intero Universo! Una menefreghista
cercata da molto tempo, poiché ci può dare molti indizi sulla fisica
oltre il Modello Standard, visto che già la predizione di Pontecorvo ha
mostrato l’incompletezza della teoria.In particolare, ci
potrebbe dire qualcosa su cosa sia la famigerata Materia Oscura: cugini
più pesanti del neutrino sterile potrebbero spiegare questa materia
misteriosa che tiene assieme le galassie e l’universo, e persino far
luce sull’inspiegabile asimmetria tra materia e antimateria!Per ora gli esperimenti hanno una significatività statistica di 3-sigma,
non ancora sufficiente per annunciare una scoperta. Serve il 5-sigma,
fino ad allora si puà parlare solo di indizio! Vedremo cosa ci riserverà
il futuro: i neutrini ci devono ancora dire molte cose sulle leggi
fondamentali della natura. Stay tuned!-Simone A.
https://www.sciencenews.org/article/reactor-data-hint-existence-fourth-neutrino
(via Chi ha paura del Buio ?)







