Si sa da diversi anni che leggere stimola il cervello: attiva le aree di Broca e di Wernicke, che sono deputate alla comprensione del linguaggio. Nel 2006 i ricercatori si accorgono che, se uno legge parole come “cannella” o “gelsomino”, non si attivano solo le aree verbali, ma anche quelle dedicate al riconoscimento degli odori. Insomma, come se il profumo della cannella, o del gelsomino, si sprigionasse direttamente dalle pagine.

Studi più recenti svolti dalla Emory university mostrano che la corteccia sensoriale, connessa con la percezione tattile, si attiva non solo in presenza di “reali” sensazioni, ma anche in seguito a una metafora tattile come “voce vellutata” o “questione spinosa”. Qualcosa di analogo succede con la corteccia motoria leggendo sia frasi che indicano azioni, sia frasi che contengono metafore motorie (Ugo afferra un oggetto – Ugo afferra un’idea): dunque, quando leggiamo possiamo immedesimarci nei personaggi così intimamente da far nostri anche i loro movimenti, fisici e mentali.

Ma non solo. Psychology Today cita una ricerca italiana, la quale dimostra che i ragazzi lettori di narrativa sono più empatici, compassionevoli e tolleranti e meno esposti ai pregiudizi. E aggiunge che leggere storie ai bimbi di 3-5 anni ha un impatto significativo e misurabile sul loro sviluppo cerebrale e sulle competenze sociali (sembra invece che guardare “troppa” televisione sortisca l’effetto contrario). Ma aver letto tanto e continuare a leggere è anche, ormai lo dicono moltissimi studi, uno dei maggiori fattori protettivi per il cervello contro l’avanzare dell’età.