Motorini elettrici nelle bici, il nuovo trucco del ciclismo

“La bici è stata scansionata usando la tecnologia di risonanza
magnetica sviluppata dall’Uci durante l’anno. Questa ha rilevato la
presenza del motore nell’area dei box. Il motore era un Vivax nascosto
con la batteria posta nel reggisella
. Era controllato da un pulsante con
Bluetooth installato sotto il nastro del manubrio
”, si legge in una
nota dell’Unione Ciclistica Internazionale.

Una recente indagine
dell’emittente France Télévisions ha messo in luce che il problema
potrebbe essere ben più ampio ed esteso, ma di che si tratta? Abbiamo a
che fare con un motorino elettrico nascosto capace di restituire una
potenza da 40 fino a 250 watt
, a seconda del modello. Alcuni sono
“modulabili”, altri no.

Questi motorini possono essere anche piccolissimi, i più avanzati arrivano a 5 centimetri, e offrono trazione anteriore o posteriore per permettere all’atleta di consumare meno energie e affrontare i tratti ostici con un vantaggio non indifferente rispetto a chi ne è sprovvisto. Si attivano tramite un tasto Bluetooth o tramite un cardiofrequenzimetro, ossia a una certa soglia di battito cardiaco.

Visivamente è molto difficile individuarli, se non impossibile. Allora come si è arrivati a scoprirne l’esistenza? Con la strumentazione dell’UCI, ma anche le telecamere termiche (come le FLIR) che hanno mostrato piccole variazioni di temperatura in punti della bici che, teoricamente, non dovrebbero essere più caldi di altri. Alcune rilevazioni poi hanno evidenziato come le macchie di calore appaiano in salita – con il motorino azionato – e scompaiano in discesa.

Alcuni motorini sono fissati a incastro nel piantone, tramite il
sottosella, altri sono a induzione magnetica e alimentati con batterie
al litio poste nel carro del telaio. Salvo il caso di Femke Van den
Driessche per ora nessun altro ciclista è stato colto con il motorino
nella bicicletta. Forse perché, a detta di esperti, l’UCI usa rilevatori
di campo magnetico (i teslametri) che sono meno efficaci.

La
competizione in questo bellissimo sport, già falcidiato dal doping,
potrebbe quindi subire l’ennesimo contraccolpo. E secondo il Corriere
della Sera, all’orizzonte si staglia già una nuova tecnologia
truffaldina: la ruota a induzione magnetica. “È una carcassa in carbonio
con inserite all’interno placche magnetiche al neodimio. Grazie a un
ponte generato da un magnete a spire nascosto sotto la sella, permette
di guadagnare almeno 60 watt. La ruota non è rintracciabile ai controlli
se non si usa un rilevatore di campo potentissimo. Costa oltre 50 mila
euro ed è nella disponibilità di pochissimi atleti”, spiega il
quotidiano.

L’esistenza dei motorini per assistere alla pedalata
però non è tuttavia illegale. Andando sul sito di Vivax si scopre quanto
questo sistema sia facilmente occultabile anche a occhi esperti.
L’azienda, per esempio, popone l’Invisible Performance Package, la cui
descrizione è tutto un programma.

“La batteria con durata di 60
minuti, che prima era allocata nel borsellino sotto la sella, è ora
disponibile come borraccia-batteria
. In questo modo rimane assolutamente
nascosta senza modificare minimamente la linea estetica della
bicicletta. Inoltre, il pulsante di accensione del motore che una volta
era collegato per mezzo di cavi, adesso funziona in modalità wireless;
esso è posizionato nel manubrio della bici”.

@masuoka

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