
Carcassonne France

A color scan of the original computer printout of the “Wow!” signal as detected by the Big Ear Radio Observatory in 1977.
Credit: Big Ear Radio Observatory and North American Astrophysical Observatory (NAAPO)

Coff coff coff.


Cominciai la mia carriera di alpinista arboreo con il fico, perché i fichi migliori spesso sono nascosti in cima. Sembra un albero facile da scalare perché è basso, ma è insidioso, alcuni rami sono fragili e li devi percorrere in orizzontale. Sono caduto tre o quattro volte da un fico, ma mi è andata sempre bene. E sul fico hai sempre un subdolo concorrente:la vespa o l’ape, che ama tuffarsi nel molle frutto come in una piscina. E pungono di brutto.
Il ciliegio è una scalata meravigliosa. Ha la sua difficoltà sportiva, specialmente nella prima parte dove spesso devi arrampicarti alla tahitiana, senza grossi rami. E’ spesso colloso di resina, ruvido e pieno di bozzi. Ma una volta in cima hai raggiunto un vero paradiso, un purpureo esuberante banchetto. L’insidia ovviamente è nella golosità. Come dice il proverbio, non smetti mai di desiderare le ciliegie, nel mio caso i duroni che sono una ciliegia grossa e sugosa che dà dipendenza . Ricordo almeno una decina di mangiate favolose, una in compagnia di una bambina agile come una scimmia. Ricordo che dopo una scalata ebbi una colica di tre giorni e giurai di non mangiare mai più il seducente piccolo frutto. Il quarto giorno stavo già scalando un albero di marasche, le ciliegie dal sapore aspro. Nuova colica. Se cominci con la droga Red purple non smetti più.
L’albicocco è facile da scalare, ma ricordo che preferivamo tirare giù i frutti a bastonate. E così il nocciolo e il pero e il melo, alberi bassi e non impegnativi. Ho sempre snobbato il cotogno, forse perché mia nonna ci faceva quintali di marmellate.
Parlerò ora dei miei preferiti. Il noce, l’ippocastano, il castagno
Nel prato a est della mia casa di campagna c’era un noce favoloso, un antico gigante. La noce deve maturare, nel suo cappotto di mallo e legno rugoso, ma chi poteva aspettare? Perciò cominciavo a scalarlo quando i frutti erano ancora acerbi, bianchi, allappanti. E’ un errore mangiarli direttamente sul ramo, meglio farne una tascata e scendere. Ma io riuscivo a banchettare appollaiato come un uccello, rompendo il guscio contro il tronco. Ricordo una caduta di almeno tre-quattro metri, con sbucciatura di gomiti, sangue e sopracciglio tagliato. Dissi a mio nonno che ero caduto in bicicletta. Guardò il noce, vide i danni che avevo fatto e mi tirò una pagnotta in testa. Era il suo modo per dire che non mi credeva.
Il castagno: non c’era bisogno di scalarlo, perché i ricci gonfi di castagne cadevano da soli. E la castagne crude sono buone, ma non puoi mangiarne tante. Era uno degli alberi che amavo di più, rami forti e dai percorsi fantasiosi, ottimo per nascondersi e tendere agguati nel bosco. Una volta restai nascosto in cima al mio castagno preferito fino a mezzanotte, perché avevo combinato un guaio. Mio nonno mi scovò alla luce della luna, puntò il fucile e disse. “Oh che bel tordo c’è la in cima”. Scesi in pochi secondi.
Ma per qualche motivo, l’albero che sfidavo più spesso era un ippocastano. Dà frutti chiamati i marroni d’India, che piacciono solo ai maiali, ma aveva un’ attrattiva irresistibile: altissimo e pieno di vie, era l’Everest della mia campagna. Perciò lo scalavo fino ad altezze inimmaginabili, con l’incoscienza della mia età. Andò bene fino a un giorno di vento. L’albero iniziò a sgroppare come una cavallo imbizzarrito e mi scrollò dal ramo. La caduta avvenne sotto gli occhi di mio zio. Durò (o così mi sembrò), circa un’ora. Cadevo, battevo su un ramo, rimbalzavo, precipitavo ancora, pensavo “stavolta è finita” altro ramo, altra botta sette otto volte, finché mi trovai sul prato riverso sulla schiena, senza riuscire a respirare.
Sentii sopra di me la voce di mio zio che diceva: Odio l’è mort (Oddio, è morto)
Nessuno aveva il coraggio di toccarmi. Passò un lungo minuto. Poi mi alzai pezzo per pezzo. Non mi ero fatto niente, solo qualche livido, i rami avevano attutito la caduta l’ippocastano Everest aveva perdonato la mia audacia . Ma non lo scalai più.Il bambino che saliva sugli alberi, Stefano Benni

E comunque quest’anno al ToComics c’era lui.
E nonostante mancassero lo stand della Shockdom, della 001 Edizioni e della Bao e la Alastor fosse venuta con un banchettino di quelli che di solito usano i prendipolvere e il numero di fumetterie fosse assai ridotto, niente, c’era lui.
Ero talmente tanto contenta quando gli ho stretto la mano e gli ho fatto la foto e mi ha dato l’autografo e gli ho parlato che tutto è stato surclassato.
(Sì però, Alastor, Bao, 001 e Shockdom, porcoddio no? Meno male che lo Star Shop c’è).
Ognuno ha la sua serie di Star Trek, Voy è stata la mia prima o so che tanti di voi non la considerano nemmeno ST, ma anche se vengo da Voy sono comunque trekkie abbastanza da non essere saltata al collo della traduttrice quando, durante l’intervista sul palco, ha detto Star Wars invece di Star Trek. Come tutti ho scosso la testa incredula e abbiamo aspettato che il buon Robert Picardo (impassibilissimo) continuasse a scandire bene le sue frasi per permettere ai due tizi di comprenderlo (e comunque lui non solo è un gran signore e un buon cantante, ma anche divertentissimo).
Ha raccontato dei suoi inizi, di come invece di beccarsi il ruolo di Neelix si sia trovato a fare il dottore, con solo 9 righe di dialogo e una battuta improvvisata alla fine per aggiudicarsi il ruolo che faceva il richiamo a Bones (”I’m a doctor not a lightnight” era tutta sua). Ha cantato “You are my sunshine” in duetto con una dei membri del club Star Trek Italia, ha fatto un minivideo con il pubblico che chissà se effettivamente pubblicherà e ha detto che nel corso degli anni ha imparato che i fan più leali sono proprio quelli della sci-fiction.
Grazie Mr Picardo.E comunque, andate a vedervi tutti il sito della Planetary Society di cui è membro (se Robert Picardo non vi dice niente, Bill Nye e Neil deGrasse Tyson sicuramente sì).
(ps. si ringrazia @axeman72 di avermi permesso di esprimere la mia trekkitudine in fiera stampandomi il badge di ST Voy).
Se consideriamo che io sono uno di quelli per cui Voy non è ST, pensa quanto ti voglio bene, per averteli stampati… LOL 😛
ma infatti ti ho adorato tantissimo per questo ♥♥♥
comunque, nel delirio trekkie in cui mi sono trovata ogni volta che passavo davanti alla foto di Picardo, sono andata a leggermi qualche notizia sulla serie che uscirà nel 2017 e dato che la sta facendo Fuller in collaborazione di Rod Roddemberry e Nicholas Meyer, sono molto meno terrorizzata.
A me vengono ancora i brividi a ripensare a quell’episodio di VOY chiamato “Virtuoso“, dove il dottore diventa famoso tra una razza che non conosce la musica, e canta il “Dio che nell’alma infondere“ di Verdi. E alla fine dell’episodio chiude la sua carriera con la “Rondine al nido“. Ricordo che all’epoca, non conoscendola ancora, la andai a cercare su youtube per vedere se fosse un’opera realmente esistente, e ne scoprii l’interpretazione di Pavarotti.
Credo fosse uno dei migliori episodi di VOY e forse di tutto ST.
Supponiamo che nel vostro Paese ci sia l’obbligo di emettere scontrino fiscale ma che la cosa non prenda piede nè tra i commercianti nè tra i clienti. Che fare? In Italia un uomo con un cognome orografico proporrebbe di inviare ad cazzum squadre di finanzieri in luoghi turistici e di villeggiatura per controllare la situazione. In sottofondo è possibile sentire le risate registrate™ che fanno tanto serie tv del passato.
In Slovenia il problema era molto simile a quello italiano solo che invece di mandare centinaia di finazieri a controllare centinaia di migliaia di esercizi commerciali hanno deciso di spingere commercianti e clienti ad esigere l’emissione dello scontrino.
Come?
Con la paura?
Con la coercizione?
Con la minaccia di sanzioni pecuniarie ed eventualmente il carcere?
AHAHAHAHAHAH.
Ahaha.
Ah.
…
no
Si sono inventati una lotteria nazionale a cui si concorre con lo scontrino. Ogni scontrino emesso infatti genera un codice e un QR code coi quali si può partecipare all’estrazione di un ricco premio. Questo ha portato in breve tempo i cittadini sloveni a richiedere sempre lo scontrino andando poi a giocarlo gratuitamente nelle ricevitorie abilitate.
Un’idea geniale che sta funzionando, con una spesa minima per implementare il sistema di generazione dei codici e col montepremi hanno ridotto grandemente quel genere di reato ed evasione fiscale.
Genialità slovena.