yomersapiens:
Uno da indossare mentre l’altro è a lavare e viceversa.
L’altra sera in pizzeria si è manifestata nuovamente quella odiosa reazione chimica che rende gli italiani all’estero simili al mercurio. Ovvero che se sparsi, troveranno il modo di riunirsi e uniformarsi. C’era questo ragazzo che non avevo mai visto prima, pugliese, carico di accento e frasi dialettali da farmi morire dal ridere da inizio serata fino alla fine. Lo guardavo in faccia e ridevo. Gli bastava dire una qualunque roba che ridevo. Ho pensato, potremmo anche diventare amici, non mi dispiacerebbe un amico esotico. Ma credo di aver raggiunto il mio limite. Arrivati al momento dei saluti mi sono dileguato per paura del lapidario quanto consono scambio dei numeri di telefono così ci si può beccare e andiamo a bere una cosa. Non era colpa sua, lui era solo pugliese, faceva il suo lavoro. Sono io che non funziono più come una volta. Che mi viene l’ansia a pensare di fare nuovi amici, nuove conoscenze, affezionarmi, scoprire cose nuove.
Da qualche parte ho letto che solo l’anno scorso in America sono uscite 400 serie televisive. 400 cazzo di serie. È colpa loro. È colpa della globalizzazione dell’intrattenimento se non mi voglio più affezionare a nessuno. Perché stanno banchettando con i nostri sentimenti, ricordi, amori. 400 serie vuol dire che ci saranno 400 pianti per stagione e 400 disperazioni quando saranno concluse o non riconfermate. Altrettanti attori protagonisti e non con cui fare i conti. Se calcoliamo una media di 20 personaggi per serie, vuol dire dare spazio più o meno a 8000 volti. Senza contare poi che ci tengono per le palle, che si fanno i soldi con ciò che torna. Ricordi quella serie che ti aveva fatto appassionare venti anni fa? Bene, te le riproponiamo. Te la violentiamo davanti agli occhi resuscitando gli attori solo per farti capire che tutto torna. Niente muore se ci si può ricavare soldi. Lo facciamo con i film. Lo facciamo con le serie. Harrison Ford si muove grazie a scariche elettriche bene assestate ma questo non ci toglierà il piacere di obbligarlo a partecipare in seguiti della forza inguardabili. Non siamo più abituati alla parola fine, ad accettare che una storia possa essere conclusa ed è perché non siamo più capaci di stare soli. Siamo terrorizzati dall’idea che le cose finiscano, che gli attori muoiano, che i cantanti vadano incontro al naturale deterioramento dell’età. Perché siamo animali da branco, un branco che diventa enorme a forza del semplice esistere.
Quando ero partito per Vienna tre anni fa avevo preparato trenta scatoloni di vita raccolti in trent’anni e li avevo depositati in cantina. Senza tutti quei ricordi ero leggero come non mai. Oggi sono ricaduto nelle stesse dinamiche. Ho una collezione di vecchi videogiochi a cui neanche posso giocare solo perché provo piacere nell’idealizzare la mia infanzia. Abbiamo dimenticato cosa vuol dire essere soli tra tutte le chat che continuano a richiedere la nostra attenzione, tra i conoscenti dell’asilo che vogliono sapere cosa abbiamo fatto in decadi che pensavo e speravo fossi morto, tra il bisogno di affermare la propria esistenza con fotografie che testimoniano il fatto che ti stai per fare il bagno (perché ragazze? a me fa piacere sapere che siete pulite ma sinceramente cazzo me ne frega del colore dell’acqua in cui starete a mollo per un paio di ore?).
I tuoi ricordi appartengono oramai ad un universo collettivo. Non amare nulla perché non riuscirai più a liberartene. Sotto forma di zombie busserà alla tua porta, solo per ricordarti come era semplice una volta.
La minestra verrà infinite volte riscaldata. Tornerai a domandarti se Ross e Rachel finiranno assieme. Come posso farmi nuovi amici se ancora mi preoccupo per loro?
Ho due paia di pantaloni e quando tutti e due sono a lavare sto a casa perché non posso uscire in mutande.
Ho due paia di amici e quando sono impegnati sto a casa e lascio perdere. (Ultimamente sto a casa anche quando sono liberi, ma questo non diteglielo.)
Il senso è che per quanto ami la Puglia e ridere, ci sono troppe serie tv che mi hanno fatto perdere la voglia di voler bene a qualcuno. Ho raggiunto la capacità massima di gigabyte d’affetto. Avevo formattato tre anni fa ma non è servito a nulla. Sono umano, ciclico, ricasco negli stessi errori.
E l’ipocrisia consiste nello scrivere un elogio alla solitudine farcito di odio nei confronti del condividere pubblicandolo su una piattaforma dove moltitudini potranno leggerlo. Ma tant’è, l’ho appena detto. Sono umano, incoerente e non ho più tempo da investire.
Ho notato che la mia carta di identità scadrà nel 2025, questo vuol dire che se ci arrivo, con tutta certezza, dovrò subire l’uscita dei Goonies 2 e non so se voglio vivere in un futuro così. Dove le storie non si concludono, i libri non si chiudono e le persone non possono morire in pace perché è faticoso accettare la loro assenza.
Un programma sincero:
– Imparare a vedere gli umani come eventi unici, irripetibili.
– Accettare la loro scomparsa.
– Rinnegare l’esistenza di episodi VII.
– Comprare un terzo paio di pantaloni perché faccio un po’ schifo.
– Scrivere al pugliese che una pizza ogni tanto ci sta, basta che mi assicuri che prima o poi morirà.