Finora non erano mai stati individuati pianeti in orbita intorno a una nana ultra-fredda, che è un tipo di stella molto comune nella nostra galassia. Questo significa che – come ha spiegato uno dei ricercatori – “se fosse dimostrato che pianeti simili alla Terra sono comuni intorno a questo genere di stelle, allora i candidati potenzialmente abitabili potrebbero essere molti di più di quanto si sia mai creduto”.
[…]
Ulteriori osservazioni hanno confermato che gli oggetti in transito erano pianeti con dimensioni simili alla Terra e a Venere. I due più interni orbitano attorno alla stella in un periodo equivalente a 1,5 e 2,4 giorni. Il terzo pianeta potrebbe orbitare attorno alla stella in un intervallo di tempo compreso fra quattro a 73 giorni. Data la loro dimensione e la vicinanza alla loro stella, tutti e tre i pianeti potrebbero avere regioni con temperature all’interno di un intervallo adatto per sostenere la presenza di acqua liquida.
Gli scienziati hanno determinato che tutti e tre i pianeti sono probabilmente in rotazione sincrona. I due più vicini alla stella potrebbero avere temperature troppo calde di giorno e troppo fredde di notte, che non sono ideali per ospitare eventuali forme di vita. In entrambi i casi però ci potrebbe essere una regione con temperature relativamente miti, compatibili con le condizioni adatte per la vita. Il terzo pianeta, lontano dalla sua stella,potrebbe invece essere del tutto incluso nella zona abitabile.
Dato che il sistema è a soli 40 anni luce dalla Terra, secondo il coautore Julien de Wit gli scienziati saranno presto in grado di studiare la composizione atmosferica dei tre pianeti, di poter valutare la loro abitabilità e l’esistenza eventuale di vita in questo sistema planetario.
Ciao Kon, una domanda veloce: sono andato a fare analisi del sangue, e dopo il prelievo, mi son ritrovato il braccio come se fossi uscito da una rissa al porto di Livorno. Non sento assolutamente niente, non mi fa male, ma e’ gia una settimana che sembro una banana maolata, e non accenna a diminuire. Mi devo preoccupare?
@3nding starà già saltando in giro urlando ‘LO SAPEVO! LO SAPEVO!’ perché, visto che gli è successa la stessa identica cosa, stava già preparando il servizio sulla lobby dei Salassatori Assatanati dell’Apocalisse.
Quando si parla di venipuntura per prelievo ematico, tre sono i fattori importanti:
La bravura del prelevatore (ovviamente)
La predisposizione organica, anatomica e psicologica del paziente.
Il corretto comportamento del paziente dopo il prelievo.
1. Ovviamente la bravura dell’infermiere che si accinge a fare il prelievo è fondamentale, nella preparazione e nell’esecuzione: paziente messo a proprio agio su poltrona apposita con bracciolo imbottito a giusta altezza, disinfezione del punto di introduzione dell’ago con soluzione alcolica (l’unico caso ammesso di utilizzo!), laccio emostatico al posto giusto (10 cm a monte del punto di prelievo) e con giusta compressione (deve bloccare delicatamente il flusso venoso non quello arterioso), attesa che la vena si gonfi, diventi sufficientemente turgida e individuazione tramite pressione della vena cubitale o cefalica (ma non più di 60 secondi altrimenti alcuni valori potrebbero risultare alterati per l’emostasi), VENIPUNTURA con butterlfy a 20° e poi introduzione nel lume per sufficiente lunghezza: tutto questo pippotto per evitare che quando le provette sottovuoto vengono raccordate, non ci sia trauma da aspirazione nel punto dove l’ago ha forato la tonaca venosa. Terminate le provette (con pausa di qualche secondo tra una e l’altra), l’infermiere
slegherà il laccio,
premerà un batuffolo sull’ago inserito e sfilerà l’ago, TUTTO IN QUEST’ORDINE. Se toglie l’ago prima di aver slacciato o compresso, ci sarà uno stravaso con ecchimosi.
2. Naturalmente esiste una componente organica e psicologica, strettamente correlate fra loro: i vasi sono molto innervati e qualsiasi lesione della zona sovrastante scatena un meccanismo di risposta che consiste in uno spasmo della muscolatura liscia della tonaca venosa che fa ‘ritrarre’ la vena, con conseguente difficoltà nel suo reperimento e nella sua puntura in sicurezza.
3. Se il paziente non è avvisato, tenderà a non tenere compresso il punto di iniezione per un numero sufficiente di minuti a far sì che le piastrine facciano il loro lavoro di emostasi o peggio, penserà che piegare il gomito sia un ottimo sistema per bloccare il sanguinamento.NO. Ingorgherà la vena e aumenterà la pressione del sangue proprio in corrispondenza della recente sede di puntura, causando uno stravaso e l’inevitabile ecchimosi.
quindi io ho sempre avuto salassatori bravi, che culo.
ma da qualche parte esiste ancora l’opzione “i rambo vadano ai tavolo + sgabello tutti gli altri si poggino alle poltrone prima di cascare anche solo all’idea”?
quando giovin giovincella nelle terre natie il centro prelievi era organizzato così e se sceglievi lo sgabello era un po’ come stare al pit stop della Formula 1. un po’ mi è dispiaciuto a una certa scoprire che non erano tutti organizzati così… perché i pit stop eliminavano la coda che era un piacere, lasciando tutti gli altri a fare i conti con la propria pressione sulle poltrone per qualche minuto dopo il salasso.
Proprio oggi alle 8 ho effettuato il prelievo qui a lavoro per il consueto controllo biannuale, l’infermiere ha la manina santa.
Sinceramente non ho fatto caso alla sequenza del punto 1, ma presumo fosse corretta. L’infermiera mi e’ sembrata abbastanza brava, non ho sentito quasi niente. Probabilmente ho sbagliato io al punto 3, e non ho tenuto premuto abbastanza a lungo. Dopo un po’ ho mollato perche’ avevo lo scotch di carta che teneva fermo il cotone, e pensavo che bastasse la pressione di quello…
Vabbe’, niente di grave, ci staro’ piu’ attento la prossima volta. (e mi c’hai bell’e rivisto, si)