
Il conte Negroni, 1919
Il 25 maggio 1868 nasceva a Fiesole il conte Camillo Negroni. Di famiglia nobile e benestante, divenne un vip della sua epoca: vivace, creativo, ribelle, gran schermidore, poliglotta, viaggiatore. Era insomma un personaggio che si faceva notare
Fu cowboy fra Wyoming e Canada, giocatore alle corse nell’East Coast, insegnante di scherma a New York, cavallerizzo a Bolgheri (fra i cipressi alti e schietti nella tenuta Della Gherardesca), progettista di giardini a Firenze, cacciatore in Maremma… e sempre conte.Il cocktail Negroni fu ideato a Firenze fra il 1919 ed il 1920 dal conte Camillo Negroni che frequentando abitualmente l’aristocratico Caffè Casoni in Via de’ Tornabuoni a Firenze (ora chiamato Caffè Giacosa e di proprietà di Roberto Cavalli) e, stanco del solito aperitivo, chiese al barman qualcosa con una spruzzatina di Gin in onore agli ultimi viaggi londinesi.
Allora, il bartender del locale era un giovane Fosco Scarselli che, un giorno imprecisato fra il 1919 e il 1920, eseguì una variante del Milano-Torino (vermouth rosso Carpano e bitter Campari, successivamente rinominato Americano in onore del pugile Primo Carnera).
«Per il conte Negroni il Milano-Torino era una spuma alcolica, non lo convinceva. Così sotto suo suggerimento, Scarselli fece un’aggiunta di gin al posto del seltz, a cui il conte fece apporre mezza fetta di arancia per distinguere il suo aperitivo da quello degli altri avventori del locale». L.PicchiQuello che per il conte era «il solito», divenne per gli altri un “Americano alla moda del conte Negroni” ovvero un Americano con un’aggiunta di gin e prese il nome del conte che tanto lo amava. Oggi il Negroni è considerato uno dei più famosi aperitivi italiani.
Cavalcando l’onda del successo, un imprenditore, Cavaliere Guglielmo Negroni, nato a Villanova sull’Arda vicino a Busseto nel 1889, nel 1919 fondò a Treviso l’“Industria Liquori Negroni”, oggi denominata “Distillerie Negroni” e realizzò tra i vari prodotti l’omonimo “Antico Negroni 1919”.
«C’erano dei giorni che riusciva a inghiottire anche quaranta drink, eppure non lo vidi mai ubriaco».F.Scarselli









