Dawn/Morning/Evening/Night – Kiki’s Delivery Service – dir. Hayao Miyazaki (1989)
Giorno: 12 Maggio 2016




Rita Levi Montalcini 1909-2012
Italian neurologist, Rita Montalcini studied at the University of Turin and graduated in 1936. She was discouraged from education by her father, who believed women should only be wives and mothers. Rita refused to marry, much to the benefit of neurology.
In 1938, people of Jewish heritage were banned from teaching or studying in Universities by Mussolini. Rita, who was Jewish, decided to continue studying by setting up a lab in her bedroom, using sharpened sewing needles as surgical instruments. She used a silver staining technique to chart nerve growth. Later she served as a doctor in a refugee camp at WWII’s end.
In 1947, Rita traveled to the United States on invitation based on academic publishings she made. She became a professor in the country and received dual citizenship with the US and Italy. In the US, Rita would do work to earn a Nobel Prize. Rita worked on a nerve growth factor of a chicken cell and a mouse cell. With her partner Stanley Cohen, Rita isolated the nerve growth factor. This discovery led to possible treatments of Alzheimer’s, infertility and cancer. This earned Rita the 1987 Nobel for medicine.
After achieving a Nobel, Rita moved to Rome where she established the Institute of Cell Biology. She conducted research everyday until her death in 2012.

La vita è quella cosa che ti succede mentre sei impegnato a non menare tutti fortissimo.

Tema: mio padre e l’omofobia.
Svolgimento:
Molti anni fa portai per la prima volta a casa dei miei la mia fidanzata (che poi avrei sposato, ma questa è un’altra storia). Durante la cena mio padre le chiese cosa facesse nella vita.
– Sono laureata in lingue: francese e inglese.
– Inglese??? Oh, che combinazione, allora posso chiederti una cortesia! Avrei questo libro che parla di decorazioni murarie: è tutto scritto in inglese. A me interessa sapere cosa dice in questa pagina…
– Ah, ma te la traduco volentieri. Fammi una fotocopia, la porto via e la settimana prossima ti do la traduzione.
Mio padre fu molto soddisfatto della risposta e attese fiducioso. Passò la settimana a chiedermi “allora viene la tua fidanzata, sabato? Sicuro?”.
Il sabato successivo, poche ore prima dell’arrivo di lei, venne a trovarmi un vecchio amico. Non stava bene. Era depresso, triste.
– Cosa c’è che non va?
Si vedeva che voleva sfogarsi, ma sembrava non trovare il coraggio.
– Dài, dimmi! Che sarà mai? Poi ti sentirai meglio!
Alla fine cedette e confessò.
– Thomas, io sono gay.
Sì, certo, quella del gay dal punto di vista sociale è sempre stata una condizione per certi versi difficoltosa, ma tentai ugualmente di minimizzare.
– Embé?
– Come “embé” – mi rispose – Come faccio con la mia famiglia? Prova tu ad andare da tuo padre e dirgli che sei gay…
La sua risposta effettivamente mi spiazzò. Passai il resto del colloquio a cercare di incoraggiarlo, invero senza troppo successo.
La sera mi ripresentai a casa dei miei con la mia fidanzata. Ovviamente mio padre chiese subito notizie riguardo la traduzione della sua pagina in inglese di decorazioni murarie.
– Mi spiace… Non ho fatto in tempo… Te la faccio per la prossima settimana – fu la risposta mortificata della futura nuora.
– No, ma tranquilla, nessun problema – rispose lui, però si vedeva che c’era rimasto un po’ male…
Niente, la cena proseguì.
A un certo punto ricordai la conversazione che avevo avuto durante la giornata col mio amico e quella sua domanda con cui aveva spento ogni mia argomentazione. Così, mantenendo il dovuto anonimato, raccontai la vicenda a tavola e posi la questione:
– Capito, papà? Lui mi ha detto “prova tu ad andare da tuo padre e dirgli che sei gay”! Allora adesso dimmi – aggiunsi, indicando la mia fidanzata – Se stasera anziché con lei fossi venuto con un ragazzo e ti avessi detto “sono gay”, tu che avresti fatto? Come avresti reagito?
Lui sorrise e rispose lapidario:
– A me che mi frega! Per me ti puoi mettere con chi vuoi, basta che sappia l’inglese!




