È un rito che si ripete quasi ogni giorno: «Suona il ‘gong’ e cadono teste, una via l’altra. Finché è toccato anche alla mia». Giovedì 26 maggio timbra alle 13.30 e alle 13.38 il suo tempo è scaduto. È il 53esimo giorno ad Arese: lo chiamano in ufficio, la lettera di licenziamento è sul tavolo. «Mi sono rifiutato di firmarla», dice. La motivazione è per tutti la stessa: «Mancato superamento del periodo di prova». «In che cosa non sono andato bene?», chiede. Nessuno gli risponde.