E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà?
Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri:
l’oggi dove è andato l’ieri se ne andrà.
Se guardi nelle tasche della sera
ritrovi le ore che conosci già,
ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai
e il tempo andato non ritroverai…

Giornate senza senso, come un mare senza vento,
come perle di collane di tristezza…
Le porte dell’estate dall’inverno son bagnate:
fugge un cane come la tua giovinezza.
Negli angoli di casa cerchi il mondo,
nei libri e nei poeti cerchi te,
ma il tuo poeta muore e l’alba non vedrà
e dove corra il tempo chi lo sa?

Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili
corron dietro a delle Silvie beffeggianti,
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana:
perchè adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade,
l’inutile bagaglio hai dentro in te,
ma temi il sole e l’acqua prima o poi cadrà
e il tempo andato non ritornerà…

Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti,
ironizzano i tuoi dubbi sulla vita,
le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori,
ti rinfacciano una crisi non chiarita:
la sfera di cristallo si è offuscata
e l’aquilone tuo non vola più,
nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi
e il tempo passa e fermalo se puoi…

Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato,
il sorriso degli specchi è già finito,
nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri
è rimasto solo a pianger divertito.
Nel seme al vento afferri la fortuna,
al rosso saggio chiedi i tuoi perchè,
vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu,
ma il tempo passa e non ritorna più…

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada,
il domani come tutto se ne andrà:
ti guardi nelle mani e stringi il vuoto,
se guardi nelle tasche troverai
gli spiccioli che ieri non avevi, ma
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà…

In breve:

mescal:

mio padre mi chiede soldi.

Non posso permettermi di darglieli, e non son sicura nemmeno di volerglieli dare visto che il nostro rapporto negli ultimi anni è riassumibile raccontando di quella volta che ha provato a contattarmi (sempre per chiedermi soldi) ma non ci riusciva, per cui mi ha contattato su Facebook, dove gli ho spiegato che il mio cellulare si era appena rotto dopo che mi avevano investito sulle strisce pedonali. Ecco, non mi ha chiesto nemmeno come stessi. Questo è solo uno dei casi più eclatanti, ma ne avrei a dozzine.

Insomma, dalla semplice richiesta si è finiti ai ricatti morali, e al “grazie di tutto quello che hai fatto per me”, ad avermi rinfacciato di essermene “scappata”… solo perché sono andata a convivere con il mio compagno. Alla veneranda età di 32 anni. 

Io lo so che è in difficoltà. Lo so che è solo un uomo fondamentalmente buono che si è incattivito.
Ma ormai ho anche deciso di non volerci avere più niente a che fare.

Però ora vi sarei grata se mi sapreste dire… come faccio a convivere con questa decisione senza mangiarmi lo stomaco come sto già facendo, senza piangere nel sonno, senza sentire questo peso nel petto che sembra non andare via.

Dicono che che il passaggio da ragazzo a uomo succeda quando uno fissa dei punti fermi nella sua vita ed ha la forza di mantenerli. Immagino valga anche per le donne.
Personalmente sono in una situazione analoga, anche se diversa, e sto facendo non poca fatica a restare fermo sui punti che mi sono fissato. Certe decisioni non sono facili da prendere, e anche meno da rispettare.
Ma a volte vanno prese ugualmente.

Soluzioni o consigli da darti per stare meglio non ne ho; non riesco a gestire i miei di casini, figuriamoci quelli degli altri.
Pero’ appoggio la tua decisione. Ho sempre pensato che si raccoglie cio’ che si semina, e che l’amore di un figlio, un genitore, non puo’ pretenderlo, ma se lo deve guadagnare. Facendo il genitore. Discorsi tipo “ma e’ pur sempre tuo padre” stanno a zero. Padre e’ chi il padre fa.