Così i rifugiati di Mineo diventano schiavi nei campi di arance

boh-forse-mah:

Lavorano in condizioni disumane attorno al “villaggio della solidarietà” voluto dal governo Berlusconi. Il Cara di Mineo è diventato una fabbrica di braccianti a basso costo. Richiedenti asilo che l’Italia dovrebbe proteggere e che invece finiscono nella filiera dello sfruttamento. Lo rivela la seconda edizione del dossier “Filiera sporca”

Spesi tutto quello che avevo per il viaggio e per i miei documenti

A palermo nel ‘94 eravamo più di cento giù al porto…

Raccoglievo le arance e i limoni in un grande campo in collina

Lavoravo fino a notte inoltrata per due soldi e una stanza nascosta

Così i rifugiati di Mineo diventano schiavi nei campi di arance

L’Internet per il Sistema Solare debutta sulla ISS

La NASA ha compiuto un importante passo verso la creazione di una rete Internet per il Sistema Solare installando sulla ISS il servizio Delay/Disruption Tolerant Networking (DTN),
che servirà per automatizzare e migliorare lo scambio dati tra le
stazioni a Terra e gli astronauti sulla ISS e si tradurrà in un utilizzo
più efficiente della larghezza di banda.

DTN funziona fornendo una rete “store and forward” affidabile, capace
di memorizzare pacchetti di dati nei nodi lungo il percorso di
comunicazione, e di inoltrarli o ritrasmetterli al nodo successivo solo una volta che questo è disponibile
.
Una catena che permetterà di raggiungere luoghi isolati, che essi siano
una stazione di Terra, un veicolo spaziale robotico nello Spazio
profondo o, un giorno, una base degli esseri umani che vivono su altri
pianeti.

Un sistema di comunicazione differente dai protocolli Internet
tradizionali che impieghiamo sulla Terra, che richiedono che tutti i
nodi del percorso di trasmissione siano disponibili nello stesso periodo
di tempo affinché la trasmissione dati avvenga con successo.

DTN è stato installato sul Telescience Resource Kit (TReK), una suite
di software per la trasmissione e la ricezione dei dati tra i centri
operativi terrestri e i playload a bordo della ISS. La Stazione Spaziale
è diventata in questo modo un nodo di un’ampia infrastruttura Internet
che la NASA intende estendere a tutto il Sistema Solare.

Nell’immediato permetterà sulla ISS di migliorare le applicazioni di
supporto alla missione e di rendere più efficiente il trasferimento file
da e verso la Terra.

Oltre a questo importante traguardo, la NASA sottolinea che potremo beneficiare del DTN anche in casi particolari qui sulla Terra,
come per esempio nel caso di catastrofi o in quelle situazioni
d’emergenza in cui le comunicazioni sono temporaneamente inaffidabili.

Per raggiungere questo obiettivo l’Agenzia ha lavorato a stretto contatto con Vinton Cerf,
secondo cui “la nostra esperienza con DTN sulla ISS porterà a benefici
anche alle applicazioni terrestri, e in particolare alle comunicazioni mobili nelle aree in cui le connessioni sono irregolari e discontinue”.
Accenna poi ai casi in cui un dispositivo si scarica e deve posticipare
le comunicazioni a quando la batteria sarà nuovamente carica: una
prospettiva importante nell’ottica dell’Internet delle Cose.

Per garantire un’adozione su larga scala del servizio DTN la NASA ha
lavorato inoltre con l’Internet Research Task Force (IRTF), la
Consultative Committee for Space Data Systems (CCSDS) e l’Internet
Engineering Task Force (IETF) per la standardizzazione internazionale.
Per finire, molte implementazioni di DTN sono pubblicamente disponibili come codice open-source,
e saranno accessibili al crescente numero di persone che collaborano
con la ricerca spaziale fra cui ricercatori universitari, di CubeSat, e
aziende coinvolte nei progetti della ISS.

L’Internet per il Sistema Solare debutta sulla ISS

Russia: una base e 12 cosmonauti per conquistare la Luna

Il piano della Russia per l’esplorazione lunare inizia a prendere forma, e dopo l’annuncio dell’agenzia spaziale russa (Roscosmos) dell’intenzione di lanciare una missione umana sulla Luna nel 2029, adesso si apprende che l’intenzione è di costruire una base permanente capace di ospitare fino a 12 cosmonauti sulla superficie lunare

Si tratterà di un avamposto destinato sia alla ricerca sia all’estrazione mineraria. Come ricorda Izvestia
(Google Translate) una base lunare è un obiettivo strategico del
programma spaziale russo, nonostante la difficile situazione economica.
Nel prossimo decennio lo Stato dovrà sostenere i programmi per
dispositivi di comunicazione e telerilevamento satellitare, per questo
Vladimir Putin ha dovuto fare tagli al Programma Spaziale Federale
(FCP).

La base lunare tuttavia è sopravvissuta, e lo TsNIIMash (Istituto
Centrale di Ricerca Russo per lo sviluppo di missili balistici a lungo
raggio) sta portando avanti gli studi prendendo in prestito anche alcune
idee originariamente sviluppate in USSR fra la fine degli anni ‘60 e
l’inizio degli anni 70.

Secondo le fonti “nella fase iniziale la base lunare sarà presidiata da non più di 2-4 persone,
ma il loro numero salirà successivamente a 10-12 persone”. Lo spazio
abitabile per ciascun astronauta sarà di circa 20 metri cubi e sarà
predisposto anche un rifugio antiatomico sotterraneo
che servirà a proteggere l’equipaggio dalle radiazioni. Ci sarà inoltre
una centrale elettrica per l’approvvigionamento di energia; la durata delle missioni sarà di almeno 30 giorni.

A quello che si apprende, al momento non è ancora stata decisa l’area
in cui erigere la base lunare. Olga Zharov di TsNIIMash ha spiegato
alla stampa che la maggior parte delle proposte verte sulla costruzione
di una base in prossimità del Polo Sud della Luna, e che il primo requisito è che ci sia un punto di approdo sicuro per le navicelle spaziali con equipaggi e rifornimenti.

Secondo l’agenzia di stampa russa TASS sarebbe già iniziato il lavoro
di costruzione del lander Luna 25 e Roscosmos starebbe sviluppando
anche il razzo vettore Angara-A5V che servirà per spedire sulla Luna i
materiali necessari alla costruzione della base lunare. La Russia
dovrebbe usare più lanci separati, ciascuno dei quali poterà sulla Luna
un nuovo modulo per l’avamposto, che poi dovrà essere assemblato. Un po’
come si è proceduto con la costruzione della ISS per intenderci.

Il primo volo con equipaggio dovrebbe decollare nel 2029 e ricordiamo che l’Agenzia Spaziale Europea ha offerto la sua collaborazione
alla Russia in qualità di “socio minoritario”, mettendo a disposizione
le sue competenze tecniche. La Cina invece è stata interpellata come
principale partner russo per la creazione della stazione scientifica
lunare.

Gli unici a restare alla finestra per ora sembrano essere gli Stati
Uniti, intenti a capire se valga la pena investire in missioni lunari o
sia meglio concentrarsi solo su Marte. La chiara presa di posizione
russa potrebbe accelerare una decisione?

Russia: una base e 12 cosmonauti per conquistare la Luna