Tra l’agosto e il settembre del 1944 la capitale polacca cercò di scacciare i nazisti.
L’esercito tedesco era in rotta ovunque; mentre gli Alleati erano
sbarcati in giugno in Normandia e procedevano la loro marcia in Francia,
i sovietici erano arrivati alle porte della città e moltissimi
cittadini erano sicuri che l’esercito tedesco fosse prossimo al ritiro.
Radio Mosca annunciò così alla popolazione di Varsavia: “l’ora dell’azione è arrivata”
Il primo agosto del 1944, 42.000 polacchi insorsero conquistando 2/3
della città. I tedeschi però erano di diversa idea. Himmler diede un
ordine chiarissimo al generale Geibel: “distruggetene decine di
migliaia”. L’ordine fu eseguito con straordinaria brutalità. In un
ospedale i tedeschi, dopo aver ucciso il primario, fucilarono tutti i
pazienti. Gli episodi di violenza si moltiplicarono nei giorni
successivi quando l’esercito tedesco cercò di riconquistare la città.
Già il 5 agosto risultavano uccisi 15.000 civili polacchi; alle 17:30
dello stesso giorno il generale Von Dem Bach Zelewski diede l’ordine di
interrompere l’esecuzione di donne e bambini, tuttavia la sua richiesta
rimase parzialmente inascoltata.
Le brigate Dilrewanger
(composta da ex criminali tedeschi a cui era stata data la libertà in
cambio dell’arruolamento) e Kaminski (cosacchi) procedettero tra i
sobborghi di Wola e Ochota, compiendo stupri e torture ai danni di molti
innocenti, uccidendo in tutto oltre 30.000 persone. Il 6 agosto gli
ultimi 70.000 ebrei rimasti in città furono deportati ad Auschwitz e la
metà di loro subito messa nelle camere a gas.
Mentre Hitler nel
frattempo si vendicava per il fallito attentato ai suoi danni, gli
aiuti sovietici non arrivavano affatto. Churchill scrisse a Stalin
chiedendogli di sostenere la ribellione. Brutale e gelida fu la risposta
del dittatore georgiano: “ritengo che le informazioni che le sono state
comunicate dai polacco siano di gran lunga esagerate e non ispirino
fiducia”. L’Unione Sovietica sarebbe rimasta in disparte. Solamente
Churchill si adoperò per portare rifornimenti ai polacchi con risultati
scarsi; di fronte al rifiuto sovietico per gli aerei statunitensi di
poter raggiungere il fronte orientale la situazione si fece ancora più
grave.
La resistenza polacca, ormai divenuta fonte di
disaccordo tra gli Alleati, era però decisa a continuare. Ai primi di
settembre gli insorti si trovarono a doversi nascondere nelle fogne.
Finalmente il 9 settembre Stalin si decise ad aiutare gli insorti,
permettendo il passaggio degli aerei Alleati, tuttavia era troppo tardi.
L’area in mano ai ribelli era tanto piccola che dei 1284 contenitori
lanciati agli insorti il 18 settembre, quasi 1000 caddero in mani
tedesche.
Il 27 settembre gli ultimi insorti polacchi si
arresero; il 2 ottobre 1944 fu siglata una pace tra le due fazioni e
venne ordinata la deportazione della popolazione. Le stime parlano oggi
di 15.000 combattenti polacchi morti a fronte di 10.000 soldati
tedeschi. In tutto però nelle feroci repressioni compiute dall’esercito
nazista si calcola che il numero di vittime si aggiri intorno ai 200.000
polacchi, più delle vittime di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.
Così aveva commentato in effetti Himmler qualche tempo prima:
“Ogni abitante deve essere ucciso, senza fare prigionieri. Che la città
sia rasa al suolo e resti come terribile esempio per l’intera Europa”
tra l’agosto e il settembre del 1944 la capitale polacca cercò di scacciare i nazisti.
L’esercito tedesco era in rotta ovunque; mentre gli Alleati erano
sbarcati in giugno in Normandia e procedevano la loro marcia in Francia,
i sovietici erano arrivati alle porte della città e moltissimi
cittadini erano sicuri che l’esercito tedesco fosse prossimo al ritiro.
Radio Mosca annunciò così alla popolazione di Varsavia: “l’ora dell’azione è arrivata”
Il primo agosto del 1944, 42.000 polacchi insorsero conquistando 2/3
della città. I tedeschi però erano di diversa idea. Himmler diede un
ordine chiarissimo al generale Geibel: “distruggetene decine di
migliaia”. L’ordine fu eseguito con straordinaria brutalità. In un
ospedale i tedeschi, dopo aver ucciso il primario, fucilarono tutti i
pazienti. Gli episodi di violenza si moltiplicarono nei giorni
successivi quando l’esercito tedesco cercò di riconquistare la città.
Già il 5 agosto risultavano uccisi 15.000 civili polacchi; alle 17:30
dello stesso giorno il generale Von Dem Bach Zelewski diede l’ordine di
interrompere l’esecuzione di donne e bambini, tuttavia la sua richiesta
rimase parzialmente inascoltata.
Le brigate Dilrewanger
(composta da ex criminali tedeschi a cui era stata data la libertà in
cambio dell’arruolamento) e Kaminski (cosacchi) procedettero tra i
sobborghi di Wola e Ochota, compiendo stupri e torture ai danni di molti
innocenti, uccidendo in tutto oltre 30.000 persone. Il 6 agosto gli
ultimi 70.000 ebrei rimasti in città furono deportati ad Auschwitz e la
metà di loro subito messa nelle camere a gas.
Mentre Hitler nel
frattempo si vendicava per il fallito attentato ai suoi danni, gli
aiuti sovietici non arrivavano affatto. Churchill scrisse a Stalin
chiedendogli di sostenere la ribellione. Brutale e gelida fu la risposta
del dittatore georgiano: “ritengo che le informazioni che le sono state
comunicate dai polacco siano di gran lunga esagerate e non ispirino
fiducia”. L’Unione Sovietica sarebbe rimasta in disparte. Solamente
Churchill si adoperò per portare rifornimenti ai polacchi con risultati
scarsi; di fronte al rifiuto sovietico per gli aerei statunitensi di
poter raggiungere il fronte orientale la situazione si fece ancora più
grave.
La resistenza polacca, ormai divenuta fonte di
disaccordo tra gli Alleati, era però decisa a continuare. Ai primi di
settembre gli insorti si trovarono a doversi nascondere nelle fogne.
Finalmente il 9 settembre Stalin si decise ad aiutare gli insorti,
permettendo il passaggio degli aerei Alleati, tuttavia era troppo tardi.
L’area in mano ai ribelli era tanto piccola che dei 1284 contenitori
lanciati agli insorti il 18 settembre, quasi 1000 caddero in mani
tedesche.
Il 27 settembre gli ultimi insorti polacchi si
arresero; il 2 ottobre 1944 fu siglata una pace tra le due fazioni e
venne ordinata la deportazione della popolazione. Le stime parlano oggi
di 15.000 combattenti polacchi morti a fronte di 10.000 soldati
tedeschi. In tutto però nelle feroci repressioni compiute dall’esercito
nazista si calcola che il numero di vittime si aggiri intorno ai 200.000
polacchi, più delle vittime di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.
Così aveva commentato in effetti Himmler qualche tempo prima:
“Ogni abitante deve essere ucciso, senza fare prigionieri. Che la città
sia rasa al suolo e resti come terribile esempio per l’intera Europa”
Stefano B.
Bibliografia: Martin Gilbert, La grande storia della seconda guerra mondiale, Oscar Mondadori