
progetti per l’estate
Come idea non sarebbe male, ma visto come guidano da queste parti (in Veneto), mi sembra un obiettivo molto ottimistico.

progetti per l’estate
Come idea non sarebbe male, ma visto come guidano da queste parti (in Veneto), mi sembra un obiettivo molto ottimistico.
Chiedo scusa per la risposta tardiva, sono in ferie in un posto senza connessione, e ho visto solo adesso l’ask. Comunque, visto che non e’ specificata la dimensione della scatola (che quindi potrebbe essere anche un container), direi:
- due coltelli grossi a manico fisso in acciaio inox 440c
- due coltelli grossi a manico fisso in acciaio al carbonio 1095, con lama lunga
- due coltelli pieghevoli liner lock
- un coltellino svizzero
- un multitool con pinze a becco e altri attezzi pieghevoli
- una accetta e un pennato
- una sega a mano e una sega a filo
- una sega ad arco e 10 lame di ricambio
- un accendino antivento
- due acciarini
- un accendino solare parabolico
- un telo impermeabile trasparente
- due coperte isotermiche e due coperte di lana
- un grosso sacco a pelo
- un poncho impermeabile
- una borraccia
- 10 casse di bottiglie d’acqua (in PET trasparente)
- tre secchi di metallo e tre di plastica con tappo
- due taniche d’emergenza pieghevoli in plastica
- tre pentole
- tre padelle
- un orologio da polso, di quelli che si ricaricano col movimento
- una bussola
- 10 rotolini di filo interdentale
- 50 matasse di fil di ferro grosso
- un martello, un mazzuolo, e un grosso sacchetto di chiodi di misura varia
- due paia di pinze e due paia di tenaglie
- un grosso rotolo di rete metallica da pollaio
- un grosso rotolo di rete metallica fitta
- un grosso rotolo di filo spinato
- un rotolo di carta catramata
- 20 rotoli di nastro adesivo telato
- 20 rotoli di nastro isolante
- 20 rotoli di teflon
- 10 paia di guanti da lavoro in pelle molto robusti
- 3 scatole di plastica nera non trasparente a tenuta stagna
- 10 matasse di lenza e una decina di scatole di ami
- una piccola rete da pesca da bilancia, un retino e un bettibello
- un 45-70 a leva, con ottica e parecchie scatole di munizioni
- un sovrapposto calibro 20 e parecchie scatole di cartucce
- 100m di corda da scalata in nylon
- 10 carrucole
- 10 cinghie a cricchetto
- 100m di paracord 550
- 100 metri di grossa corda di canapa
- 100 metri di cavo d’acciaio
- 10 matasse di filo di nylon
- uno specchio grosso e due specchietti piccoli
- 50 flaconi di shampoo
- 50 tubetti di dentifricio
- parecchi fusti di soda caustica
- un bilancino meccanico di precisione, e relativi pesi
- qualche confezione di sapone di marsiglia
- parecchie scatole di aspirina, tachipirina, oki, augmentin, e pomata al cortisone
- pastiglie per rendere potabile l’acqua
- diversi rotoli di garza e un paio reti elastiche per reggerla
- qualche flacone di disinfettante
- qualche flacone di alcool etilico a 95 gradi
- diversi flaconi di acqua ossigenata
- una boccetta di collirio
- due paia di pinzette, due paia di forbicine e due paia di forbici grosse
- un estrattore di veleno e delle fialette di siero antiveleno
- qualche scatola di cerotti da sutura tipo steri-strip, e diversi rotolini di nastro cerotto
- ago e filo da sutura
- qualche pacco di cotone idrofilo e qualche scatola di tampax
- una scatola di guanti in lattice e alcune scatole di preservativi in lattice
- 3 paia di apparecchi acustici gia programmati col mio profilo audiometrico
- una cassa con 800 pacchettini di pile a bottone zinco-aria, in confezioni sottovuoto
- una scatola con 500 filtrini da microfono per apparecchi acustici in confezioni sigillate
- una scatola con 100 curvette in plastica e 500 tubicini in gomma, per apparecchi acustici
- una scatola di bustine di silicagel
- 100 taccuini tipo moleskine e 200 lapis
- tante bustine di semi di ortaggi vari
- un sacchettino di semi di canapa
- un sacchetto di semi di girasole
- un sacchetto di semi di colza
- 5 teste di zappa, 5 teste di vanga, 2 falci e 5 falciotti
- un manuale di pronto soccorso
- un libro per poter riconoscere le piante
- un libro sulle tecniche di sopravvivenza
- un manuale di fochino
- un bignami di matematica
- un libro sulle tecniche di costruzione di varie macchine a bassa tecnologia (gru, sistemi di irrigazione, riduttori, costruzioni, telai, ecc.)
- una copia de “l’isola misteriosa” di Verne
- un metro d’acciaio arrotolabile da 5m
- due squadre da disegno da 45 gradi e da 30-60 gradi
- un goniometro e un compasso
- una riga millimetrata d’acciaio con livella a bolla
- 20 paia di jeans, 20 felpe pesanti, 50 magliette,
- 30 paia di calzini di lana, 30 paia di calzini di cotone, 30 paia di mutande
- due cappelli di lana, due cappellini con visiera, un passamontagna, due giacche a vento, due paia di guanti da neve
- 10 asciugamani
- 20 bandane
- 5 paia di scarponi da trekking in goretex
- 5 paia di scarponi in cuoio
- 2 paia di stivali a ginocchio
- una scatola di grasso da scarpe
- 10 paia di occhiali da sole con lenti polarizzate
- una scatola di aghi per rammendare, 5 ditali in ottone, e parecchie matassine di filo
- 5 scatole di spille da balia
- 20 buste di plastica da supermercato (robuste, non biodegrabili)
- 20 rotoli di sacchi neri da spazzatura molto robusti con lacci
- 10 grosse casse di candele
- 2 lampade ad acetilene e un fusto di carburo di calcio
- una cassa di barattoli bormioli con tappo ermetico
- una scatola di campanelle in ottone
- due torce con dinamo
- una coppia di walkie-talkie a manovella
- 4 fischietti
- una scatola di magneti permanenti al neodimio
- 10 grosse bobine di filo di rame
- 20 grosse bobine di filo di stagno
- 20 grosse matasse di cavo elettrico
- 10 grosse batterie da auto al piombo
- un piccolo generatore eolico e 5 piccole dinamo da bicicletta
- un motore a corrente continua e 5 motorini piccoli
- un sacchetto di spine, prese ciabatte, T, morsetti e mammuth
- 2 grossi bidoni d’alluminio da latte con chiusura ermetica
- 5 grossi fusti in acciaio inox con rubinetto
- diversi metri di tubicini in rame
- un termometro da alcool
- un piccolo pannello solare pieghevole con batteria integrata
- una scatola di led a 12v ad alta luminosita’
- due tester
- due paia di forbici da elettricista
- una piccola pompa centrifuga a corrente continua
- una piccola pompa a immersione a corrente continua
- tubi, raccordi e valvole sufficienti per costruire una pompa ad ariete
- idraulico, e 100m di tubo di gomma
- un set di cacciaviti a taglio e croce, compresi cacciavitini di precisione
- un set di chiavi inglesi, uno di chiavi a tubo, e uno di chiavi a brugola
- un set di lime e raspe
- un trapano a mano, un set di punte da ferro e due di punte da legno
- due pinze a pappagallo
- due pinze autobloccanti
- un paio di cesoie
- due morse da banco
- un gallo e due galline
- una coppia di conigli
- 20 casse di libri vari
- un mazzo di carte da gioco e un libro sugli scacchi
- Cianci
- @tsuki-nh
@gigiopix, hai scordato il dissalatore a energia solare, parecchi razzi di segnalazione, una tenda invernale (doppio isolamento) e degli antibiotici più seri dell’Augmentin.
Giusto. Qualcosa si dimentica sempre.
Per il dissalatore, posso costruirne uno evaporativo col telo di nylon trasparente e un secchio di plastica, in mancanza di meglio. Oppure potrei filtrare l’acqua per ebollizione, costruendo un distillatore con un bidone del latte in alluminio e un pezzo di tubicino in rame.
Per i razzi di segnalazione, se riesco a trovare del nitrato di potassio in qualche grotta umida, e dello zolfo (il carbone posso farlo), forse posso costruirli, magari grattando un po’ di polvere di alluminio dai bidoni del latte, o di magnesio dagli acciarini.
Per la tenda é un casino, spero bastino le coperte e il sacco a pelo finché non riesco a costruire una capanna di tronchi e mattoni di fango cotto al fuoco.
Per l’antibiotico serio invece non so cosa farci, effettivamente son cazzi.
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“Sei naufrago su un’isola da solo. E vedi che c’è una scatola ancora…”
E gli scacchi?
Gli scacchi li intagliero’ da solo, la sera davanti al fuoco della capanna che mi costruiro’ la.
Chiedo scusa per la risposta tardiva, sono in ferie in un posto senza connessione, e ho visto solo adesso l’ask. Comunque, visto che non e’ specificata la dimensione della scatola (che quindi potrebbe essere anche un container), direi:
… che tutto l’intertumblr si muovesse per @figlianumerouno e @grobelfestart affinché venisse loro trovato un appartamento a Milano in Zona Parco Sempione dove lei e moroso potranno coronare il sogno di studiare per diventare truccatrice cinematografica per film sbanca-botteghino una e un famoso disegnatore di fumetti l’altro…
Poi dalla mia baita emiliana su una sperduta collina emiliana mi sono detto che forse, e dico forse, mi accontenterei di informazioni su dove possano trovare un buco in periferia da condividere con 17 altri studenti che sia vicino una stazione della metropolitana decente per arrivare in Zona Parco Sempione, che è meglio.
Un reblog ricco di info farebbe felice il dottore e dico grazie-sai.
P.S.
Ma Milano è in Emilia-Romagna, vero?
Reblog di servizio, e in bocca al lupo a figlia numero uno e moroso !

@tsuki-nh : “quando vieni su mi porti i pantaloni lunghi che sono nel primo cassetto ? LI VEDI, SONO QUELLI NERI.“

This is madness.
Siamo alla fine del XX secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia la razza umana era sopravvissuta. Ma adesso non più.
(Mia nonna, che preparava il brodino di pollo anche il 15 di Agosto perché ‘qualcosa di caldo ci vuole’, si sta rivoltando nella tomba)
Mai, mai,
scorderai
l’attimo,
la terra che tremò
(I colleghi a lavoro che nella pausa fanno la fila al microonde per SCALDARE IL PRANZO il 3 agosto)

Tra l’agosto e il settembre del 1944 la capitale polacca cercò di scacciare i nazisti.
L’esercito tedesco era in rotta ovunque; mentre gli Alleati erano
sbarcati in giugno in Normandia e procedevano la loro marcia in Francia,
i sovietici erano arrivati alle porte della città e moltissimi
cittadini erano sicuri che l’esercito tedesco fosse prossimo al ritiro.
Radio Mosca annunciò così alla popolazione di Varsavia: “l’ora dell’azione è arrivata”Il primo agosto del 1944, 42.000 polacchi insorsero conquistando 2/3
della città. I tedeschi però erano di diversa idea. Himmler diede un
ordine chiarissimo al generale Geibel: “distruggetene decine di
migliaia”. L’ordine fu eseguito con straordinaria brutalità. In un
ospedale i tedeschi, dopo aver ucciso il primario, fucilarono tutti i
pazienti. Gli episodi di violenza si moltiplicarono nei giorni
successivi quando l’esercito tedesco cercò di riconquistare la città.Già il 5 agosto risultavano uccisi 15.000 civili polacchi; alle 17:30
dello stesso giorno il generale Von Dem Bach Zelewski diede l’ordine di
interrompere l’esecuzione di donne e bambini, tuttavia la sua richiesta
rimase parzialmente inascoltata.Le brigate Dilrewanger
(composta da ex criminali tedeschi a cui era stata data la libertà in
cambio dell’arruolamento) e Kaminski (cosacchi) procedettero tra i
sobborghi di Wola e Ochota, compiendo stupri e torture ai danni di molti
innocenti, uccidendo in tutto oltre 30.000 persone. Il 6 agosto gli
ultimi 70.000 ebrei rimasti in città furono deportati ad Auschwitz e la
metà di loro subito messa nelle camere a gas.Mentre Hitler nel
frattempo si vendicava per il fallito attentato ai suoi danni, gli
aiuti sovietici non arrivavano affatto. Churchill scrisse a Stalin
chiedendogli di sostenere la ribellione. Brutale e gelida fu la risposta
del dittatore georgiano: “ritengo che le informazioni che le sono state
comunicate dai polacco siano di gran lunga esagerate e non ispirino
fiducia”. L’Unione Sovietica sarebbe rimasta in disparte. Solamente
Churchill si adoperò per portare rifornimenti ai polacchi con risultati
scarsi; di fronte al rifiuto sovietico per gli aerei statunitensi di
poter raggiungere il fronte orientale la situazione si fece ancora più
grave.La resistenza polacca, ormai divenuta fonte di
disaccordo tra gli Alleati, era però decisa a continuare. Ai primi di
settembre gli insorti si trovarono a doversi nascondere nelle fogne.
Finalmente il 9 settembre Stalin si decise ad aiutare gli insorti,
permettendo il passaggio degli aerei Alleati, tuttavia era troppo tardi.
L’area in mano ai ribelli era tanto piccola che dei 1284 contenitori
lanciati agli insorti il 18 settembre, quasi 1000 caddero in mani
tedesche.Il 27 settembre gli ultimi insorti polacchi si
arresero; il 2 ottobre 1944 fu siglata una pace tra le due fazioni e
venne ordinata la deportazione della popolazione. Le stime parlano oggi
di 15.000 combattenti polacchi morti a fronte di 10.000 soldati
tedeschi. In tutto però nelle feroci repressioni compiute dall’esercito
nazista si calcola che il numero di vittime si aggiri intorno ai 200.000
polacchi, più delle vittime di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.Così aveva commentato in effetti Himmler qualche tempo prima:
“Ogni abitante deve essere ucciso, senza fare prigionieri. Che la città
sia rasa al suolo e resti come terribile esempio per l’intera Europa”tra l’agosto e il settembre del 1944 la capitale polacca cercò di scacciare i nazisti.
L’esercito tedesco era in rotta ovunque; mentre gli Alleati erano
sbarcati in giugno in Normandia e procedevano la loro marcia in Francia,
i sovietici erano arrivati alle porte della città e moltissimi
cittadini erano sicuri che l’esercito tedesco fosse prossimo al ritiro.
Radio Mosca annunciò così alla popolazione di Varsavia: “l’ora dell’azione è arrivata”Il primo agosto del 1944, 42.000 polacchi insorsero conquistando 2/3
della città. I tedeschi però erano di diversa idea. Himmler diede un
ordine chiarissimo al generale Geibel: “distruggetene decine di
migliaia”. L’ordine fu eseguito con straordinaria brutalità. In un
ospedale i tedeschi, dopo aver ucciso il primario, fucilarono tutti i
pazienti. Gli episodi di violenza si moltiplicarono nei giorni
successivi quando l’esercito tedesco cercò di riconquistare la città.Già il 5 agosto risultavano uccisi 15.000 civili polacchi; alle 17:30
dello stesso giorno il generale Von Dem Bach Zelewski diede l’ordine di
interrompere l’esecuzione di donne e bambini, tuttavia la sua richiesta
rimase parzialmente inascoltata.Le brigate Dilrewanger
(composta da ex criminali tedeschi a cui era stata data la libertà in
cambio dell’arruolamento) e Kaminski (cosacchi) procedettero tra i
sobborghi di Wola e Ochota, compiendo stupri e torture ai danni di molti
innocenti, uccidendo in tutto oltre 30.000 persone. Il 6 agosto gli
ultimi 70.000 ebrei rimasti in città furono deportati ad Auschwitz e la
metà di loro subito messa nelle camere a gas.Mentre Hitler nel
frattempo si vendicava per il fallito attentato ai suoi danni, gli
aiuti sovietici non arrivavano affatto. Churchill scrisse a Stalin
chiedendogli di sostenere la ribellione. Brutale e gelida fu la risposta
del dittatore georgiano: “ritengo che le informazioni che le sono state
comunicate dai polacco siano di gran lunga esagerate e non ispirino
fiducia”. L’Unione Sovietica sarebbe rimasta in disparte. Solamente
Churchill si adoperò per portare rifornimenti ai polacchi con risultati
scarsi; di fronte al rifiuto sovietico per gli aerei statunitensi di
poter raggiungere il fronte orientale la situazione si fece ancora più
grave.La resistenza polacca, ormai divenuta fonte di
disaccordo tra gli Alleati, era però decisa a continuare. Ai primi di
settembre gli insorti si trovarono a doversi nascondere nelle fogne.
Finalmente il 9 settembre Stalin si decise ad aiutare gli insorti,
permettendo il passaggio degli aerei Alleati, tuttavia era troppo tardi.
L’area in mano ai ribelli era tanto piccola che dei 1284 contenitori
lanciati agli insorti il 18 settembre, quasi 1000 caddero in mani
tedesche.Il 27 settembre gli ultimi insorti polacchi si
arresero; il 2 ottobre 1944 fu siglata una pace tra le due fazioni e
venne ordinata la deportazione della popolazione. Le stime parlano oggi
di 15.000 combattenti polacchi morti a fronte di 10.000 soldati
tedeschi. In tutto però nelle feroci repressioni compiute dall’esercito
nazista si calcola che il numero di vittime si aggiri intorno ai 200.000
polacchi, più delle vittime di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.Così aveva commentato in effetti Himmler qualche tempo prima:
“Ogni abitante deve essere ucciso, senza fare prigionieri. Che la città
sia rasa al suolo e resti come terribile esempio per l’intera Europa”Stefano B.
Bibliografia: Martin Gilbert, La grande storia della seconda guerra mondiale, Oscar Mondadori

Johann
Trollmann era un pugile straordinario. Un pugile tedesco nato da una
famiglia sinti. Lo avevano soprannominato Rukelie, “albero" per la
bellezza del suo fisico atletico. Per lui stare sul ring era come essere
su un palcoscenico, i suoi movimenti veloci e tecnicamente impeccabili
lo avevano eletto a campione della “noble art”. Uno stile nuovo, particolare,
tutto suo, come una danza che molti anni dopo avrebbe caratterizzato
anche il campione olimpico e poi del mondo Cassius Clay, alias Muhammad
Alì.La vita di Rukelie e il nazionalsocialismo si incrociarono
la notte del 9 giugno 1933 nel match per la corona tedesca dei pesi
medi. A contendergli il titolo c’era Adolf Witt. In sei round lo zingaro
stende l’ariano. Per Rukelie è la vittoria più bella, la più importante
e prestigiosa. Ma dal pubblico si leva la voce di Georg Radamm, gerarca
nazista e presidente dell’associazione dei pugili tedeschi.Ordina agli arbitri di far terminare la contesa in parità: la
superiorità fisica della razza ariana non poteva essere presa a pugni da
uno zingaro. Ma il pubblico rumoreggia, protesta, sa che Trollmann è il
vincitore e poco dopo diventa il nuovo campione tedesco dei pesi medi a
furor di popolo. Gli gettano al collo la corona e lui piange di
felicità.Qualche giorno dopo la vittoria, in una lettera
della federazione, Trollmann legge che non è più il detentore del titolo
perché le lacrime “non sono degne di un vero pugile”. La corona dei
medi è nuovamente libera. Prossimo incontro fissato per il 21 luglio.
Sul ring Trollmann si trova di fronte Gustave Eder, un altro colosso
ariano. Ma lo zingaro è il più forte, non dovrebbe avere problemi.Hitler teneva particolarmente alla boxe. In Mein Kampf scriveva:
“Nessun altro sport desta un così grande spirito d’assalto, esige così
fulminea decisione, rende forte e flessibile il corpo”. Il ring diventa
un manifesto di propaganda razziale. È tollerabile che uno zingaro batta
un puro ariano? I movimenti sul ring di Trollmann sono definiti
“scimmieschi”, “animaleschi”, e il suo stile “effeminato”.Quindi le restrizioni delle SS arrivano ancor prima dell’inizio del
match. Rukelie è costretto a non danzare, a non esprimere la sua boxe,
deve rimanere al centro del ring e “combattere” come un ariano
altrimenti può dire addio alla licenza di pugile. Lui, ciuffo moro,
occhi scuri e pelle ambrata capisce tutto e si presenta con capelli
tinti di biondo e il corpo cosparso di farina, una perfetta caricatura
dell’ariano. In cinque round Rukelie calpesta un’ideologia vuota e
malata con il coraggio di chi è in grado di ironizzare anche nella
tragedia, ma subisce la sconfitta definitiva.“Me l’hanno fatto
capire in mille modi: un sinti non può diventare campione di Germania.
E’ stata una progressione ad hoc. Quando ero il migliore dei dilettanti
mi tagliarono fuori dalle Olimpiadi, da professionista mi impediscono di
fare carriera. Ormai mi hanno incastrato.” Va a vivere a Berlino,
conosce e sposa Olga nel 1935. Hanno una figlia, Rita. Ormai Trollmann
combatte solo per pochi spiccioli nelle fiere di paese, nei circhiLa vita per gli zingari si fa sempre più difficile e, per evitare guai
alla sua famiglia, Trollman divorzia nel settembre 1938. Accetta di
essere sterilizzato per evitare l’internamento. Nel novembre ‘39 viene
richiamato dalla Wermacht e inviato sul fronte russo. Ferito, ritorna in
Germania per una licenza, nel ’42. Ma la Wermacht ormai non voleva più
zingari tra le proprie fila, così fu prelevato dalla Gestapo e
incarcerato ad Hannover ed in ottobre smistato al campo di
concentramento di Neuengamme, vicino ad Amburgo, triangolo marrone e
numero 9841.Il 9 febbraio 1943 si trova all’esterno del campo,
è il suo turno di lavoro e non si accorge che il rumore dei passi di
Emil Cornelius diventa sempre più vicino. Quel kapò sta meditando la
vendetta perché due giorni prima è stato messo al tappeto proprio da
Trollmann in un combattimento organizzato davanti a tutti i prigionieri e
alle SS del lager. Uno sgarbo troppo grande. Da uno zingaro poi. Una
pallottola lo condanna a essere un dimenticato dalla storia. Trollmann
muore quel 9 febbraio 1943. Quattro mesi dopo, ad Auschwitz, morirà suo
fratello Heinrich, anche lui pugile.La sua morte viene
spacciata per un incidente ma sarà un altro prigioniero, Robert
Landsberger, testimone oculare dell’omicidio, a raccontare la verità, a
guerra finita. Nel 2003 la federazione tedesca, a seguito di un forte
movimento d’opinione, consegna a Rita, la figlia di Trollmann, la
cintura da campione tedesco dei mediomassimi. Ad Hannover una piccola
strada è a lui intitolata, una targa lo ricorda ad Amburgo e in un parco
del quartiere di Kreuzberg, a Berlino, dal 2010 c’è anche un ring
vuoto, un monumento dedicato a “Rukelie” Trollmann.Antonio A. – Fonte: Repubblica / Corriere della Sera

i magnifici questionari made in USA.
Cinegro hawaiano mangiafoche ma per carità not Hispanic or Latino!
Ma e’ un questionario per candidarsi come supporter di Trump ?
Jackson Laboratory. È un sito governativo
Ma allora sara’ stato decontestualizzato, dai… Chesso’, magari visto che e’ un laboratorio di ricerca, era un questionario relativo a una qualche ricerca sulla maggiore incidenza di una qualche malattia nella popolazione ispanica/latina, rispetto alle altre.
Voglio sperare che non sia solo razzismo, dai.
no, non è razzismo, è la prassi. Anche quando vai dal medico e riempi il formulario con tutte le malattie avute, quelle dei genitori, i nonni e via dicendo, ti chiedono di che razza sei.
Per razzismo non intendevo la divisione per razza, ma l’enfasi sulla divisione tra il resto del mondo e gli “hispanic or latino”, intesi come provenienti da quei paesi e culture, “regardless of race”.
Se lo scopo fosse stato solo la conoscenza dell’etnia, mi sarei aspettato tutte le opzioni allo stesso livello.
Per questo, avevo pensato a una qualche ricerca focalizzata proprio su un qualche aspetto (medico, geografico, sociale, culturale o sonasega che altro) di ispanici e latini.