Grazie, mamma!
Mi sto riconciliando con Como, la mia città tanto bella quanto sonnacchiosa, indifferente, egoista, plasmata da decenni di egemonia forzitaliota-leghista.
Succede che la stazione ferroviaria di S. Giovanni è da mesi occupata da immigrati che la Svizzera respinge alla frontiera; accampati nel giardino antistante la stazione, questi poveri disperati sono stati assistiti dal bel tempo di questa estate, ma poco o nulla dalle istituzioni. Succede che un semplice cittadino, Flavio Bogani (ricordarsene al prossimo Abbondino d’Oro!), lancia un appello in Internet e da fine luglio nasce la Mensa Migranti Como che da allora garantisce un pasto caldo a oltre trecento immigrati, con l’aiuto determinante della Caritas cittadina, l’ospitalità della parrocchia di Sant’Eusebio e la disponibilità di volontari che ogni santo giorno si danno il turno per cucinare, distribuire i pasti, garantire condizioni igieniche accettabili per quel piccolo esercito di persone che hanno bisogno di tutto. Como non è ancora Lampedusa in quanto a generosità e partecipazione, ma è consolante rilevare che anche su un terreno generalmente arido può germogliare la solidarietà.
I volontari sono giovani e anziani, studenti, insegnanti, pensionati, portano al collo una croce oppure indossano la T-shirt dell’ANPI o del Che. Lavorano senza sosta ogni sera per quattro ore: chi affetta cipolle, chi pulisce pentole, chi distribuisce il cibo, chi rassetta l’Oratorio, chi pulisce i bagni. Ciascuno fa il suo, e il compenso è tutto nel “ciao” e nel timido sorriso di quei giovani del Corno d’Africa che ritirano la loro cena. Le signore che danno la pasta o il riso sono gratificate spesso da un “grazie mamma!”.
Due immagini mi resteranno per sempre nel cuore. Gli occhi neri, vivaci, spalancati come fanali, di un neonato di soli due mesi, venuto alla luce in Libia, dopo che la madre se l’è portato in grembo per sei mesi attraverso il Nord Africa: i due giovani genitori si presentano alla Mensa ogni sera mano nella mano e il bimbetto è sempre l’ospite più atteso e coccolato. E l’altra è quella di un ragazzino eritreo – sicuramente un minore – che su una carta geografica appesa alla parete distende il pollice e l’indice a misurare la distanza finora coperta, dall’Eritrea a Como, e poi la riporta da Como in su, verso il Nord Europa, a misurare quanto cammino gli resta ancora da fare.
Oggi la Lega indice a Como una manifestazione. Arriverà il segretario nazionale a ribadire che tutta questa marmaglia va subito rispedita in Africa. Vorrei mettergli in braccio per un momento quel bimbetto, con quegli occhi che chiedono solo una vita dignitosa. Forse Salvini smetterebbe di sproloquiare. Forse si vergognerebbe di speculare sull’ignoranza e l’egoismo della gente. Forse, chissà, tornerebbe ad essere un uomo.

Corrado Lamberti (via FB)

VIVACE, la tecnologia per produrre energia dai fiumi

Vortex Hydro Energy sta sperimentando una nuova soluzione potenzialmente in grado di produrre energia assolutamente pulita e rinnovabile sfruttando le correnti anche dei fiumi più lenti. L’azienda in realtà possiede solo la licenza in esclusiva per lo sfruttamento commerciale della tecnologia, chiamata VIVACE converter, ma quest’ultima è stata messa a punto dalla Michigan Engineering dell’Università del Michigan.

La soluzione è semplice quanto geniale, non necessita di propellente e
non produce quindi scorie o rifiuti inquinanti di alcun genere, non
disturba la flora sottomarina e non arreca danni all’ambiente.

Sostanzialmente VIVACE è un sistema di trasformazione o conversione,
formato da una struttura al cui interno ci sono diversi cilindri in
posizione orizzontale, che scorrono verticalmente in su e in giù lungo
alcuni piloni. VIVACE infatti si basa su un fenomeno fisico conosciuto
come VIV (Vortex Induced Vibration), che sfrutta il movimento
trasversale prodotto dalle correnti d’acqua che scorrono attorno ai
cilindri per farli sollevare o abbassare.

In questo moto indotto ciascun cilindro fa scorrere un magnete su e
giù lungo una bobina metallica, creando corrente continua. Quest’ultima
viene poi convertita in alternata e inviata verso la costa, dove potrà
poi essere impiegata per tutti gli usi comuni.

Questa soluzione, oltre ad essere completamente “green” e sostenibile, ha anche il vantaggio di consentire lo sfruttamento di correnti acquatiche deboli, con velocità compresa tra i 2 e i 4 nodi, laddove le tradizionali turbine marine necessitano di velocità superiori ai 4 nodi.

@masuoka

VIVACE, la tecnologia per produrre energia dai fiumi