Storielle di Natale e prospettive affuturate.

kon-igi:

spaam:

Ho firmato l’ultimo contratto di lavoro in Nebraska. Mi hanno dato pure l’aumento. Tutte le applicazioni in cui avevo una concreta chance, fino ad ora, sono andate a puttane. A marzo mi daranno risposta delle due grant – possibilità di successo tra il 10 e il 13% – quindi ci conto molto poco. Il piano B si fa sempre più largo e consiste nel rientro a Berlino a metà Maggio. Questo vuol dire che tra un paio di mesi bisogna disdire tutto, casa, utenze, assicurazioni, vendere il vendibile e impacchettare il resto in un massimo di 3 metri cubici e dopo salutare tutti. Guardo la linea dell’orizzonte, la solita metafora del domani e provo a farmi forza sul fatto che non è la prima volta che facciamo una cosa del genere. Sorrido pure al fatto che sarà un rientro a metà tra una disfatta totale e un successo catastrofico. Guardo i miei figli e per rassicurarli gli do fette di pandoro inviate dalla nonna. Poi gli ricordo sempre che le paure sono una componente esseziale dell’essere umano, che non esiste una sola maniera di viversi la vita, che probabilmente quando saranno grandi vorranno ritornare qua in America anche solo per vedere il posto dove sono cresciuti e dove hanno passato un pezzo importante della loro infanzia. Che il loro nuovo asilo sarà un posto meraviglioso e pieno di tedeschi, turchi, siriani, spagnoli, portoghesi e magari pure un paio di brianzoli. E soprattutto che non importa la destinazione, ma manco il viaggio e neanche con chi ci vai. L’importante è avere abbastanza fette di pandoro con sé. E il famoso asciugamano. Ogni tanto penso di potercela fare senza nessun problema, a volte mi chiedo come non mi sia ancora raggomitolato in un angolo a dondolarmi su me stesso. E tutto questo lo dico con una certa neutralità e distacco. Ho imparato che essere ottimisti, essere pessimisti o essere realisti non cambia poi molto, soprattutto se non c’hai delle fette di pandoro a portata di mano. Quello che importa, invece, è l’essere consapevoli di quello che si sta facendo. E noi lo siamo: stiamo per attraversare l’Oceano sopra ad una zattera per tornare in un continente messo sempre peggio. Probabilmente saremo l’unica famiglia che torna dall’America peggio di come è partita. Ma lo spirito è buono, come le nostre fette di pandoro e sarà bello poter tornare alle vecchie e sane abitudini berlinesi: girare in bicicletta, mangiare il Doner, bere birra, essere disoccupati, vestirsi male, mangiare bio, declinare i vaffanculo che in certi casi non fai mai in tempo e nel tempo libero comprare vinili. Buone Feste

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