Ma che minchia di persone sono quelle che ti fregano il bidoncino della raccolta differenziata? Mortacci vostri…
Evidentemente li raccoglie per fare una collezione differente dal solito
saranno parenti di quelli che ti fottono i fiori al cimitero
Sono appena stato all’isola ecologica. Ho detto: “Mi hanno fregato il bidoncino verde della differenziata. Potrei averne un altro?”. La risposta:
Ecco, allora, le mie contromisure per difendere il prossimo bidoncino:
Se dovessero dare bidoncini gratis a tutti quelli che vanno dirgli di esserselo fatto rubare fallirebbero.
Io ho scritto il mio nome a caratteri cubitali a mo’ di texture tutt’addosso al bidoncino. Se me lo rubano passo come crudelia demon casa per casa a cercarlo.
Al mio paese hanno rubato degli alberi di natale. Nel senso che hanno proprio segato gli abeti e se li sono portati via.
Oltretutto erano di un tizio che li ha sempre regalati al paese, alla parrocchia, alla scuola, ecc. Se glieli chiedevano, probabilmente li regalava pure a loro.
Della prima guerra mondiale, il nonno ricordava di essere stato su montagne così alte, ma così alte…non sapeva dire quanto alte e quali montagne, probabilmente i nomi non li ha mai saputi. Ha sparato e gli hanno sparato ma non sapeva dire in quali battaglie. Ha capito cos’è il ta-pum che si canta in una canzonetta. Il ta è lo schiocco della pallottola che ti arriva addosso, il pum è il suono delle sparo che ti arriva qualche secondo dopo. Dal tempo che passa fra il ta e il pum, calcoli la distanza del nemico che t’ha sparato. Se venivano avanti loro, gli sparavamo noi; se andavamo avanti noi, ci sparavano loro. Non ho mai capito perché i nostri volessero uccidere i loro, perché loro volessero uccidere i nostri. Nei libri, le battaglie hanno nomi che i soldati non conoscono. I soldati, meno sanno, meglio combattono. I soldati più stupidi sono i migliori. I soldati migliori sono i più stupidi
Ferdinando Camon, La mia stirpe, ed. Garzanti, 2011
A proposito di bufale, questa devo proprio raccontarla. Sta girando una bufala su Cecile Kyenge. Secondo un articolo tratto da un sito internet che non pubblicizzo, la Kyenge avrebbe detto, subito dopo l’attentato a Berlino: “I mercatini di Natale sono un’offesa per le altre religioni, andrebbero vietati”. Dopo aver verificato l’inattendibilità della notizia, ho segnalato la bufala a diverse persone e in diversi gruppi. Purtroppo alcuni utenti di Facebook mi hanno risposto che “i disseminatori di bufale hanno fatto bene, perché la Kyenge è stata un pessimo ministro”. Di fronte alle domande di coloro che chiedevano le ragioni di questo giudizio severo, quasi nessuno ha fornito spiegazioni. Dico “quasi” perché uno si è giustificato così: “Fanno bene a diffondere bufale su di lei. La Kyenge è pessima perché ha detto che l’Italia avrebbe bisogno di un attentato”. Controllo e naturalmente scopro che anche questa è una bufala. Quindi, riassumendo, ecco la situazione. Alcuni individui si sono fatti un’opinione negativa di Cecile Kyenge a suon di bufale. Quest’opinione è diventata una sentenza definitiva che secondo loro rende lecita la diffusione di ulteriori bufale. Tutto questo è allucinante.
Eh però la post truth è proprio questa: non è che “sbagliano verità” come ci verrebbe comodo pensare. È che davvero la verità non importa più. Questo si intende, se non lo capiamo i primi analfabeti funzionali siamo noi
Certo, ognuno vive nel mondo in cui “crede” di vivere. Il problema è capire come avere a che fare con chi consciamente decide che la realtà non importa più se questa non corrisponde con le proprie convinzioni. In questo senso, il “post verista” non è differente da un fondamentalista religioso, credo
È un’altra forma di pensiero forte. Un pensiero forte post-ideologico e post-religioso: nel momento in cui gli originali non funzionano, ma il pensiero debole è troppo “faticoso”, si ricorre alla ruota di scorta, alla “bolla” di verità alternativa, personalizzata.
Il paesino di Bordilaga vanta la bellezza di 264 abitanti, 4 edifici storici, 2 supermercati e una sola passione: il presepe vivente. Come in una surreale città del natale, gli undici mesi che portano alla sacra festività dicembrina sono tutti utilizzati per la creazione della loro specialità. Ogni paesino della valle ha un vanto. Bordilaga ha il presepe, il poco distante Cumazzano è famoso per aver detto No alle biblioteche. Goggia, località ridente, detiene il record di tentati suicidi più alto d’Italia, ma la vera punta di diamante della zona è Fonchiano, paese di un migliaio di abitanti tutti orgogliosamente astemi. Sul cartello in entrata infatti si può leggere: Benvenuti a Fonchiano, qua non si beve alcol e siamo tutti felici lo stesso. Come potete benissimo immaginare, non ci sono alberghi o parcheggi a Fonchiano data la totale assenza di turisti. Bordilaga ha un calendario molto rigido da seguire con infinito rispetto e dedizione assoluta. Gennaio: riposo, febbraio si smantella il set del precedente presepe. Marzo si parte con l’ingravidamento delle vacche migliori per avere un bue portentoso. Si farebbe lo stesso anche con l’asinello, non fosse che da 25 anni consecutivi vince le selezioni l’asinello Giorgio, un veterano del presepe vivente, la star della vallata. A differenza di Fonchiano, la stalla dove abita Giorgio l’asinello è costante meta turistica. Aprile e maggio vengono presentati i progetti per il nuovo set, tutta l’estate il paese la passa a realizzarlo. I muratori di Bordilaga, che saranno in totale una dozzina, non vanno in ferie per rimanere a costruire tanta è la passione. A settembre ci sono le consuete selezioni per i personaggi. Maria nelle ultime due edizioni è stata interpretata da Maria, strano caso di omonimia, la commessa più gradevole del supermercato più gradevole in paese. Essendoci solo due supermercati ed essendo che uno dei due viene bellamente snobbato perché il proprietario è di origini Fonchianesi, quindi niente alcol, ed essendo che persino le merendine Fiesta sono vietate (il sapore fittizio del rum è eccessivamente reale) il supermercato gode di pessima salute ed è prossimo alla chiusura. Giuseppe inaspettatamente viene interpretato da Dragos, cameriere di origini croate arrivato in paese da poco e diventato già il giovane più ambito da tutte le donne single della zona. Le donne single della zona sono quattro. Maria (quella che lavora al supermercato dove vendono alcolici) non è tra le quattro donne single. Vive con la sua migliore amica in una casa dalle tende sempre chiuse e nessuno sa perché anche lei non si metta in fila per ordinare da mangiare al ristorante dove lavora il bel croato. Quando le è stato chiesto se si sarebbe fatta avanti con Dragos lei ha risposto “Non è il mio tipo. Sono più un tipo da Maria!”. Le presenti hanno pensato ad una profonda devozione verso la Madonna senza sapere che Maria, oltra al nome di Maria, è anche il nome di Maria, la conquilina di Maria (la commessa). Maria è un nome decisamente comune a Bordilaga. I re Magi vengono rispettivamente ricoperti da: sindaco in carica, presidente dell’associazione muratori di Bordilaga (come premio per l’impegno estivo) e dall’attuale allenatore della squadra locale di calcio. Una pessima squadra di calcio a 11 ridimensionata a 7 per mancanza di iscritti. I pastorelli vengono scelti a rotazione quotidiana, così come gli angioletti e gli abitanti del vilaggio. C’è sempre un esubero di volontari. Il problema di quest’anno però si presentò quando tutti alla riunione finale si resero conto che mancava proprio lui, il protagonista. Non c’era Gesù. L’orrore si dipinse sui volti dei presenti. Colui che aveva ricoperto questo ruolo, Gianmario, aveva da poco compiuto 18 anni, età cruciale a Bordilaga perché dalla maturità in poi si può decidere se partecipare o meno al presepe vivente. Gianmario, come segno di protesta (ma anche come segno di liberazione dato che era l’unico nato in paese dal 98 a oggi) aveva dato la lettera di non partecipazione. La famiglia era distrutta dalla vergogna. Il paese intero lo accusava di egoismo. Lui dal canto suo diceva “Vorrei vedere voi a dover stare dentro una culla vestiti solo di fasce, seminudi, da quando siete nati! Non ce la faccio più io ho una dignità! Io voglio girare il mondo! Voglio conoscere ragazze della mia età! Non voglio che mi guardino come se indossassi sempre un pannolino!” e mentre lo diceva firmava il suo trasferimento a Fonchiano. Ennesimo colpo che decretò alcuni infarti nella sua famiglia. Dopo quella notte gli abitanti di Bordilaga scesero a 262. Con Gianmario trasferito, Dragos impegnato a soddisfare le single incallite e Maria impegnata con Maria, si pensava ad una fine orribile per la tradizione portante della comunità. “Come faremo?” disse il sindaco “non possiamo venire meno al nostro impegno! Cosa sarà di noi!!! Diventeremo un paese inutile! Un paese dimenticato! Peggio di Fonchiano! Peggio di Obna!” “Che paese è Obna???” chiese un abitante confuso. “Appunto!!!” rispose il sindaco. Era troppo tardi per riuscire a partorire in tempo, nonostante questa fosse stata la proposta delle quattro single mentre accerchiavano Dragos. Quindi, come fare per avere un infante fresco appena sfornato per la notte del 24?
Delle volte la fortuna può assumere strane forme. La maggior parte si presenta sotto forma di caso, i più non la notano e lei va avanti a cercare qualcun altro. Altre volte si presenta sotto forma di bus minivan otto posti, carico di rifugiati più un volontario. Il piccolo bus girava a vuoto nella valle da giorni e nessun paese sembrava disposto ad ospitarli. La prima tappa fu Cumazzano ma data l’ignoranza regnante (la totale assenza di biblioteche e libri stampati poteva esserne la causa), gli abitanti del luogo formarono barricate con cataste di legno all’entrata in paese per impedirne l’accesso. L’autobus si fermò, l’autista fece inversione a U e proseguirono oltre. La pagina Wikipedia di Cumazzano è stata aggiornata di recente con questa nuova voce “Paese inospitale, che decretò la propria fine utilizzando il legname utile altrimenti a scaldare le abitazioni per impedire a donne e bambini di rifugiarsi presso di loro. Tutti gli abitanti morirono congelati in una notte di dicembre, dopo aver pubblicato un selfie con scritto Vitoria!!1! su Facebook. Vittoria fu scritto sbagliato data l’ignoranza”. La seconda tappa fu Goggia. Il bus arrivò in paese giusto in tempo per assistere alla riunione organizzativa per il tentato sucidio di massa di San Silvestro. “Fermatevi pure! Più siamo meglio è!” disse il sindaco. “Veramente noi saremmo qua perché vogliamo continuare a vivere.” rispose un rifugiato. “Ah, mi dispiace per voi.” disse il sindaco poco prima di girarsi verso i compaesani per tornare ad elencare i pregi dell’avvelenamento da gas rispetto all’impiccagione. La terza tappa fu Fonchiano ma non c’era un reale luogo dove fermarsi. Non c’erano parcheggi. Non c’erano alberghi. Non c’erano case disponibili. Non c’era felicità sui sorrisi forzati degli abitanti. I passeggeri del bus avevano visto la distruzione e la perdita della speranza ma un luogo così, non l’avevano mai visto e gli stava dando i brividi. Arrivarano a Bordilaga perché di Obna non c’era traccia. I 262 abitanti stavano tornando nelle proprie case oramai rassegnati ad annullare il presepe vivente. Il bus si fermò davanti a loro. Scese per primo il volontario. “Salve, veniamo qua da voi perché nessun altro ha dato disponibilità ad ospitarci. Portiamo sette rifugiati, quattro uomini, tre donne e un bambino appena nato.” Tutto si risolse in un lampo. I quattro uomini vennero immediatamente presi per portare la squadra di calcio a 11 ridotta a 7 nuovamente a 11. Grazie a loro non divenne una vera e propria forza nel campionato, ma almeno riuscì a finire una partita senza perdere a tavolino. Furono anche assunti come muratori così da permettere ai colleghi stanchi di alternarsi nell’andare in ferie talvolta in estate. Le tre donne furono accolte in casa da Maria e Maria. Attratte dalle letture sul femminismo e i diritti della donna, le tre iniziarono a studiare e finirono per laurearsi. Il piccolo bambino, aveva qualche giorno appena, risultava ancora privo di nome. Chiesero alla mamma se avesse qualche idea. “Nessuna” rispose lei. “Aiutatemi voi a sceglierlo”. Data la straordinaria coincidenza con il periodo più sacro dell’anno e la mancanza del protagonista ufficiale del presepe la scelta fu obbligata. “Ti chiameremo come il nostro salvatore” disse il sindaco, alzando il piccolo pargolo scuro davanti alla mangiatoia colma di paglia e fieno appena ultimata. “Benvenuto tra noi, Gianmario 2″.
Oltre agli aspetti pratici del viaggio e della permanenza su Marte, ci sono una serie di inconvenienti ed effetti collaterali che non sono tangibili o palesemente visibili a occhio nudo, ma che possono avere conseguenze molto pesanti nel tempo. Ci riferiamo ai problemi di salute.
Nel primo episodio di questa serie abbiamo descritto per sommi capi il problema delle radiazioni e ricapitolato velocemente le potenziali conseguenze sulla salute: si va da effetti transitori come un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, l’induzione di cataratta, ansia, depressione, disturbi alla memoria e possibilità di danni al sistema nervoso centrale che possono persistere anche a lungo dopo la conclusione del viaggio, per arrivare a danni permanenti come un aumentato rischio a lungo termine di contrarre il cancro, danni genetici, e persino la morte.
Come abbiamo visto quello delle radiazioni è un leitmotiv che fa da comunque denominatore a qualsiasi aspetto della colonizzazione marziana si vada ad esaminare, per questo ha un’importanza indiscutibilmente prioritaria. Come se non bastasse non è l’unica possibile minaccia per la salute.
Partiamo dal viaggio. Abbiamo visto nella scorsa puntata quanto potrebbe durare e come potrebbero essere le navicelle spaziali. Non è solo una questione meramente ingegneristica, perché la scelta che alla fine verrà adottata avrà un impatto non indifferente sulla salute degli astronauti.
Problemi psicologici
Sotto l’aspetto psicologico, restare confinati per mesi in uno spazio ristretto con poche persone può essere deleterio per la salute mentale. Le agenzie spaziali effettuano severe selezioni del personale, che mirano a scegliere persone pazienti e portate per il lavoro di gruppo. Ma questo non basta.
È stato evidente quando fra il 2007 e il 2011 si svolse in Russia la simulazione Mars500 che coinvolse sei persone scelte dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e da quella russa Roscosmos. Restarono chiuse per 520 giorni in un simulatore di pochi metri quadrati, con l’obiettivo di raccogliere informazioni utili in caso di una missione marziana, sotto il profilo biomedico e psicologico. Fra gli aspetti monitorati vi furono stress, valori ormonali, risposte del sistema immunitario, qualità del sonno, umore.
Durante il suo svolgimento i partecipanti dovevano simulare davvero quello che avrebbe fatto un equipaggio verso Marte: comunicazioni limitate con le persone a Terra, solo via computer e con consistente ritardo nelle comunicazioni, comunicazione con il Controllo di Terra, svolgimento di attività quali esperimenti e monitoraggio dell’habitat. Inoltre monitoraggio e diagnostica della salute. Anche la scelta dell’equipaggio non era causale: tutti ingegneri, medici, biologi; insomma figure professionali che ritroviamo sulla ISS e che verrebbero verosimilmente inviate su Marte.
Stando a quanto pubblicato da Proceedings of the National Acedemy of Sciences, alla fine del test la maggior parte dei partecipanti mostrava uno o più disturbi di qualità del sonno, deficit di vigilanza, tempistiche alterate della periodicità sonno-veglia, suggerendo un inadeguato svolgimento del ritmo circadiano. Questo indica che prima di tutto gli equipaggi che andranno su Marte, sia durante il viaggio sia nella permanenza in una base sul Pianeta Rosso avranno bisogno di essere esposti alla luce per una quantità appropriata di tempo ogni giorno, dovranno assumere cibo in orari ben definiti e fare esercizio fisico in modo da mantenere una scansione temporale dei comportamenti umani simile a quella sulla Terra.
A parte le simulazioni come quella di Mars500, ci sono da tempo studi in corso sulla ISS, che è il banco di prova più veritiero possibile. Emblematica la missione di 340 giorni consecutivi dell’astronauta statunitense Scott Kelly, che ha lasciato a Terra il suo fratello gemello. Un caso rarissimo che ha permesso di verificare i cambiamenti fisici che intercorrono passando così tanto tempo in condizioni di microgravità. Per questo progetto la NASA ha stanziato 1,5 milioni dollari, e i gemelli si sono sottoposti a dieci studi differenti relativi (fra le altre cose) ai cambiamenti che intercorrono al codice genetico degli astronauti (genoma), a quelli relativi al DNA e all’attività RNA. Erano incluse anche verifiche sul ritmo cicardiano.
Problemi fisici
Oltre ai problemi psicologici ci sono però effetti collaterali anche importanti sotto l’aspetto fisico da considerare. Sempre lasciando da parte la questione delle radiazioni di cui abbiamo già discusso, un primo problema riguarda la densità ossea: secondo gli studi finora condotti dalla NASA gli astronauti possono perdere fino al 2 percento al mese della loro densità ossea, ossia più di due volte quello che l’adulto medio perde ogni anno. Le cause sono principalmente la mancanza di peso che le ossa devono sopportare e il modo differente in cui il corpo svolge i processi di assimilazione del calcio.
L’altro disturbo comune fra gli astronauti è l’indolenzimento muscolare, dovuto al fatto che i muscoli non vengono sollecitati come quando si è sulla Terra. Ecco il motivo per cui gli astronauti devono seguire un programma di allenamenti durante la permanenza fuori dalla Terra. Quando un giornalista ha chiesto a Kelly “quali muscoli o gruppi muscolari fanno male? [dopo il rientro a Terra]” lui ha risposto “tutti”.
Mediante gli studi sugli astronauti è stato rilevato anche un aumentato rischio di calcoli renali, e una diminuzione del volume del cuore correlata alla variazione dei flussi ematici. In condizioni di microgravità infatti i fluidi all’interno del nostro corpo si comportano in maniera differente che sulla Terra, e – fra le altre cose – si genera anche una maggiore pressione intracranica. Questo porta a disturbi della vista.
Altro punto è quello che riguarda la risposta immunitaria del nostro organismo, che per motivi non ancora chiariti non risponde bene nello Spazio come quando siamo sulla Terra. Questa significa un maggiore rischio di contrarre malattie.
Dottor McCoy ci pensi lei
Sia durante il viaggio, sia una volta arrivati su Marte, la salute degli astronauti dovrà essere costantemente monitorata. A questo proposito molte aziende (anche italiane) stanno sviluppando macchinari appositamente pensati per questo scopo, che vengono testati sulla ISS, e poi saranno valutati per l’eventuale equipaggiamento della futura missione marziana.
Non solo: saranno necessarie tecnologie di telemedicina per guidare gli astronauti a distanza in eventuali interventi di emergenza, e a questo proposito sarà probabilmente importante l’uso di tecnologie di realtà aumentata per agevolare sia gli astronauti sia i medici a supporto da Terra. Ecco perché, per esempio, sono approdati sulla ISS due visori per la realtà aumentata HoloLens, grazie ai quali (le sperimentazioni sono in corso) gli astronauti e il personale a Terra potranno vedere la stessa cosa.
Questo non escluderà l’eventuale presenza di un medico di bordo, ma difficilmente potrà avere la specializzazione in tutte le branche della medicina e della chirurgia, per questo il supporto degli specialisti da Terra sarà fondamentale.
Alimentazione
Quando ci si prepara per una lunga camminata, portare con sé alimenti energetici che supportino il fisico durante una fatica prolungata è la chiave per il successo dell’escursione. Lo stesso vale per gli astronauti in missione di lunga durata. La ricerca Energy misura il fabbisogno energetico di un astronauta durante i voli spaziali a lungo termine, che è un fattore indispensabile per la corretta quantità e tipologia di cibo da dare in dotazione agli equipaggi.
In prima fila nella produzione di cibo per gli astronauti è l’italiana Argotec, che ha preparato i cibi per gli astronauti italiani che sono stati sulla ISS e che a suo tempo ci aveva fatto anche assaggiare qualche piatto. Se questo aspetto vi interessa, vi consigliamo di leggere il nostro articolo Il cibo spaziale vero è buonissimo, ecco la prova! in cui oltre alle nostre impressioni sul gusto trovate anche l’intervista con lo chef Stefano Polato di Argotec che ci ha spiegato i retroscena, ossia come vengono preparati i cibi per gli astronauti, che differenze ci sono con quelli che abbiamo assaggiato noi e altre curiosità.
L’ipotesi dell’ibernazione
I problemi relativi alla salute e all’alimentazione durante il viaggio potrebbero essere facilmente accantonati se gli astronauti passassero la maggior parte del tempo in ibernazione. Basterebbero astronavi più piccole, in cui stipare non solo meno provviste, ma anche meno attrezzature. L’idea dell’ibernazione mira quindi al contenimento dei costi delle missioni umane, oltre che a rendere il viaggio verso il Pianeta Rosso più sicuro e meno faticoso per gli equipaggi.
Per ora si parla solo di studi, che ipotizzano di abbassare la temperatura corporea degli astronauti di circa 5 gradi Celsius, in modo da indurre una “ibernazione” che abbassa il metabolismo dei membri dell’equipaggio “dal 50 al 70 per cento”. Secondo John Bradford, Presidente e Chief Operating Official di SpaceWorks, questo sarebbe l’unico modo “per inviare centinaia di persone su Marte”.
Il problema è che al momento la cosiddetta ipotermia preventiva è una pratica comune negli ospedali come modo per aiutare le persone a recuperare da lesioni traumatiche, tuttavia i pazienti vengono sottoposti a questo tipo di trattamento solo per pochi giorni, e attualmente non sappiamo quali potrebbero essere le conseguenze di un’ibernazione prolungata.
Gravità su Marte
Fin qui abbiamo parlato per lo più del viaggio. Il fatto è che non sappiamo esattamente che cosa troveremo davvero quando atterreremo su Marte. Molto dipenderà dagli habitat che verranno sviluppati, e che come vedremo in una delle prossime puntate sono tutto fuorché pronti.
L’unico punto fermo è che su Marte la gravità è solo una frazione di quella che c’è qui sulla Terra. Gli scienziati hanno calcolato la gravità di Marte sulla base della Teoria della Gravitazione Universale di Newton, in cui si afferma che la forza gravitazionale esercitata da un oggetto è proporzionale alla sua massa. Marte ha solo la metà del diametro della Terra e una minore densità (circa il 15% del volume della Terra e l’11% della sua massa).
Quando la teoria viene applicata a un corpo sferico come un pianeta con una data massa, la gravità superficiale sarà (approssimativamente) inversamente proporzionale al quadrato del suo raggio. Se applicata a un corpo sferico con una densità media, sarà approssimativamente proporzionale al suo raggio.
Il concetto può essere espresso dalla formula g = m / r 2, dove “g” è la densità superficiale di Marte (espressa come multiplo della Terra , che è 9,8 m / s²), “m” è la massa – espressa come multiplo della massa della Terra (5.976 · 1024 kg) – e “r” il raggio, espresso come multiplo del raggio terrestre medio (6371 chilometri).
Per esempio, Marte ha una massa di 6,4171 x 1023 kg, che è 0,107 volte la massa della Terra. Ha anche un raggio medio di 3,389.5 km, 0,532 del raggio terrestre medio. La gravità sulla superficie di Marte può quindi essere espressa matematicamente come: 0,107 / 0.532², da cui si ricava il valore di 0,376. Sulla base della gravità sulla superficie della Terra, corrisponde a un’accelerazione di 3,711 m/s2.
Attualmente non è noto quali siano esattamente gli effetti sul corpo umano dell’esposizione a lungo termine a questo tipo di gravità. Le ricerche condotte e in corso tuttora sugli astronauti che vivono per mesi in condizioni di microgravità hanno dimostrato gli effetti negativi che abbiamo già evidenziato: perdita di massa muscolare e di densità ossea, impatto su alcuni organi, fra cui la vista.
E non è tutto. È da tenere conto che la pressione atmosferica su Marte è una piccola frazione di quella sulla Terra – una media di 7,5 millibar su Marte, contro poco più di 1000 millibar qui sulla Terra. La temperatura media della superficie marziana è bassa: -63° C rispetto ai 14° C della Terra. Calcolate poi che la lunghezza di un giorno marziano è all’incirca la stessa della Terra (24 ore e 37 minuti), ma la lunghezza di un anno marziano è significativamente maggiore (687 giorni).