Tre giorni fa ho letto un articolo su La Stampa di Mimmo Candito riguardo l’analfabetismo funzionale in Italia: il 70% degli italiani, in pratica, non capisce quello che legge.
Così, complice anche il fatto che @foxholesweetfoxhole mi chiedeva la fonte di tale dato, mi sono messo a cercare quella ufficiale, non l’articolo su La Stampa. Ovviamente sono andato sul sito ISTAT ma non ho trovato nulla e poi mi sono chiesto: l’ISTAT come fa a calcolare l’analfabetismo funzionale? Dico, quello scolastico è facile, conti quelli senza un titolo di studio o lo chiedi “sai leggere e/o scrivere?”, ma quello funzionale?
Per anni mi sono ciucciato il dato degli analfabeti funzionali ma senza mai chiedermi come si calcolasse.
Così ho fatto un 2 giorni di ricerca ed ho scoperto come è stato calcolato l’analfabetismo funzionale. Ci sono 3 grosse organizzazioni che hanno fatto questo tipo d’indagine. La ALL (Adult Literacy and Lifeskills) e che fa parte del NCES (National Center for Education Statistics) made in USA. La IALS (International Adult Literacy Survey), canadese e poi la PIAAC, ovvero la OECD (The Organisation for Economic Co-operation and Development)’s Programme for the International Assessment of Adult Competencies e che è un po’ la sintesi delle prime due, nel senso che ha migliorato i parametri usati in precedenza.
Qua trovate il report della PIACC dove appunto c’è il dato del 70%, ma come funziona?
Si fa un test, si ottiene un punteggio e si estrapola il livello di comprensione.
Intanto definiscono il limite dell’analfabetismo funzionale perché leggere e non comprendere un testo è vago! Lo scopo, dei test, è, cito, “giungere ad una stima della porzione di popolazione in
possesso di un livello di competenze in grado di portare a termine con successo attività della vita
quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni sociali, nell’organizzazione della vita personale e familiare, ecc.”
Il punteggio va da 0 a 500 e si divide in
below level 1 (0 -175) livello 1 (176 – 225) livello 2 (226 – 275) livello 3 (276 – 325) livello 4 (326 – 375) livello 5 (376 – 500)
La soglia minima per, cito, “un positivo
inserimento nelle dinamiche sociali, economiche e occupazionali” è il livello 3.
Ora, il punteggio dell’Italia, nella media, è di circa 250 (qui e qua)
Il grafico
E che un parole povere si traduce in un 80% di persone che non entrano nel livello 3.
I dati sono riferiti al 2013.
Dramma. L’80% degli italiani non capisce nulla di quello che legge, di tabelle, di grafici, di questo post e via dicendo, ma il punto che a me, invece, salta all’occhio, è che, esclusi Giappone, Finlandia, Olanda, Australia, Svezia, Norvegia e al bordo Estonia, tutti quanti gli altri sono sotto la soglia minima del livello 3, quello che dovrebbe garantire un minimo di alfabetismo funzionale. L’Italia è ultima, ma nel dettaglio si scopre che in Germania il 51% non arriva al livello 3. In Francia sono il 57%, in Spagna il 67% e in media OCSE/PIAAC il 48%.
Questo significa che tra i Paesi sviluppati, uno su due non capisce un cazzo di quello che legge, non sa fare operazioni matematiche semplici o estrapolare dei dati da un grafico, comprendere una tabella, riempire un formulario.
In pratica non va oltre il pollicione su Facebook.
L’ultima schermata, ma è un dato vecchio risalente al quinquennio 2003-2008, ci dà una speranza nel futuro a livello Mondiale, a meno che non viviate in Messico o in Italia.
La fascia d’età 15-40, nella media OCSE o almeno tra Canada, Svizzera, Norvegia, Bermuda, USA ecc., è sopra la media internazionale ed entra largamente nel livello 3.
In Italia e Messico, invece (le due linee sotto sotto a tutte), manco i ragazzi che vanno a scuola superano il livello 2 dei test.
Poi certo, possiamo discutere sulla bontà e l’efficacia di tali test, ma i dati ci mostrano un apocalisse prossima ventura.
Articolo molto complesso e dettagliato, ma molto interessante. Comunque mi pare di capire che il grosso dello sforzo e’ stato fatto nella direzione del cercare di estrapolare informazioni piu’ obiettive e rappresentative (come la modifica delle categorie delle skill, l’introduzione del problem solving, ecc), ma NON sul miglioramento del campione statistico di riferimento. Evidentemente viene considerato gia’ sufficientemente rappresentativo.
In particolare, mi hanno colpito due immagini.
Una dell’Annex 3:
Dove si nota il bassissimo livello di istruzione del campione italiano intervistato, rispetto a quello degli altri paesi.
E la seconda nell’Annex 7:
Dove si mostra che in Italia molte meno persone (rispetto al resto del mondo) continuano a istruirsi e formarsi una volta arrivati all’eta’ adulta e lavorativa.
La prima immagine mi poteva anche lasciare un barlume di speranza. Forse il livello di alfabetismo funzionale cosi’ basso dell’italia e’ dovuto al basso alfabetismo scolastico, alla scarsa istruzione; forse il campione di riferimento non e’ stato scelto in modo abbastanza equilibrato (ma comunque rappresentativo del paese), forse ci potremmo salvare semplicemente investendo di piu’ sulla scuola e sull’educazione.
La seconda immagine invece quel barlume lo spegne del tutto. A che cazzo serve investire sull’educazione in un paese dove si studia solo per avere il pezzo di carta? Dove una volta ottenuto, si smette di imparare?
Come se cio’ che si impara a scuola e all’universita’ fosse sufficiente.
Come se il titolo di studio fosse un traguardo, e non un punto di
partenza.
Non e’ la scuola il problema, ma la mentalita’. Siamo condannati.