Aggiornamenti da una tollerabile esistenza.

yomersapiens:

È una scena in stile Sergio Leone, sul bus sale un gruppo ben nutrito di anziani, mi alzo per lasciare il posto, si guardano tra di loro, si studiano, si osservano, soppesano le diverse età. Chi sarà il più vecchio? Chi avrà maggior ragione di ereditare il posto a sedere? La videocamera stringe su i loro occhi. Poi sulle loro bocche serrate. Uno sputa qualche parola: “Io scendo subito, andate pure voi”. Un’affermazione forte, forse un retaggio dell’epoca in cui credeva di appartenere ad una razza superiore. Resta in piedi stoico al mio fianco, nonostante le scosse del viaggio, tutti gli altri si siedono parlando del più e del meno. Lui prova a parlare con me, un suo simile, un giovane all’erta. Alzo il volume delle cuffiette, faccio capire che sto ascoltando musica. In realtà non ho voglia di tedesco appena alzato.

Al supermercato, ero ancora in Italia, una signora dietro di me aveva voglia di parlare. Credo sia una cosa che puoi fare solo in Italia, rompere il cazzo alle cassiere, perché qua in Austria se ci provi ti mettono la mancia in conto con una voce che dice “rapporti umani con sconosciuti +20%”. La signora mette 4 scatolette di cibo per felini sul nastro trasportatore, quelle dorate, quelle lusso. Dice “È tutto il giorno che sono in giro per uffici, non vedo l’ora di tornare a casa dai miei gatti”.
Erano le 11:45.
“Sicuro saranno arrabbiatissimi con me! Per questo gli prendo le pappe buone. Così mi perdonano”.
Ogni tanto capita casualmente di provare del bene per persone che esisteranno solo una quindicina di secondi nella tua vita.

La nonna ha iniziato a novembre, non appena ha saputo che sarei sceso a Napoli per la festa dei 70 anni della zia, a chiedermi cosa volessi mangiare in quei giorni. Ci siamo sentiti spesso nelle settimane a venire, ogni volta iniziava la conversazione con “Allora quando arrivi?”
“Il 3 gennaio nonna”
“Vabbuono. E che vuoi mangiare?“

Poi partiva ad elencarmi tutti i prodotti tipici della Campania. Non mi andava di dirle che ho ricordo di cosa si mangi laggiù, quindi ascoltavo e ogni tanto le ripetevo di essere vegetariano. Lei un po’ delusa ritornava in sè, dicendo vabbuono, allora questo non te lo faccio.
Sono stato dai nonni qualche giorno, ho mangiato tutto quello che mi veniva messo nel piatto, ho risposto a tutte le domande che mi sono state poste più volte. Sempre le stesse. Ho completato la settimana enigmistica del nonno con le parole giovani che lui non conosce. Tipo smartphone o Lou Reed.
La tv era sempre accesa ma sembrava guasta, bloccata. Striscia la notizia è ferma alla stessa puntata di quando sono partito dall’Italia. Anzi ancora da prima, da quando ho smesso di guardare la televisione perché hanno chiuso l’Ottavo Nano.

Ho visto la serie The Young Pope, l’ho apprezzata.
Ho visto un programma che era pura idolatria chiamato Un Selfie col Papa e ho pensato che se Dio lo avesse visto avrebbe indicato quella persona vestita di bianco dicendo “Ah adesso ha assunto questa forma il vitello d’oro?”.

Tutto è rimasto fermo come le risate registrate negli sketch di Greggio e Iacchetti. Non penso neanche le rimandino in onda. Penso siano un’eco delle risate fatte partire durante gli anni 90.

Ho parlato con la nonna nuovamente da quando sono andato via. Tutte e tre le volte ha concluso la telefonata con la stessa domanda “Quando arrivi?”.
“Sono appena stato giù nonna.”
“Ah.”
“Eh…”
“Non torni?”
“Certo nonna! Torno appena posso!”
“Allora che vuoi mangiare?”

Non mi è mai piaciuto mentire ma tanto si dimenticherà del menù non appena poseremo il telefono e tornerà a guardare Un posto al Sole. Pure lì succede sempre la stessa cosa ma che differenza fa oramai.

In ufficio a Vienna ero felice dell’arrivo della nuova collega. Persona tranquilla, riservata, che mangia quieta durante la pausa pranzo. Per puro spirito conviviale questa estate mi permisi di fare una domanda su un articolo di giornale che non avevo capito. È stato come aprire il vaso di Pandora. Da quel momento ha ricevuto il via per parlare ed è straordinario quanto una persona riesca a riempire il silenzio con parole inutili. Come una parete di casa bianca sulla quale inizi a gettare ortaggi andati a male e lanci e lanci e lanci poi passi alle uova e lanci poi prendi il terreno e lanci poi ancora materiale plastico, materiale radiottivo, colla, piume, catrame, bitume, sciroppo d’acero, lanci su lanci finché la parete è completamente piena ma tu vai avanti lo stesso perché chi se ne frega di tenere la bocca chiusa.
Il capo, poco prima di firmare il contratto definitivo, mi ha chiesto quali sono le mie intenzioni, cosa voglio portare di mio nel nostro ambiente lavorativo.
“Il silenzio” ho risposto.

Continuo a pensare che la colazione sia il pasto più importante della giornata. Unica nuova annotazione che aggiungerei: se la sto facendo dopo aver dormito con te e la prospettiva, una volta finita, è di tornare a letto insieme.

Durante la festa per la zia ho ascoltato furtivamente un discorso che mia madre stava tenendo alla sua tavolata di parenti. Si è lasciata scappare un “le mie bimbe col pelo”. Ho guardato incredulo mio fratello, i primi secondi ho pensato di avere sorelle che non hanno mai visto un’estetista una volta raggiunta la pubertà la cui esistenza mi è sempre stata tenuta nascosta. Sarebbe stato meglio. In realtà si riferiva alle sue due gatte. Surrogato dei due figli residenti all’estero.
Mi piace mettere in difficoltà i parenti. Ad una cugina che vedo molto raramente ho chiesto “Ma a te darebbe più fastidio se io fossi un terrorista o un omosessuale?”. Lei ci ha pensato. Ho contato ogni attimo in cui l’ho vista riflettere sul senso della domanda. Vedevo che ci ragionava, vedevo che non sapeva come rispondermi. Dopo un po’ ha detto “Forse un terrorista”.
Ha detto davvero forse.
Ho riso ma contemporaneamente ho sentito un forte dolore genetico.

Mia madre ha appeso in cucina uno di quei calendari che fanno i gattili, quelli dove mettono foto di gatti salvati e di fianco una frase accattivante sul senso della vita. In basso ho trovato uno spazio per le annotazioni, lasciato vuoto. L’ho compilato.

Cose da fare:
– La cacca
– Comprare il pane
– Sterminare le altre razze
– Accarezzare cuccioli

È da un po’ che cerco di diffondere questa falsa notizia che mia madre sia una nota antisemita. Ci provo nei discorsi con le sue amiche, quando le incontro casualmente. “Ehi ciao sono Matteo! Sì, ci ha presentati mia madre, ti ricordi di me? Tutto bene, lei sta bene, è sempre vegetariana, ama sempre le sue gatte e prova sempre un nutrito risentimento verso gli ebrei. Tutto al solito!”

Devi fare un poco di terra bruciata quando parti, così le persone care evitano di sentire la tua mancanza.

Ma sta cosa della colazione e’ il preludio a una nuova serie tipo sabrinaonmymind/tenerone o soviet/italiansdoitbetter ?

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