TOP 10: SPANISH FOOD YOU NEED TO TRY

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It would be impossible to list all the tasty foods from the rich Spanish food culture – but here are at least 10 top Spanish foods you have to try. 

Each regional speciality in Spain is worth trying, and many of the top Spanish restaurants are known by the different regions they come from. Enjoy!

Click on the name for the recipe (In English!)

TORTILLA DE PATATAS


PISTO


CROQUETAS


MIGAS


SALMOREJO


GAZPACHO


PULPO A LA GALLEGA


PAELLA


PUCHERO


SNAILS

Tre cose sono davvero davvero imperdibili della comida spagnola: il Jamon (che, non ci sono cazzi, è nettamente meglio del prosciutto crudo), l’orchata e il salmorejo/gazpacho gelidi quando fa caldissimo.

Confermo per l’horchata de chufa (che non ha niente a che vedere il l’orzata, ma viene fatta appunto dalla chufa, un tubero) e il jamon (specialmente il pata negra).

Per il gazpacho, é un po’ come per la pizza in Italia: ogni regione lo fa un po’ come gli pare. Quello di Valencia é molto diverso da quello di Grenada, per dire (anche se preferisco il secondo, forse più fedele alla ricetta classica andalusa).

Anche la paella ha piu versioni. Nasce a Valencia come piatto povero dei pescatori, che contrariamente alla credenza, la facevano solo con verdure, pollo, chorizo (un salamino fatto con sangue di maiale, una specie di via di mezzo tra salsiccia e mallegato), e roba di terra: il pesce non se lo potevano permettere, dovevano venderlo. Però la versione più conosciuta é quella di Barcellona, col pesce.

Oltre a ciò aggiungerei i Fideuá, il chocolate con churros, e il pane col pomodoro, che lo so che ce l’abbiamo anche noi, ma non provate a dirlo a un catalano o vi lincia. É praticamente il loro piatto nazionale.

Salut i força al canut.

Ascoltavo la mia prof. preferita, quella di lettere.
Stava spiegando che non si dice ma però, e neanche ma d’altra parte. Sono pleonasmi, allungano il discorso, e continuava a parlare, parlare e io pensavo che aveva ragione, ma però d’altra parte contemporaneamente d’altronde, per spiegarci di non farla lunga la stava facendo lunghissima, ma però non se ne accorgeva.
E ci sono periodi molto ma però nella vita. Il fiume degli eventi ristagna e non si sa quale direzione prenderà, e andiamo alla deriva in acque torbide. Poi l’acqua diventa limpida, il torrente scorre, e tutto torna trasparente.

Stefano Benni – Margherita Dolcevita


(via perpassareiltempo)

😉

Cronache da Rigopiano

masuoka:

sabrinaonmymind:

di Nicola Casagli

Nel pomeriggio di mercoledì 18 gennaio
2017 una valanga si abbatte sull’hotel Rigopiano in Provincia di
Pescara. Le operazioni di ricerca e
recupero iniziano in situazioni ambientali difficilissime e con un alto
rischio di nuovi distacchi di neve o di roccia dal canalone soprastante.

Giovedì 19 alle 21.40
ricevo una telefonata dal Centro Operativo Misto di Protezione Civile
istituito a Penne per il coordinamento dei soccorsi. Chiedono se
possiamo installare a Rigopiano uno dei nostri radar di monitoraggio. Il
problema è che i nostri non vanno bene per le valanghe; è quindi
necessario trovare un radar con frequenze e tempi di detezione adatti
allo scopo. Prendo tempo fino alla mattina successiva.

Nella
notte i miei ricercatori e io studiamo il caso, prendiamo informazioni,
contattiamo colleghi e aziende specializzate per telefono e WhatsApp.

La mattina di venerdì 20 alle 8.00 diamo conferma: facciamo venire un
radar doppler per valanghe da Zurigo, dove una startup (Geopraevent) ha
realizzato la tecnologia giusta. Non abbiamo mai avuto contatti con
quella società. Abbiamo visto il sito web e capito che può funzionare.
Sentiamo anche una spinoff della nostra Università (iTem), che ha
sviluppato la tecnologia degli array infrasonici per il monitoraggio
delle valanghe.

Il tempo utile di preavviso di una nuova valanga
a Rigopiano è solo di un minuto: in meno di 60 secondi i soccorritori
si devono mettere in sicurezza per cui ci vuole un sistema allarmato.
Verso le 11 il sistema è già progettato: il radar per l’allertamento
rapido entro 10 secondi dal distacco della valanga, l’array infrasonico
per il supporto alla previsione e per il pre-allarme.

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Condivido pienamente lo sfogo contro il “ginepraio burocratico-normativo” in cui si dibatte (anche) il mondo della ricerca italiana.
Inoltre, per esperienza diretta (ahimé), so bene cosa significhi oggigiorno fare un acquisto o acquisire ed installare dei dispositivi in situ:

“…montagne di dichiarazioni, assunzioni di responsabilità, RUP,
commissioni, timbri, discussioni, delibere, verbali e lettere
protocollate".

Siccome stanotte ho sognato che sparavano a quartodisecolo, giusto per mia pace dei sensi mi diresti teoricamente cosa bisognerebbe fare in quei casi? Colpito una sola volta al basso ventre. Io nel sogno schiacciavo la ferita ma mi sa che facevo peggio.

kon-igi:

quartodisecolo:

kon-igi:

Peggio no @maewe (bisogna sempre comprimere qualsiasi tipo di ferita penetrante, soprattutto toracica o addominale) ma che possa bastare, assolutamente NO.

Se non sono stati lesionati vasi importanti (l’aorta addominale si biforca più o meno a livello dell’ombelico nei due rami laterali dell’arteria iliaca comune, dietro la massa intestinale), considera che nel ‘basso ventre’ è collocato l’intestino tenue, una cui perforazione porterebbe inevitabilmente a peritonite e morte per setticemia in poco tempo (anche se c’è solo ferita penetrante del peritoneo senza lesione delle anse o, a maggior ragione, se è stata perforata una ansa e il materiale fecale ha contaminato la cavità peritoneale).

Poi, dipenderà dal calibro del proiettile (sul tipo di munizionamento sarebbe superfluo stare a discettare): una cosa è sei hai sparato con un cal.22 (proiettile che oltrepassa appena le fasce addominali), un’altra con un cal.38 (il proiettile penetra nella cavità addominale e lacera le anse intestinali) e un’altra ancora con un cal.45 o .357 Magnum… in quel caso il foro di entrata sarebbe delle dimensioni di una piattino da tè e quello di uscita di una pizza margherita formato famiglia con tutti gli intestini e parte della colonna vertebrale frullati a 15 metri di distanza a decorare le pareti.

Premere con entrambe le mani e l’ausilio di un tampone (asciugamano, straccio etc) e far chiamare il 118 tenendo il paziente sdraiato. Se c’è emorragia addominale venosa ma sono veloci ad accorrere e a trasfondere plasma expanders, forse @quartodisecolo si salva. Con emorragia arteriosa @quartodisecolo insegna agli angeli a guardare Neo che schiva le pallottole dell’Agente Smith. Se non c’è emorragia, viene estratto il proiettile in sala operatoria e Quarto si fa qualche settimana di pappa in vena e bestemmie sulla lingua (con lesione del colon, pure la cacca nel sacchetto).

Poi, in realtà, la cosa più probabile che mi succeda è essere investito da un’auto o morso da un cane quando vado ad allenarmi.

Le statistiche dicono che ci sono buone probabilità di sopravvivenza se l’auto che ti colpisce non procede a velocità superiori ai 30 km/h, in caso contrario la somma del danno da falciamento agli arti inferiori (frattura multipla di femore) e da impatto sul cofano (lesioni spinali, emorragia addominale e trauma cranico) rendono praticamente inutile qualsiasi tentativo di stabilizzare il paziente.

Se il cane non è addestrato ad azzannare alla gola, invece, ci sono buone probabilità che tu possa cavartela con una banale lacerazione muscolare degli arti inferiori (se è uno di quei cagnacci vigliacchi che ti azzannano da dietro) oppure con ferite lacero-contuse da difesa agli arti superiori se lo hai visto arrivare e hai cercato di proteggerti. Poi c’è il discorso del lyssavirus ma non vorrei annoiarti oltremodo @quartodisecolo.

A ‘sto punto mettiamoci anche le probabilità di morire restando a casa, a letto sotto le coperte, a guardare Netflix, e facciamo il confronto.

Poi venitemi a ridi’ che allenarsi fa bene.