Pisa, not just a leaning tower – A Waitress Abroad – Travel Blog

masoassai:

pisa pisina amore mio eterno pisina mia pisa
che a pisa non c’è solo la torre, c’enno anche un casino di bozzi!
(che son le pozzanghere, ‘un vi ‘onfondete, dio veschia)
però davvero, se venite a pisa a) non vedete solo la torre, c’è tante belle robine e b) non vi provate a insurtà livorno, firenze o lucca se non siete toscani, caa volete? noi siamo nostri e ci si insulta fra di noi, voi fòr da ‘oglioni

Aggiungerei alla lista:

– il giro delle mura (se avete culo di trovarle aperte)
– Piazza della Pera e il Dolcenotte
– i locali di via San Martino
– il vicolo del Ruschi, il vicolo del Tidi, e il cinema Lumiere.
– la Via delle Sette Volte
– la Torre del Conte Ugolino (si, quello della Divina Commedia)
– il Teatro Rossi (no, non il Teatro Verdi, quello son boni tutti)
– Piazza Dante e la Sapienza
– il cinqueccinque del Montino, la Casa della Panna e la gelateria De’ Coltelli.
– la spiaggetta di Arnovivo (se ci capitate d’estate)
– l’Arsenale Mediceo e le palle di cannone
– i Bagni di Nerone
– l’Orto Botanico
– Il chiostro della Scuola Superiore Sant’Anna (se vi fanno entrare e/o se beccate una giornata di visita) e il giardino interno
– il Museo degli Strumenti di Calcolo e la Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP)
– la chiesa di San Paolo in Ripa d’Arno, e la cappellina di mattoni di Sant’Agata
– le mostre di Palazzo Blu (se avete culo di capitarci quando ce n’e’ una)
– le regate delle Repubbliche Marinare (se avete culo si capitare quando ci sono)
– la Luminara di San Ranieri (questa non c’e’ culo che tenga: ci dovete venire apposta il 16 giugno. Merita.)

Poi, restando in zona Piazza dei Miracoli:

– la lucertola portafortuna dei 100 giorni all’esame, sul portone del duomo
– il pergamo di Giovanni Pisano, nel Duomo, con le statue delle scienze dell’epoca
– l’uovo sospeso dove batte il raggio di sole che segna il capodanno pisano, dentro al duomo
– il Camposanto Monumentale
– il Battistero e la statue di Garibaldi e Mazzini, scolpite dagli scalpellini anarchici di Carrara
– il lampadario del duomo che si dice abbia dato i natali alla famosa intuizione del pendolo di Galileo Galilei (“eppur si muove”)
– battere il cinque ai turisti con le mani per aria che fanno finta di reggere la torre
– se ci capitate d’autunno: i concerti Anima Mundi dentro al Duomo, con l’acustica che ha. Sono una cosa incredibile.
– se ci capitate d’estate o di primavera: sdraiarsi al solicino nel
prato del Battistero (si, da quel lato ci potete andare, e’
calpestabile)

Nei dintorni di Pisa:

– la Certosa di Calci e il Museo di Storia Naturale
– il Sacrario del Faro, sul Monte Serra
– Santallago, sempre sul Monte Serra
– la chiesa di San Piero a Grado
– Vicopisano e la Rocca del Brunelleschi
– la chiesetta che non mi ricordo come si chiama in cima al monte sopra Vicopisano (ci si arriva a piedi ma e’ una scarpinata bella lunga. In macchina potete provarci, ma la strada e’ sterrata e messa molto male, sarebbe meglio almeno in fuoristrada)
– l’interferometro per il rilevamento di onde gravitazionali dei Virgo, a Cascina (e’ visitabile, e la visita guidata merita veramente. Magari studiatevi bene gli orari e i giorni di apertura)

Ok, va bene, va bene. La smetto.

Pisa, not just a leaning tower – A Waitress Abroad – Travel Blog

ganfione:

3nding:

fidelioinwonderland:

Piccolo esempio di come questo Paese non abbia futuro.
Amica di moglie, 25 anni, laurea specialistica in ingegneria biomedicale, pieni voti. Impiego attuale: cameriera al ristorante cinese.
Come direbbe @3nding: sipario.

Riesco solo a pensare che sabato è il capodanno cinese.

Sarà contenta la Fornero. Vedi che se non sei choosy il lavoro lo trovi?

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Vedi che siete choosy ?

3nding:

labasilicataesiste:

Il Volo dell’Angelo. Nel cuore delle Dolomiti Lucane dai monti di Pietrapertosa planare sulla valle e atterrare direttamente sul monti di Castelmezzano. Quasi 3km di volo nel vuoto sorretto da una fune d’acciaio. Il volo dura un paio di minuti, è un’emozione incredibile: volare come un’aquila e ammirare il panorama sottostante ad un’altezza media di 900m e ad una velocità che sfiora i 110km/h. Unico in Italia nel suo genere, il Volo dell’Angelo è da qualche anno meta imprescindibile di turisti e sportivi.

The Angel Flight. In the heart of Lucanian Dolomites, in Basilicata, from the mountain of Pietrapertosa you can fly above the valley and land directly in Castelmezzano mountain. Almost 3km of fly supported by a steel cable. In few minutes you can live a fantastic adventure: fly like an eagle and admire the landscape below from an altitude of 900m with the top speed of 120km/h. One of the best experience in Italy and in the world, the Angel Flight is an unavoidable destination for tourists and sportsmen.

@comeandaresullalunainfiatuno

Voglio andarci tantissimo.

lartespiegataaitruzzi:

Raffaello Sanzio (Urbino, 1483-Roma, 1520)

Deposizione

1507, Roma, Galleria Borghese

Olio su tavola, cm 184 x 176

Nun è solo un ber quadro der
famoso Raffaello, ma è interessante anche paa storia de perché e percome è stato
fatto, e poi de perché e percome sta ndo sta oggi.

Iniziamo dar dì che se tratta de
Gesù deposto daa croce, che se vede, secca e mingherlina, su ‘o sfonno, insieme
a quelle dii due ladroni. I personaggi daa scena sò in primo piano, de qua Gesù
che ‘o pijano e ‘o portano sur lenzolo, co ‘a Maddalena che se ‘o guarda e
piagne, e de là ‘a Madonna che sviene, bianca come un cencio, che ‘a reggheno a
malapena. In mezzo a sti du gruppi c’è come un gran vòto, a forma de V; e ar
centro, sur fonno, un arberello che quasi nun se vede pe quanto è smirzo, segna
l’asse preciso a mezzo der quadro. Quinni un gran dolore che se apre de qua e
de là come du onde de marmorto, e ar mezzo lassa un gnente, un vòto, che è quer
che te resta quanno perdi quarcuno che je volevi bene.

Ma c’è de più. Anfatti ‘a cliente
che volle sto quadro era na certa Atalanta Bajioni (Baglioni), de Perugia, che aveva un fijo
piuttosto truzzo e teppista, de nome Grifonetto, er quale aveva ucciso un botto
de parenti daa parte nemica daa famija, durante ‘a festa de matrimonio der
cugino. Na robba tipo er Red Uedding de Trono de Spade, pe capisse. A sua
vorta, Grifonetto era stato ammazzato pe vendetta da un parente sopravvissuto
aa faida, ma s’era pentito (pare) popo in punto de morte. Ad ogni modo, ‘a
madre addolorata aveva commissionato st’opera quine, in cui lei se sente de fà ‘a
parte daa Madonna, ‘a nuora è ‘a Maddalena, e er figlio – non dico Gesù che
pareva un po’ troppo – ma pare sia ritratto ner regazzo ar centro, cor vestito
rosso e verde, che si nun sbajo sò i colori daa Ternana che però essenno lui de
Perugia nun ‘o so, ma comunque sia è un personaggio un po’ a sé, che peraltro
cià un vento che je scompija li capelli ma che nun sembra soffià da nisuna
antra parte der quadro, come un alito soprannaturale.

Ma c’è ancora de più. Anfatti, cent’anni
dopo, entra in gioco er famoso cardinal Scipione Borghese, quello che iniziò ‘a
famosa anch’essa collezione de arte oggi nota come Galleria Borghese, il quale
era er nipote de papa Paolo V, e che, caso strano, da quanno ‘o zio era stato
fatto papa, aveva iniziato na brillante cariera de reccomannazioni che manco te
dico.

Un giorno, stanno a Perugia, Scipione
entrò naa chiesa ndo stava sta pala, e ovviamente je piacque un sacco. “Bella!
Raffaello me dici?” fece ar prete che subbito je s’era avvicinato pe faje un po’
da guida abbusiva e magari pijasse ‘a mancia. “Eh sì, se vede” continuò er
cardinale, “popo ‘o stile suo, primo periodo, direi. Un capolavoro. Ce starebbe
ma popo bene naa collezione mia. Sapete de chi è sta cappelletta quine?” E er
prete: “Eh, è daa famija Bajoni, mica cazzi”. “Modera er linguaggio, a fratè”, ’o
redarguì Scipione Borghese, “che sinnò te mando a fa er parroco a Piovarolo.
Bene, anderò a parlà caa famija”.

Er giorno appresso Scipione se
fece annuncià a casa Bajoni, e subbito entrò in merito aa questione. Je
disse: “Ho visto quer ber Raffaello che ciavete naa cappella de famija. Quanto
volete? Sapete che io sò de manica larga, chiedete puro.” Er sor Bajoni, erede
de quei Grifonetti e Atalante de un secolo prima, spiegò ar cardinale come e quarmente
er quadro fosse legato aa tragica vicenda familiare, per cui aveva, ar di là
de esse Raffaello o meno, un valore sentimentale, per cui nun aveveno intenzione
de vendelo. Scipione rispose: “Ah bè, si è così capisco. Io pure aa famija e
all’antenati ce tengo un botto. Nun sia mai. Tenetevelo da conto e bona sera”.

Quaa notte stessa, du gajoffi
intabarrati entrareno naa chiesa, staccareno ‘a pala dar muro, e saa portareno
via. Er giorno dopo, er Raffaello stava su na parete daa Galleria Borghese, popo
sopra ar caminetto.

L’eredi Bajoni capireno ar volo
chi c’era dietro ar furto, ma sapeveno puro de chi era nipote er cardinal
nepote. Provareno a protestà cor papa: ma tutto quello che ottennero fu na
copia der quadro fatta da Lanfranco, e n’antra fatta da Cavalier d’Arpino. Come
contentino nun c’è male: anche si Raffaello è Raffaello.

Pane e Carnazza christmas special

autolesionistra:

(a fine gennaio perché boh)
puntata speciale in due parti (manco si parla di panettieri e macellai)

Quando mi sono trasferito ho fatto tutte le cosine tipiche di quello che si trasferisce tipo andare a zonzo alla scoperta di stradine, esercizi commerciali, parchi e parchetti, case altrui di architettura pregiata e simili.
Ho realizzato solo dopo un (bel) po’ che alcune vetrine opache dall’aria anonima appartenevano ad un falegname. Anche perché l’unico modo per capirlo era accorgersi di un pezzetto di legno sulla vetrina con su scritto “falegname” a pennarello.

Ora, sarà l’imprinting tipico italo-catto-collodiano, ma da giuseppe a geppetto da noialtri c’è sempre stata proprio un’educazione al rispetto verso i falegnami, figure mitologiche rassicuranti in grado di costruirti tavoli e cassapanche sopportando con abnegazione tutte le minchiate tipiche dei figli adottivi tipo gesù o pinocchio.
O magari è il violento contrasto con i lavori a forte base fuffologica tipo l’informatico. Cos’hai fatto stamattina? Ho bestemmiato con iptables per far passare una vpn da sei subnet. Lui uno sgabello, tiè. L’eterea intangibilità degli zeri e degli uni abbattuta a randellate di rovere.

Se non s’è intuito, i falegnami mi intrigano e avevo bisogno di un pretesto per farci un giro.
Il pretesto stava in casa mia, nella forma di una vecchia custodia di legno con un angolo maciullato che mi ero ripromesso di portare a sistemare.
Così un giorno la piglio sottobraccio, m’incammino ed entro.

Interno “tipico bolognese” come dicono gli agenti immobiliari, che tradotto significa “pianta irregolare e poche finestre” con una serie di arnesi alle pareti il più recente dei quali si ricordava ancora di Pertini presidente, e cataste di assi, pezzi e pezzettini di legno ovunque, probabilmente di essenze diverse ma impossibili da distinguere vista la coltre di segatura che copriva praticamente ogni cosa. Uniche concessioni alla modernità: una radiolina (non a valvole ma direi del giorno dopo in cui hanno commercializzato quelle a transistor) e una sega a nastro, ma essendo vicina alla vetrina la vedi per ultima solo quando ti giri per controllare che non ti si sia chiuso un qualche varco temporale alle spalle.

Quello che m’era parso un sacco di juta pieno di cose misteriose si gira e mi dice buongiorno. E’ il falegname, con un grembiule color segatura coperto di segatura, età indecifrabile fra uno che potrebbe andare in pensione domani e uno che ci potrebbe essere da una decina d’anni.

Dopo un paio di convenevoli gli mostro la custodia con l’angolo maciullato. Sta zitto un po’, ma in realtà è una rincorsa:
“Ah, è una bella briga. Una bella briga. Non so mica. Qui per capire come fare devo prima togliere il pezzo rotto. Però come si fa, mi dice lei, ci vuole un preventivo. Che io magari la apro, vedo che è un lavoro lungo e le dico una cifra, e lei mi dice no, con quello ci compro un’altra custodia. E io cosa le faccio, le ridò la custodia tutta smontata. E se poi io le dico una cifra e poi vedo che è un lavoro lungo, cosa faccio. Lei mi dice, mi ha detto una cifra, ora fa il lavoro a quella cifra. Ah, è un lavoro brigoso. Ma lei mi dice, lo so, son venuto qui per un preventivo. E venti euro non son mica cento euro. Eh, lo so.
Pensi che l’altro giorno eravamo da una signora che ci ha fatto fare i mobili della mansarda. Tutti su misura, che passavano intorno alle travi del tetto. Anche il comò. Lei lo sa cos’è fare i cassetti di un comò che si adattano così? Lei mi dice, mica lo so, non sono un falegname. Ah, glielo dico io, è una roba lunga. E quando abbiamo finito ed eravamo pure contenti di aver finito che non ne potevamo più le abbiam dato il conto e la signora fa: così tanto? Oh, quando uno ci mette tante ore si spende tanto. Ma lei mi dice, mica son qui per la mansarda io.”

E io quasi trattenevo il respiro per non interromperlo, nella curiosità di sapere cosa diceva e cosa poi gli avrei detto io. Tipo essere a teatro ma molto vicini al palco e con molta segatura in giro.
Poi ha riguardato il pezzo da sistemare intervallando con un po’ di “Eh” e di “Ah” e alla fine m’ha guardato come stupito che fossi lì.

“Facciamo così. Più tardi torna mio fratello¹, che a lui piacciono queste cose qui. Ci guardo con lui e la chiamo la settimana prossima. Poi, glielo dico, se fosse la mia una custodia così la rivernicerei. Così è messa male eh. Ma lei mi dice, mica gliel’ho portata per la vernice. Allora facciamo così, intanto vediamo come ripararla poi ci pensiamo. Non è mica detto che ci riusciamo, eh. E’ una bella briga.”
Poi ha tirato fuori una matita e un bloc notes fatto con fogli di vecchie agende, s’è segnato il mio cellulare e ha messo il foglietto nella custodia.

¹ Se il fratello descritto così vi sembra il tipico fratello minore invischiato a lavorare col fratello maggiore che gli scarica tutti i lavori-pacco, spoiler alert: s’è rivelato esattamente così.

つづく

L’eterea intangibilità degli zeri e degli uni abbattuta a randellate di rovere.

Questo lo stampo e lo attacco in ufficio, lol.

masuoka:

Una collega (che non vedevo da giorni) si è appena affacciata alla porta della mia stanza e, all’improvviso e senza salutare, mi ha detto: “Comunque, il tartufo bianco si trova anche in Abruzzo!”. E così come era arrivata, se ne è andata.
Sono perplesso…