L’uomo senza Se e senza Ma e l’uomo Dipende.

kon-igi:

Venite a raccogliervi attorno a me, genti, ovunque vi troviate ché l’acqua sta salendo ed è meglio mi ascoltiate.

C’erano una volta, e una volta non c’erano, L’uomo senza Se e senza Ma e l’uomo Dipende.

Il primo era una persona molto famosa e di successo, mai un tentennamento nei suoi pensieri e tutti i suoi interlocutori, amici e avversari, erano concordi nel dire che quando parlavi con l’uomo senza Se e senza Ma potevi avere solo due reazioni: o lo amavi o lo odiavi. Riusciva a parlare di politica economica del Kirghizistan e di carbonara vegana trascinando tutti nel vortice del suo pensiero chiaro e netto. Le sue parole erano una ghigliottina per gli stolti e gli impavidi pensatori.

Poi c’era l’uomo Dipende, una persona tranquilla e pacata che metteva tutti a disagio perché non si capiva mai quale fosse il suo punto di vista e, si sa, le persone sono spiazzate quando non hanno un pensiero forte e semplice da amare o da odiare.

Un giorno d’autunno l’uomo Dipende stava bevendo un cappuccino al tavolino in ferro di un piccolo bar affacciato su un parco, struggendosi per l’aria di abbandono che le fogli gialle e vorticanti gli trasmettevano, quando L’uomo senza Se e senza Ma gli si fece incontro. Buongiorno! – tuonò con voce sicura e roboante e l’altro, alzando la testa dal cappuccino – Che cosa intendi? Auguri un buon giorno a me o vuoi dire che questo giorno deve essere per forza buono che mi sia gradito oppure no? O forse vuoi dire che tu sei buono in questo particolare giorno e io devo apprezzarlo? Oppure sei sicuro che in questo giorno buono tutti saranno buoni?
L’uomo senza Se e senza Ma rimase un attimo interdetto (non era così che si era immaginata la risposta) e proseguì – Volevo chiederti se avevi avuto occasione di leggere il mio ultimo libro ‘O Tempora o mores!’ sull’attuale situazione socio-politico-economica di costume e cultura e se ti era piaciuto. L’ometto bevve un sorso del suo cappuccino e si ripulì con calma il naso da un baffo di schiuma – Dipende – rispose infine.

Dipende da cosa?! – quasi urlò l’uomo senza Se e senza Ma – non si tratta di decidere chi abbia torto o ragione, quello è chiaro fin dall’inizio, qua si tratta di decidere se vuoi sederti dalla parte dei giusti contro ogni ingiustizia o dalla parte di chi abita nell’abisso pieno di mostri della ragione addormentata!

L’uomo Dipende raccolse col cucchiaino la schiuma zuccherata dal fondo della tazza, quasi stesse cesellando una gemma, e poi chiese – Tu da che parte ti sei seduto? – all’altro quasi scoppiò una vena sulla tempia – DALLA PARTE DELLA RAGIONE PERCHÉ SO DI ESSERE NEL GIUSTO! – si ricompose un attimo e continuò a voce più bassa ma non con meno astio – Sono le persone come te, sempre indecise e tolleranti, che permettono il perpetrare delle ingiustizie nel mondo. Tu stai a guardare, IO FACCIO!

Dipende – disse l’uomo che portava lo stesso nome, oramai da anni – io preferisco guardare le foglie che cadono e riuscire a trarne una lezione di vita. Passo le mie giornate qua, seduto al tavolino o su una panchina del parco, e aspetto che qualche persona si sieda accanto a me. All’inizio io non dico mai nulla e visto che niente più del silenzio spaventa le persone, loro devono subito riempirlo della loro storia, leggera o pesante che sia. Mi parlano del cane, del tempo, della figlia che non vuole andare a scuola, del lavoro ripetitivo, della loro solitudine e della loro tristezza che non hanno fine. E quando hanno terminato di parlare io gli dico ‘Dipende’. Gli chiedo se della loro anima vogliono contare i fori misurandoli da quello che rimane attorno oppure considerare i vuoti come parte della loro essenza e smettere di reputarsi un vaso da riempire a ogni costo con qualsiasi cosa abbiano a disposizione. Insegno loro a fare un passo indietro per rimirare qualcosa più grande o un passo di lato quando questo qualcosa lo è troppo e rischia di travolgerli. Perché il passo avanti, verso la Cosa Giusta, non è un atto di volontà ma una conseguenza della danza che muoviamo attorno alla nostra esistenza. Sia pure un valzer o uno sgraziato sbattere di piedi ma mai una carica a testa bassa verso la Verità Vera perché altrimenti si rischia di battere forte la testa contro tutti i se e tutti ma che ci siamo rifiutati di vedere e dirimere.

L’uomo senza Se e senza Ma si alzò in silenzio, la prima volta in vita sua, e si allontanò turbato. 

Da quel giorno in poi il suo nome divenne l’uomo Ma Se.

Ma il “

Venite a raccogliervi attorno a me, genti, ovunque vi troviate ché l’acqua sta salendo ed è meglio mi ascoltiate

” e’ una citazione di Cloud Atlas ? Mi ricorda molto il vecchio Zachry che racconta intorno al fuoco.

(comunque si, se alla fine l’uomo Dipende riesce instillare il dubbio nell’uomo Senza Se e Senza Ma, e’ sicuramente un film di fantascienza.)