16 mesi all’esterno della ISS: particolari alghe sopravvivono alle condizioni estreme dello spazio

noneun:

gigiopix:

Lo spazio è un po’ meno inospitale del previsto, almeno questo è quanto emerso in seguito ad un esperimento a lungo termine svolto su alcune alghe e portato avanti da Fraunhofer-Gesellschaft, una delle più grandi organizzazioni di ricerca applicata in Europa, grazie alla collaborazione del governo tedesco e altri partner internazionali, tra cui la Stazione Spaziale Internazionale ISS.

Il progetto, capitanato dal Dr. Thomas Leya, a capo del team Extremophile Research & Biobank CCCryo appartenente alla sezione Bioanalytics and Bioprocesses IZI-BB di Fraunhofer a Postdam, rientra all’interno di un programma più ampio del Centro Aerospaziale Tedesco, chiamato Biology and Mars Experiment (BIOMEX). (Nota: CCCryo è l’acronimo di Culture Collection of Cryophilic Algae).

Lo scopo del progetto è stato quello di valutare la resistenza alle condizioni estreme offerte dallo spazio da parte di alcune alghe. Infatti, non potendo ricreare le medesime condizioni in laboratorio, il team di ricerca di Leya ha inviato sulla ISS alcuni campioni di alga attraverso l’utilizzo di un modulo Progress russo in data 13 luglio 2014, mentre le operazioni di rientro sono state affidate recentemente ad una capsula Soyuz.

Come lecito attendersi, le alghe prese in considerazione presentano delle specifiche peculiarità, tra cui particolari geni in grado di renderle naturalmente resistenti alle condizioni climatiche più rigide presenti sul globo. I campioni sono stati quindi scelti in base alla presenza dei geni Sphaerocystis sp. e il cianobatterio Nostoc sp., rispettivamente caratteristici delle alghe verdi norvegesi e delle alghe blu-verdi delle regioni antartiche, veri e propri esempi viventi di alghe in grado di sviluppare strategie di adattamento in grado di contrastare il freddo e l’essicazione.

I campioni ottenuti sono stati quindi trasportati sulla ISS per poter verificare la loro capacità di resistere, per un periodo di tempo prolungato, a condizioni che includono forti sbalzi termici, intense radiazioni UV e assenza di acqua prolungata. Le alghe in questione avevano già dimostrato di essere completamente resistenti a questi fattori durante la sperimentazione in laboratorio, tuttavia l’esperimento sulla ISS ha portato a risultati ancor più sorprendenti, dal momento che i campioni sono rimasti esposti alle condizioni estreme dello spazio nella parte esterna della ISS per ben 16 mesi, con solo un semplice filtro a densità neutra ad occuparsi di attenuare l’effetto delle radiazioni UV.

Tutti i cambiamenti di temperatura e di intensità delle radiazioni cosmiche sono stati monitorati e registrati attraverso una strumentazione dedicata; l’analisi del loro log sarà utile al fine di analizzare le esatte condizioni a cui sono stati sottoposti i campioni in questi 16 mesi, tornati intatti sulla Terra e in grado di dare il via a nuove colonie di alghe.

Ora che le alghe sono state recuperate non si può certo dire che l’esperimento sia concluso. Al momento i campioni sono in fase di analisi presso la Technische Universität di Berlino, la quale accerterà se il periodo trascorso nello spazio ha provocato danni nel DNA delle alghe e, nel caso in cui fossero presenti, quali sono le conseguenze di ciò. Le radiazioni UV a cui sono state esposte, infatti, sono estremamente pericolose per il DNA degli esseri umani, tuttavia ogni forma di vita reagisce in maniera diversa a queste condizioni avverse.

I risultati che produrrà questa ricerca saranno particolarmente interessanti, in quanto il loro campo di applicazione è molto vasto; si va dalla cosmetica, grazie alla realizzazione di protezioni solari che possano sfruttare le proprietà di queste alghe, sino alla possibilità di utilizzarle come aspetto fondamentale in una prossima spedizione su Marte. Ed è proprio questo lo scopo finale di questo esperimento; aiutare l’uomo a trovare soluzioni in grado di adattarsi a condizioni climatiche molto diverse da quelle naturalmente disponibili sulla Terra.

L’utilizzo di queste alghe, infatti, potrebbe rappresentare una base importante da cui partire per avviare la produzione indipendente di ossigeno sul pianeta rosso, uno degli aspetti principali per permettere ai moduli abitativi e alle prime colonie di potersi sostenere autonomamente. Ma non solo ossigeno, dal momento che le alghe sono anche un’importante fonte di proteine e potranno aiutare i primi coloni nella realizzazione dei pasti, sia durante la fase di viaggio che di insediamento. Abbiamo visto come Marte rappresenti una frontiera sempre più ambita da enti pubblici e privati, i quali si stanno preparando a quella che sembra essere la prossima grande corsa allo spazio. Tra tutti troviamo in testa Elon Musk, pronto a lanciarsi alla conquista del pianeta rosso con un progetto dettagliato e ambizioso; chissà che anche lui non abbia trovato particolarmente stimolante l’esperimento di Fraunhofer.

Che ne pensate se si decidesse di lasciare delle specie viventi terrestri libere di colonizzare Marte? Modificando per sempre il pianeta, partendo ovviamente prima dalle zone temperate, e rendendolo via via più adatto alla vita? Un po’ di ossigeno e soprattutto di gas serra potrebbero essere prodotti in quantità sufficienti da compensare l’inevitabile fuga dalla ridotta gravità marziana fino a per aumentare la temperatura media?  Sarebbe un realistico modo per rendere tutto il pianeta abitabile per l’uomo? Sarebbe etico distruggere un ambiente, seppur attualmente sterile, in nome della nostra futura colonizzazione? Che tempi sarebbero necessari?

Premesso che non ho assolutamente le competenze per parlare di questa roba, andando semplicemente di logica, mi vengono in mente un po’ di osservazioni con questo piano:

1) Le alghe sono rimaste vive anche nel vuoto dello spazio, si, ma non credo che abbiano continuato a produrre ossigeno. Credo che siano rimaste in un qualche stato di stasi. Non penso che riescano a funzionare correttamente a quelle temperature.

2) Se anche fosse, non serve un’atmosfera densa di CO2, per innescare un ciclo di fotosintesi ? Non so se l’atmosfera di Marte abbia abbastanza CO2 da permettere una fotosintesi stabile. E’ vero che la CO2 e’ il 95% del gas totale, ma e’ comunque un’atmosfera molto rarefatta.

3) Se anche il ciclo di fotosintesi si innescasse, non credo che le alghe possano fornire più ossigeno della CO2 assorbita. A logica direi proprio di no. Credo che possano aiutare a TRASFORMARE l’atmosfera marziana, ma non a renderla più densa.

3) Se anche trovassimo il modo di produrre più ossigeno, rimane il fatto che essendo un pianeta geologicamente morto (non ha attività vulcanica, non ha un nucleo in movimento) non dispone di un campo magnetico intrinseco. Per cui, più che per la ridotta gravita’, tutto l’ossigeno faticosamente prodotto verrebbe spazzato via dal vento solare. Di nuovo: non ho idea dei numeri in gioco, non so se l’ossigeno possa essere prodotto a una velocità maggiore rispetto alla perdita per l’assenza di campo magnetico.

4) Non avendo uno strato di ozono, probabilmente le radiazioni che arrivano al suolo sarebbero letali per l’uomo, a lungo termine, anche se le alghe riuscissero a sopravvivere. Non credo che la semplice produzione di ossigeno sia sufficiente per ripristinare uno strato di ozono, soprattutto in assenza di attività elettrica (tempeste di fulmini) nell’atmosfera. Forse potrebbe essere generato artificialmente, ma non so in quali quantità e con quali tempi.

5) Per quanto riguarda l’aspetto etico: questa e’ forse l’unica domanda su cui ho le idee più chiare. IMHO si, sarebbe etico. Un conto e’ distruggere un ambiente già pieno di vita, un altro e’ portare la vita in un ambiente sterile. E si, anche una eventuale scoperta di forme di vita primordiali come batteri o organismi unicellulari, nonostante l’importanza scientifica, non influirebbe minimamente sull’etica di una eventuale terraformazione. Credo che problemi di etica possano essere sollevati solo in presenza di forme di vita intelligenti e autocoscienti. Ma ovviamente queste rimangono comunque opinioni, e in quanto tali prettamente personali.

16 mesi all’esterno della ISS: particolari alghe sopravvivono alle condizioni estreme dello spazio

Un treno per la notte, ecco i nuovi poveri: sul regionale dormitorio fra i pendolari della disperazione – La Stampa

3nding:

Doppia tragedia: il treno al posto della Caritas per i bisognosi.

I pendolari che devono utilizzarlo subito dopo.

Jackpot.

Anche alla stazione di Pisa, fino a qualche anno fa, c’era il tacito accordo che l’ultimo treno della notte in arrivo da Viareggio, veniva lasciato su un binario secondario con una porta non bloccata, per permettere a chi non sapeva dove dormire, di passare una notte al caldo. In cambio loro evitavano di farsi vedere nei pressi dell’atrio della stazione. Era una situazione di equilibrio che tutto sommato soddisfaceva tutti, anche perché la mattina dopo venivano gli inservienti e ripulivano i vagoni.

Purtroppo pero’ negli ultimi anni sono aumentati i casi di ubriachi o violenti che danneggiavano o sporcavano i vagoni, portando alla chiusura di quel treno. Come al solito per colpa di qualche coglione ci hanno rimesso anche tutti gli altri che non facevano niente di male.

Un treno per la notte, ecco i nuovi poveri: sul regionale dormitorio fra i pendolari della disperazione – La Stampa

Dal Giappone la prima “ape robot” in grado di imitare l’impollinazione

Da diversi anni ormai, si stanno portando avanti studi e investimenti per salvare le api dal grave fenomeno che sta letteralmente decimando questa preziosa specie di insetti, un vero e proprio mezzo produttivo per l’agricoltura, necessario per l’impollinazione e la biodiversità, messa in pericolo da pesticidi e agenti inquinanti, con conseguenze disastrose anche per l’economia mondiale.

Tra i possibili esperimenti per una futura salvaguardia della specie, un team di ricercatori del National Institute of Advanced Industrial Science di Tsukuba, in Giappone, ha trasformato un piccolo drone da 100 dollari, in qualcosa di simile ad un’ape, cercando di imitare l’impollinazione stessa.

Per riuscire ad entrare in contatto con il fiore e catturare il polline, sulla parte posteriore del drone è stato incollato un sottile strato di crine, fibra animale spesso ricavata dal pelo della coda dei cavalli, in grado di reagire istantaneamente alle sollecitazioni senza subire alcun effetto, permeabile e con grandi proprietà di assorbimento dell’umidità, insieme ad un gel ionico liquido.

Nei test, il drone è riuscito a volare su una pianta di giglio giapponese, afferrare, e immediatamente rilasciare il polline dalla parte maschile a quella femminile contenuta nel cono o nel fiore, imitando per la prima volta il comportamento di un’ape durante l’impollinazione in maniera artificiale. Eijiro Miyako si è dichiarata entusiasta del risultato del suo esperimento, tuttavia, una soluzione di questo tipo è ben lontana dall’essere applicata in natura, in quanto ci vorrebbero telecamere ad alta risoluzione, GPS ed intelligenza artificiale per riuscire ad eliminare i comandi da remoto durante il volo di un drone così piccolo.

Un esperimento che per il momento rimarrà tale, ma che in futuro potrebbe riservare ulteriori studi, su metodi alternativi per la produzione di polline attraverso nuove tecnologie.

Qualcuno ha detto Black Mirror ?

Dal Giappone la prima “ape robot” in grado di imitare l’impollinazione

16 mesi all’esterno della ISS: particolari alghe sopravvivono alle condizioni estreme dello spazio

Lo spazio è un po’ meno inospitale del previsto, almeno questo è quanto emerso in seguito ad un esperimento a lungo termine svolto su alcune alghe e portato avanti da Fraunhofer-Gesellschaft, una delle più grandi organizzazioni di ricerca applicata in Europa, grazie alla collaborazione del governo tedesco e altri partner internazionali, tra cui la Stazione Spaziale Internazionale ISS.

Il progetto, capitanato dal Dr. Thomas Leya, a capo del team Extremophile Research & Biobank CCCryo appartenente alla sezione Bioanalytics and Bioprocesses IZI-BB di Fraunhofer a Postdam, rientra all’interno di un programma più ampio del Centro Aerospaziale Tedesco, chiamato Biology and Mars Experiment (BIOMEX). (Nota: CCCryo è l’acronimo di Culture Collection of Cryophilic Algae).

Lo scopo del progetto è stato quello di valutare la resistenza alle condizioni estreme offerte dallo spazio da parte di alcune alghe. Infatti, non potendo ricreare le medesime condizioni in laboratorio, il team di ricerca di Leya ha inviato sulla ISS alcuni campioni di alga attraverso l’utilizzo di un modulo Progress russo in data 13 luglio 2014, mentre le operazioni di rientro sono state affidate recentemente ad una capsula Soyuz.

Come lecito attendersi, le alghe prese in considerazione presentano delle specifiche peculiarità, tra cui particolari geni in grado di renderle naturalmente resistenti alle condizioni climatiche più rigide presenti sul globo. I campioni sono stati quindi scelti in base alla presenza dei geni Sphaerocystis sp. e il cianobatterio Nostoc sp., rispettivamente caratteristici delle alghe verdi norvegesi e delle alghe blu-verdi delle regioni antartiche, veri e propri esempi viventi di alghe in grado di sviluppare strategie di adattamento in grado di contrastare il freddo e l’essicazione.

I campioni ottenuti sono stati quindi trasportati sulla ISS per poter verificare la loro capacità di resistere, per un periodo di tempo prolungato, a condizioni che includono forti sbalzi termici, intense radiazioni UV e assenza di acqua prolungata. Le alghe in questione avevano già dimostrato di essere completamente resistenti a questi fattori durante la sperimentazione in laboratorio, tuttavia l’esperimento sulla ISS ha portato a risultati ancor più sorprendenti, dal momento che i campioni sono rimasti esposti alle condizioni estreme dello spazio nella parte esterna della ISS per ben 16 mesi, con solo un semplice filtro a densità neutra ad occuparsi di attenuare l’effetto delle radiazioni UV.

Tutti i cambiamenti di temperatura e di intensità delle radiazioni cosmiche sono stati monitorati e registrati attraverso una strumentazione dedicata; l’analisi del loro log sarà utile al fine di analizzare le esatte condizioni a cui sono stati sottoposti i campioni in questi 16 mesi, tornati intatti sulla Terra e in grado di dare il via a nuove colonie di alghe.

Ora che le alghe sono state recuperate non si può certo dire che l’esperimento sia concluso. Al momento i campioni sono in fase di analisi presso la Technische Universität di Berlino, la quale accerterà se il periodo trascorso nello spazio ha provocato danni nel DNA delle alghe e, nel caso in cui fossero presenti, quali sono le conseguenze di ciò. Le radiazioni UV a cui sono state esposte, infatti, sono estremamente pericolose per il DNA degli esseri umani, tuttavia ogni forma di vita reagisce in maniera diversa a queste condizioni avverse.

I risultati che produrrà questa ricerca saranno particolarmente interessanti, in quanto il loro campo di applicazione è molto vasto; si va dalla cosmetica, grazie alla realizzazione di protezioni solari che possano sfruttare le proprietà di queste alghe, sino alla possibilità di utilizzarle come aspetto fondamentale in una prossima spedizione su Marte. Ed è proprio questo lo scopo finale di questo esperimento; aiutare l’uomo a trovare soluzioni in grado di adattarsi a condizioni climatiche molto diverse da quelle naturalmente disponibili sulla Terra.

L’utilizzo di queste alghe, infatti, potrebbe rappresentare una base importante da cui partire per avviare la produzione indipendente di ossigeno sul pianeta rosso, uno degli aspetti principali per permettere ai moduli abitativi e alle prime colonie di potersi sostenere autonomamente. Ma non solo ossigeno, dal momento che le alghe sono anche un’importante fonte di proteine e potranno aiutare i primi coloni nella realizzazione dei pasti, sia durante la fase di viaggio che di insediamento. Abbiamo visto come Marte rappresenti una frontiera sempre più ambita da enti pubblici e privati, i quali si stanno preparando a quella che sembra essere la prossima grande corsa allo spazio. Tra tutti troviamo in testa Elon Musk, pronto a lanciarsi alla conquista del pianeta rosso con un progetto dettagliato e ambizioso; chissà che anche lui non abbia trovato particolarmente stimolante l’esperimento di Fraunhofer.

16 mesi all’esterno della ISS: particolari alghe sopravvivono alle condizioni estreme dello spazio

La traduzione del «Padre nostro»: qual è quella più corretta?

theuserformerlyknownasscas:

masoassai:

theuserformerlyknownasscas:

noneun:

levysoft:

Nella mia parrocchia abbiamo iniziato a cambiare la parola del Padre Nostro «non ci indurre in tentazione» con la frase «aiutaci nella tentazione». Il sacerdote ci diceva che era una errata traduzione dei secoli passati. Oggi la frase giusta è questa nuova. Mi perdoni ma sono preso da un forte dubbio che è quello che le traduzioni dalla lingua greca o latina si possano interpretare come si vuole dicendo che ci siamo sbagliati. Io non sono d’accordo con questi interventi tardivi e buonisti.

La religione è quella cosa che puoi cambiare preghiere, dogmi, comandamenti a piacimento e quante volte vuoi, basta che poi fai finta di niente.

(skronk-skronk…ok, questo era la dragomanna mannara che si scrocchia il collo e le dita prima di bestemmiare san Girolamo e darsi alla pazza gioia).

Ah-ehm. 

Oltre al fatto che una sfilza di concili, papi con interessi assai terreni e ben poco teologici, un paio di scismi, una dozzina di eresie, quei cacacazzi di ortodossi che, se oggi sono qui, lo devono al fatto che in latino esiste la congiunzione enclitica -que finiranno inevitabilmente per influenzare le scelte traduttive…

considerate una cosa: il testo greco è un puttanaio del signore. 

La Leggenda ci dice che 72 saggi, chiusi in 72 cellette solitarie, in 72 giorni (senza caffè. CAZZARI. NdT) completarono la traduzione dell’intero antico testamento e che, visto che erano sicuramente ispirati dallo spirito santo, tutte e 72 le versioni fossero uguali. 

AHAHAHHAAHAHAHAHAH. Chiunque abbia mai discusso come tradurre una congiunzione con più di due persone sa che è un niente arrivare alle lesioni gravissime alla quinta proposta traduttiva. 

Per di più, lo Spirito santo doveva essere proprio un gran burlone, visto che il passo di Isaia che annuncia la nascita di un messia da una vergine, come faceva giustamente notare Benicio del Toro in The Snatch, in ebraico parla di una ragazza

E considerate anche che, all’epoca, non c’era il quadro di riferimento europeo delle lingue, quindi i 72 giovialoni si sono riuniti millantando un livello di ebraico avanzato/madrelingua. 

Ciò detto, a questo primigenio casino immondo (dove i traduttori, in nome dell’antico adagio “ma che solenne rottura di cazzo”, hanno tradotto quei 6/7 sostantivi ebraici con lo stesso sostantivo greco perché tanto YOLO, non ci arrivano mica le mail incazzose dell’agenzia che deve far fare la revisione a un povero cristo) (pun intended), aggiungete un altro passaggio a questo mirabile gioco del telefono del divin verbo. 

Nello specifico, quel cacacazzi misogino e istriano di San Girolamo. Patrono della categoria professionale perché, mentre traduceva allegramente in latino, prima ha tentato di usare il testo greco. Poi deve aver intuito che i 72 stronzi più che dallo spirito santo erano ispirati dallo spirito della bottiglia, e si è andato a prendere i testi in ebraico. 

Dimostrando al mondo di non sapere la differenza tra un cammello e una cima da ormeggio, e guadagnandosi gli spernacchi dei portuali di Genova nei secoli dei secoli amen. 

Ciò detto, arrivati in questa era del terzo millennio dopo Cristo, in cui una ex dragomanna che sa leggere il greco e non lo ha mai studiato spernacchia i settanta saggi e il proprio santo patrono, conscia che finirà in un girone ancora più basso dell’inferno per aver deriso gli altrui orrori traduttivi, più che di revisione storica, ultimamente, si va finalmente di tentativi di essere un pelo più fedeli ai testi di partenza (sì, ok, poi discutiamo di quali testi di partenza). 

Nel caso specifico, il sor teologo tutti i torti non ha, visto che il tema di “messo alla prova” nella Bibbia torna e ritorna un po’ ovunque e non risparmia nessuno (uno dei pochi casi in cui non c’è cristo che tenga, manco il nepotismo bruto ti salva). 

In the meantime, visto che la Soviet ieri ha passato 20 minuti a schiaffeggiare affettuosamente quell’avanzo di liceo classico di suo moroso perché era una mezza cloaca in greco e in latino (e visto che ha sognato di sposarsi in comune e di scegliere le letture. Con un certo criterio, per di più), vi rimando alla prima lettera ai Corinzi, 1 Corinzi 13 1-8. 

Sempre per la serie, non è revisionismo, è solo questione di correggere le traduzioni a culo: la Vulgata di Girolamo parla di caritas, il testo greco parla di

agape.

(scusate, vi lascio anche questo, perché io sono del club Graecum est; non legitur, o meglio, lo leggo ma non ne so un cazzo, anche se ciò non ferma il mio scimmiarsi). 

Ora, a parte che agape può voler dire il cazzo che pare a loro (e infatti il sostantivo se lo sono inventato i 72 giovialoni), è assai carino notare che nella Bibbia è sia nelle frasi che parlano dell’amore di dio che, poi, in tutto il resto.

Fino a qualche decennio fa, in questo caso specifico, agape-caritas era diventato carità (la carità è paziente, non si adira…yadda yadda). Se adesso andate a cercare come viene tradotto il passo, quel cazzo di caritas è diventato….amore. 

Tl-Dr: considerando che i testi greci e latini sono già il terzo/quarto passaggio di un gioco del telefono traduttivo che vi raccomando, più che di revisionismo si può al massimo parlare di “tentiamo di imbroccare l’accezione più adatta, possibilmente facendo un lavoro filologico di fino” (tanto abbiamo tempo e, soprattutto, ci siamo tolti il viziaccio di bruciare sul rogo i traduttori se cannano qualcosa nella traduzione della bibbia.)

(nel mentre, più agape per tutti, visto che la Soviet sogna di sposarsi in comune ma si sceglie la lettera ai Corinzi per le letture. Perché once a Catholic girl, forever a Catholic girl. But also per deformazione professionale). 

cioè, io mi ero perso tutte le puntate di soviet e italians dopo una certa, poi niente stagioni per un po’ e ora c’è lo speciale di [primavera/natale] in cui si sposano?
maronn, io non ce la fo più a seguire tutta sta roba, c’ho ancora il trono di spade che non è finita, tre puntate di black mirror, due di sherlock, jane the virgin da iniziare, sabrina e tenerone coi plot twist.
ayyyyyyy que vida puxa vida

La soviet per il sociale: NON MI SPOSO, calmi tutti quanti.
HO SOGNATO di sposarmi, ma considerando che ho sognato anche di andare a fare la guerrigliera in cecenia non darei eccessivo peso alle tare del mio subconscio.

La soviet si sposa ! Tutti in polandia !

(btw applausi a @masoassai per la citazione di Mister No)

La traduzione del «Padre nostro»: qual è quella più corretta?

Agente patogeno pronto a salire a bordo della ISS

Il 14 febbraio accadrà qualcosa di decisamente emozionante: SpaceX lancerà nello Spazio un pericoloso agente patogeno. Sarà a bordo di una navicella diretta verso la ISS e potete tranquillizzarvi: gli astronauti sono perfettamente preparati.

Stiamo parlando dello Staphylococcus aureus, un batterio resistente alla meticillina noto anche come MRSA, causa molto frequente di infezioni nei pazienti ospedalizzati, notoriamente difficili da trattare. MRSA infatti è resistente a molti antibiotici e quindi può essere difficile da trattare in modo efficace, il che lo rende una grave minaccia per la salute pubblica.

Questo è anche il motivo del suo viaggio nello Spazio: una volta a bordo dell’avamposto spaziale, verrà utilizzato in uno studio per esaminare l’impatto della micro gravità sui pattern. Lo studio è sponsorizzato dalla NASA e dal CASIS (International Space Station US National Laboratory) e sarà guidata da Anita Goel, Presidente e CEO di Nanobiosym. L’ipotesi è che le condizioni di micro gravità possano generare una mutazione accelerata dell’MRSA, che equivarrebbe a premere il tasto “avanti veloce” e ottenere una previsione futura dei modelli di mutazione che non sono ancora avvenuti sulla Terra, e di cui potremmo trovare la cura prima ancora che appaiano.

L’idea della ricercatrice Anita Goel è che l’ambiente di micro gravità a bordo della Stazione Spaziale possa accelerare il tasso di mutazione di MRSA e influenzare il flusso di informazioni sia dal genoma sia dal trascrittoma. In caso fosse confermata, le implicazioni per la medicina e lo sviluppo di farmaci sarebbero enormi.

Dove le attuali terapie antimicrobiche sono inefficaci, e il trattamento delle infezioni è spesso uno scenario in cui gli agenti patogeni possono avere il sopravvento, il progetto di Goel potrebbe essere una soluzione tanto brillante quanto efficace. Si prospetterebbe infatti la creazione di molecole efficaci contro ceppi di batteri che non sono ancora nati qui sulla Terra, grazie a questo laboratorio di microbiologia extraterrestre.

Agente patogeno pronto a salire a bordo della ISS

Un nome per la milza accessoria

thisappointment:

spettriedemoni:

nuvolebuffe:

spettriedemoni:

nuvolebuffe:

spettriedemoni:

Visto il successo della mia milza in più, ho deciso di lanciare il concorso tra i miei follower sul nome da dare alla mia milza accessoria.
Se vi chiedete cosa sia sia una milza accessoria leggete il post precedente dove il dottor Kon-igi risponde molto bene a questa domanda.
@yoghiorso come vedi tua figlia ha qualche vantaggio in più a quanto pare.

Il giovane medico che mi ha visitato mi ha detto di averne una anche lui e di averla chiamata Giovanna mi è venuta l’idea di dare un nome anche alla mia.
@frauigelandtheboys ha suggerito Milli come nome mentre @nuvolebuffe ha suggerito Mafalda.
Qualche altra proposta?

Ovviamente il proponente del nome che verrà scelto alla fine non vince nulla se non una menzione speciale nella mia autobiografia non autorizzata che pubblicherò quando sarò ricco e famoso.

Dateci dentro!

Quindi mai! Astenetevi tutti. È una truffa ☺

Ovviamente mai, metto le mani avanti.
Dovresti riconoscermelo.
Oppure stai boicottando il concorso per far vincere Mafalda eh @nuvolebuffe? Ti ho scoperto! 😂😂😂😂

No, ti sbagli. Il mio nuovo motto è “Boicotta il blog amico. Sempre!”….( Blog amico? Amico di chi? Di nessuno! An ecco bon…ora si ragiona. ) 😆

Che scema che sei!
Ecco già solo per questo sei mia amica, che non lo sai? 😂

😘

Gloria, la milza accessoria! 😀

Marilù

, la milza in più.