Fra le tante questioni riguardanti il cambiamento climatico e
l’impatto ambientale dell’uomo ve n’è una che non viene più portata
all’attenzione: il buco nell’Ozono. Perché? Forse non è più considerato
un tema appetibile dai mass media? Ci sono forse notizie più importanti?
Le grandi corporazioni sono riuscite ad insabbiare il tutto. La
risposta, in realtà, è molto più semplice: il problema è stato risolto.
La storia del Protocollo di Montreal è la storia di un foglio di carta
che ha salvato il Pianeta.
Partiamo con un breve background
scientifico. L’Ozono è un composto chimico formato da tre molecole di
Ossigeno (formula O3) che si concentra principalmente in quella che
viene chiamata l’ozonosfera a circa 25 kilometri dalla superficie
terrestre. Esso è un gas serra ma, come in realtà buona parte dei gas
serra, aiuta a mantenere intatto l’ecosistema Terra. Infatti l’Ozono ha
la capacita di assorbire quantità di radiazione ultravioletta (dannosa
per i tessuti organici) proveniente dal Sole.
Lo strato di Ozono
venne messo a rischio con l’impiego intensivo dei gas CFC
(Clorofluorocaburi). Questi gas erano impiegati tanto nei processi
industriali quanto nella refrigerazione casalinga fino agli estintori.
Tuttavia, uno studio del 1973 compiuto dagli studiosi Frank Sherwood
Rowland e Mario Molina dell’Università della California, rivelò che
questi gas stavano lentamente erodendo lo strato di Ozono naturale.
Particolarmente, questi gas si stavano accumulando nella zona antartica
del pianeta, creando un grosso “foro” proprio sopra il continente
ghiacciato. L’aumento della penetrazione dei raggi UV avrebbe
significato non solo un rischio per la salute umana ed animale sulla
Terra, ma anche lo scioglimento massivo dei ghiacci antartici.
Com’è solito in queste situazioni, le corporazioni industriali che
producevano i gas CFC si opposero a tale teoria, ma queste opposizioni
sfumarono via via che altri enti riportavano le stesse, inopinabili
conclusioni: i CFC erano dannosi per l’ozono e, di conseguenza, per la
vita umana sulla Terra. Stava ora alla Comunità Internazionale studiare
un piano per risolvere la questione.
Il primo passo si ebbe nel
1985 quando venti Nazioni siglarono la Convenzione di Vienna,
permettendo la creazione di un’impalcatura su cui costruire un solido
trattato internazionale. Ciò avvenne sorprendentemente in breve tempo
(breve, s’intende, per delle negoziazioni internazionali) e già nel
1987, a Montreal, venne stabilito un trattato obbligatorio per la
riduzione e controllo delle sostanze dannose per l’Ozono.
Montreal fu un grande successo e vide la collaborazione tanto di
politici e diplomatici (che curarono gli aspetti più formali e
giuridici) quanto di scienziati e ricercatori (che invece diedero
contributo fondamentale nel definire specificatamente gli aspetti più
tecnici).
Il protocollo obbligatorio (aspetto non indifferente in
un trattato di tale portata) non solo metteva al bando la produzione e
l’emissione di gas CFC nei Paesi firmatari ma stabiliva anche un sistema
di bonus/malus per i paesi non firmatari. Infatti, Montreal stabiliva
che i firmatari avrebbero messo in atto un vero e proprio embargo
commerciale verso l’importazione di prodotti sia che emettevano CFC sia
che venivano prodotti attraverso l’uso di CFC mentre qualora uno Stato
volesse unirsi al protocollo avrebbe beneficiato di fondi strutturali
per la riconversione delle proprie industrie. Questo produsse un
decisivo effetto a cascata che portò sempre più Stati ad unirsi ai
firmatari iniziali. Attualmente il Protocollo di Montreal conta 197
aderenti (praticamente tutti gli Stati del mondo) più l’Unione Europea
stessa.
Il trattato fu molto virtuoso, come già accennato, anche
dal punto di vista della precisione scientifica. Team di consiglieri
scientifici si occuparono di definire in maniera precisa quali, quanti e
in che misura i gas andavano eliminati o ridotti (venne infatti
studiato un sistema in varie fasi di eliminazione progressiva).
L’effetto del Protocollo di Montreal fu notevole: nel 2012 venne
festeggiato il 25esimo anniversario della siglatura del documento che
aveva portato ad una progressiva ricostituzione naturale dello strato di
Ozono. Nonostante le numerose revisioni (ben 8) lo spirito iniziale
venne sempre mantenuto come grande testimonianza che, quando unita e
preparata, la Comunità Internazionale è in grado di affrontare e
risolvere anche i problemi più impellenti.