Mi sembra di essere triste da tempo immemorabile. Un tempo avrei detto “invariabilmente triste” invece adesso sono più dell’idea di essere triste con una certa varietà.
A volte sono triste e depressa, altre volte sono triste ma con quella incoscienza isterica che ti viene nei momenti in cui ti dici vaffanculo tanto sono triste almeno cerco di godermi quello che ho, altre volte ancora sono triste coi sensi di colpa di essere triste non avendone davvero il motivo, perché *c’è chi sta peggio*, *almeno non ho problemi gravi di salute* o *i miei familiari stanno bene* e *in fin dei conti ho un lavoro*. E quindi di che mi lamento? Mi ci vorrebbe un po’ di miniera.
Ultimamente sono triste col furore di fare cose che mi dico che devo fare, che poi spesso non faccio sentendomi in colpa perché non ho fatto quello che dovevo. Oppure col furore di fare cose che faccio e quando ho finito di farle mi accorgo che non me ne fregava niente e sono triste come prima. O sono triste con la rassegnazione di non fare niente tanto non serve a un cazzo, e non mi piace più niente e mi ritrovo seduta al tavolo di un ristorante a guardarmi da fuori perché il posto è bello, si mangia bene e le persone sembrano divertenti e carine eppure io ordino solo un antipasto e dico il minimo indispensabile per non essere scortese perché spero di tornare a casa il prima possibile a partire dal minuto uno in cui ho posato il culo sulla sedia e mi chiedo cosa cazzo abbia che non vada.
E sono triste perché le poche cose che penso di voler fare non le faccio perché non me le merito. come se mi fossi messa in punizione permanente e me ne stessi faccia nell’angolo. Almeno fossi un meme di un gatto che fissa il muro con la scritta INTERESTING. E invece.
Il tutto per dire cosa? non lo so. A volte Tumblr mi ha aiutata in passato, chissà se ci riesce di nuovo.
Mese: marzo 2017
Mi garbi, sei ganzo e ciai una bella chiorba ma io ciò i fortori perché so’ cascato in un ginepraio, era tutto diacciato e ora so’ der gatto; te ruzzi ma ciò l’abbiocco; mettici un toppino, ghiozzo di bua fonda, fai ammodino e mettiti a ceccia senza ciacciare o ti metto a buopillonzi, ber mi’ troiaio.
E ora mi cheto
(via ilfascinodelvago)
Deeeehhhh e c’acchecchini poino o tegame!
(via principersadanimo)
e bada bimbo ‘un bé, è diaccia marmata ti piglia una schicchera
(via masoassai)
bimb’un l’abb’a be’ l’acqua ‘e par’abbi i’bbai.

Il protocollo di Montreal
Fra le tante questioni riguardanti il cambiamento climatico e
l’impatto ambientale dell’uomo ve n’è una che non viene più portata
all’attenzione: il buco nell’Ozono. Perché? Forse non è più considerato
un tema appetibile dai mass media? Ci sono forse notizie più importanti?
Le grandi corporazioni sono riuscite ad insabbiare il tutto. La
risposta, in realtà, è molto più semplice: il problema è stato risolto.
La storia del Protocollo di Montreal è la storia di un foglio di carta
che ha salvato il Pianeta.Partiamo con un breve background
scientifico. L’Ozono è un composto chimico formato da tre molecole di
Ossigeno (formula O3) che si concentra principalmente in quella che
viene chiamata l’ozonosfera a circa 25 kilometri dalla superficie
terrestre. Esso è un gas serra ma, come in realtà buona parte dei gas
serra, aiuta a mantenere intatto l’ecosistema Terra. Infatti l’Ozono ha
la capacita di assorbire quantità di radiazione ultravioletta (dannosa
per i tessuti organici) proveniente dal Sole.Lo strato di Ozono
venne messo a rischio con l’impiego intensivo dei gas CFC
(Clorofluorocaburi). Questi gas erano impiegati tanto nei processi
industriali quanto nella refrigerazione casalinga fino agli estintori.Tuttavia, uno studio del 1973 compiuto dagli studiosi Frank Sherwood
Rowland e Mario Molina dell’Università della California, rivelò che
questi gas stavano lentamente erodendo lo strato di Ozono naturale.Particolarmente, questi gas si stavano accumulando nella zona antartica
del pianeta, creando un grosso “foro” proprio sopra il continente
ghiacciato. L’aumento della penetrazione dei raggi UV avrebbe
significato non solo un rischio per la salute umana ed animale sulla
Terra, ma anche lo scioglimento massivo dei ghiacci antartici.Com’è solito in queste situazioni, le corporazioni industriali che
producevano i gas CFC si opposero a tale teoria, ma queste opposizioni
sfumarono via via che altri enti riportavano le stesse, inopinabili
conclusioni: i CFC erano dannosi per l’ozono e, di conseguenza, per la
vita umana sulla Terra. Stava ora alla Comunità Internazionale studiare
un piano per risolvere la questione.Il primo passo si ebbe nel
1985 quando venti Nazioni siglarono la Convenzione di Vienna,
permettendo la creazione di un’impalcatura su cui costruire un solido
trattato internazionale. Ciò avvenne sorprendentemente in breve tempo
(breve, s’intende, per delle negoziazioni internazionali) e già nel
1987, a Montreal, venne stabilito un trattato obbligatorio per la
riduzione e controllo delle sostanze dannose per l’Ozono.Montreal fu un grande successo e vide la collaborazione tanto di
politici e diplomatici (che curarono gli aspetti più formali e
giuridici) quanto di scienziati e ricercatori (che invece diedero
contributo fondamentale nel definire specificatamente gli aspetti più
tecnici).Il protocollo obbligatorio (aspetto non indifferente in
un trattato di tale portata) non solo metteva al bando la produzione e
l’emissione di gas CFC nei Paesi firmatari ma stabiliva anche un sistema
di bonus/malus per i paesi non firmatari. Infatti, Montreal stabiliva
che i firmatari avrebbero messo in atto un vero e proprio embargo
commerciale verso l’importazione di prodotti sia che emettevano CFC sia
che venivano prodotti attraverso l’uso di CFC mentre qualora uno Stato
volesse unirsi al protocollo avrebbe beneficiato di fondi strutturali
per la riconversione delle proprie industrie. Questo produsse un
decisivo effetto a cascata che portò sempre più Stati ad unirsi ai
firmatari iniziali. Attualmente il Protocollo di Montreal conta 197
aderenti (praticamente tutti gli Stati del mondo) più l’Unione Europea
stessa.Il trattato fu molto virtuoso, come già accennato, anche
dal punto di vista della precisione scientifica. Team di consiglieri
scientifici si occuparono di definire in maniera precisa quali, quanti e
in che misura i gas andavano eliminati o ridotti (venne infatti
studiato un sistema in varie fasi di eliminazione progressiva).L’effetto del Protocollo di Montreal fu notevole: nel 2012 venne
festeggiato il 25esimo anniversario della siglatura del documento che
aveva portato ad una progressiva ricostituzione naturale dello strato di
Ozono. Nonostante le numerose revisioni (ben 8) lo spirito iniziale
venne sempre mantenuto come grande testimonianza che, quando unita e
preparata, la Comunità Internazionale è in grado di affrontare e
risolvere anche i problemi più impellenti.

😳
Un attacco epilettico mentre si stava depilando il petto con un coltello da cucina.
Uno svenimento per pressione bassa mentre aveva il coltello in mano, con caduta sullo stesso?

Una speranza per il contrasto alla Xylella nelle aree infette: individuata da CNR IPSP di Bari, DISSPA Università di Bari e Basile Caramia una cultivar che sembra essere resistente al batterio, è la FS17 costituita nella seconda metà degli anni 70 dal CNR ISAFOM di Perugia. Dopo le anticipazioni della gazzetta del mezzogiorno si attendono i dettagli in un articolo la cui pubblicazione è attesa a breve.
(Titoli in foto da La Gazzetta del Mezzogiorno del 20/03/2017)
(via infoxylella.it)
Epilessia tramite tweet, la violenza via Web sale di livello
Ogni volta che penso si sia raggiunto l’apice della disumanità, che non sia possibile essere più teste di cazzo di
così, qualcuno sposta l’asticella più in alto.
Ma come cazzo si fa anche solo a concepirla, una cosa del genere ?
Epilessia tramite tweet, la violenza via Web sale di livello

Il “menù” di domani comprenderà eclairs, profiteroles, craquelin, e una valanga di zeppolone di San Giuseppe per festeggiare i papà (anzi, I BABBI!!).
La novità del giorno saranno gli spiedini di fragole e bignè alla panna! *_*
Torneranno anche i bignè salati, quindi non avrete scuse! 😉 Vi aspetto! #eclairs #choux #bignè #igerpisa #streetfood #creampuff #madeinitaly #zeppole #craquelin #profiteroles #fragole #strawberry #mercatino (presso Santa Maria a Monte)
