sabrinaonmymind:

È un anno che sono in terapia.
Prendo tutti i giorni una pastiglia.
Una sola. Si chiama Triumeq. È rosa pallido, grossa come un confetto,
una caramella che si manda giù intera. I
farmaci antiretrovirali come questo che prendo io impediscono la
replicazione del virus dell’HIV e ti portano alla famigerata viremia
zero. Il che significa che, con gli strumenti attualmente in uso, il
virus smette di essere rintracciabile nel mio corpo. Ma c’è. Si sa che
continua ad esserci perché, se smettessi di prendere la mia pillola rosa
pallido grossa come un confetto, lui  rispunterebbe fuori. Coi farmaci
si va a rintanare, si nasconde in alcune zone del corpo. Le chiamano
‘santuari’, sono gli organi in cui i farmaci fanno fatica ad agire.
Fino all’anno scorso non prendevo mai medicine – sono vegetariano,
faccio yoga da dieci anni – e ora tutte le sere prendo una pastiglia. Mi
curavo l’influenza coi decotti e le spezie. I farmaci fanno male. E
vengono testati sugli animali, dicevo. Le cose cambiano, le ho dovute
cambiare. Alla prima visita ho detto al mio infettivologo: non frequento
molto gli ospedali. Mi sa che ora dovrai abituartici, ha detto. Era
serio, perché sull’HIV circolano teorie fantasiose. C’è chi non si cura,
chi rifiuta la terapia. C’è chi sceglie strade alternative, chi si
pretende di aggiustare le cose con l’alimentazione. C’è sicuramente una
ragione psicologica e emotiva dietro questa mia malattia che proprio una
malattia, oggi nel 2017, non è. Ma una volta che ce l’hai l’unica
soluzione credo sia proprio la mia caramella rosa pallido da mandare giù
intera. O altre simili, di altri colori.
Ho iniziato facendo i
controlli ogni due mesi. Poi ogni tre. Ora ogni quattro, perché va tutto
bene, il mio virus non è più rilevabile.
Il virus dell’HIV intacca
il sistema immunitario. In particolare colpisce i CD4, una
sottopopolazione dei globuli bianchi. Una persona sana normalmente ne ha
tra i 500 e i 1200. L’anno scorso quando m’è venuta quella febbre che
non andava più via i miei erano 400. Non così male, in realtà. Poteva
andarmi peggio. Avevo in corpo il virus da tanto tempo ma lui s’è
replicato poco, è stato gentile. Quando i CD4 scendono troppo si va in
AIDS, si entra nella Sindrome da Immunodeficienza Acquisita. Il che
significa che il corpo inizia a esser preda di quelle che i dottori
chiamano infezioni opportunistiche. Ovvero infezioni che alla gente
normalmente non vengono, ma che approfittano del sistema immunitario
compromesso dall’HIV. E che se lasciate libere di agire in breve ti
uccidono. In genere il primo organo che mostra i segni dell’AIDS è la
pelle. La pelle, che separa il mondo dalla persona. L’HIV è un virus che
mette a fuoco un tema: io, gli altri. Traccia un confine. Gli
appassionati di teorie alternative qua andrebbero avanti aggiungendo
dell’altro.
Un punto essenziale della terapia per l’HIV è
l’aderenza. La mia pillola rosa pallido, grossa come un confetto, la
caramella che si manda giù intera, va presa tutti i giorni alla stessa
ora. Tutti i giorni. Alla stessa ora. È importante. Se si saltano giorni
o se si è disordinati con l’orario il virus può sviluppare una
resistenza. Ovvero impara ad abituarsi al famaco. E sfrutta la carenza
di principio attivo in circolo per prender coraggio e tornare a
replicarsi. In quel caso, intendiamoci, non è la fine del mondo. Ma
bisogna cambiare terapia. In gergo si chiama fallimento terapeutico. E
siccome ogni farmaco – in commercio ne esistono ormai svariati – può
dare effetti collaterali nuovi e imprevisti, meglio esser precisi. E
coltivare l’aderenza col farmaco che si sta assumendo.
Io sono un
soldato. Non ho mai saltato un giorno. Mi è capitato qualche volta di
tardare un paio d’ore. Massimo tre. Ma il mio infettivologo dice che non
è un problema. Siccome passati i primi giorni prendere la mia pastiglia
rosa pallido è diventato un gesto automatico di cui mi dimentico
subito, ho dovuto iniziare a prendere delle precauzioni: ho un
portapillole coi giorni della settimana che riempio con le sette
pastiglie ogni lunedì. Così non si scappa: se la casella di quel giorno è
vuota, l’ho presa. Ho messo la sveglia sul telefono – alle dieci di
sera – e l’ho fatta mettere anche al mio ragazzo. Mi sono imposto di
prendere velocemente la pastiglia quando mi suona la sveglia: è capitato
nei mesi scorsi che magari stavo guardando qualcosa in tv, o stavo
finendo di cenare e, volendo, ritardare di qualche minuto, è finita che
l’ho presa dopo tre ore. Ho avuto i sensi di colpa fino al giorno dopo.
L’unico problema che al momento ancora non ho risolto del tutto è se mi
capita di voler restare fuori dal pomeriggio senza averlo deciso prima,
senza avere pastiglie con me. Probabilmente dovrei tenermi una pillola
da qualche parte. O magari due: una nello zaino, una nella giacca. E se
mi facessi un ciondolo? Metto la mia pillola rosa pallido grossa come un
confetto che si manda giù intera, dentro un piccolo scrigno adamantino
da portare al collo. Qualcosa di vistoso, sia chiaro. 

Jonathan Bazzi

Parcheggia l’auto, gli dipingono le strisce blu intorno e viene multato

masoassai:

kon-igi:

gigiopix:

Facciamoci sempre riconoscere, a Pisa, mi raccomando, eh.

Noi da ragazzini s’andava a pescare al molo e tutto il mio repertorio di bestemmie prende ispirazione dall’episodio della pacata reazione dei pescatori che, rientrati dopo settimane in mare, scoprirono fascetti di multe sotto la tergicristallo perché il comune aveva messo il divieto di sosta sul piazzale mentre loro erano via.

Avevo molto mestieri in mente che avrei voluto fare da grande… il sindaco di Viareggio da quel giorno no di sicuro.

perché hanmo visto che è elbano!

Eccallá 😀 Ero li che aspettavo che qualcuno lo dicesse 😀 Mi sarei aspettato più un “livornese” però. 😀

Parcheggia l’auto, gli dipingono le strisce blu intorno e viene multato

Hello It?

theuserformerlyknownasscas:

Madreh che mi usa come supporto tecnico da remoto rischiando di farmi far tardi per le otto ore di disagio di supporto tecnico.
(Cit: “MADREHHHH, ho passato otto ore a bestemmiare perché non potevo mandare affanculo gente che avrei voluto mandare affanculo. Ora, visto che a te POSSO mandarti affanculo, ma non voglio farlo, mi dai dieci minuti per cenare e ti richiamo?”)

kon-igi:

So che non  rientra nelle sue competenze ma magari conosce qualcuno a cui reindirizzare la domanda, in caso contrario ignori pure la domanda. Parlando di zero assoluto in fisica, quali sono le conseguenze “pratiche” sulla materia della condensazione di Bose-Einstein. 

Grazie mille anticipatamente 


‘Non rientra nelle sue competenze’ è una maniera molto bella e  gentile per descrivere una mia ignoranza pressoché totale. 

Rigiro tipo a @gigiopix, @masuoka e alle tante altre persone più qualificate di me (tutte).

Io l’esame di Fisica l’ho passato con 18 perché “se le do meno lei torna al prossimo appello, e io non la voglio rivedere mai più” (testuali parole del prof).

Non cercate me per questa roba 😀 

Casomai ci taggherei anche @sabrinaonmymind

kon-igi:

gigiopix
ha risposto al tuo post “Ricerchi sul serio fonti attendibili? L’accuratezza di un’informazione…”

Il gasolio inizia a evaporare intorno ai 65 gradi, e la temperatura di autoignizione e’ sui 220 gradi; ma anche se colpito da un qualcosa sui 900 gradi, in grado di innescare la fiamma, probabilmente dentro la cisterna mancherebbe comunque il comburente, l’ossigeno sufficiente ad alimentarla. Forse sforacchiandolo con tanti colpi, in modo da aprire tante prese d’aria… ma la vedo dura.

SOON

Tra l’altro (ci ho pensato solo dopo) e’ lo stesso principio dei dirigibili della prima guerra mondiale: agli aerei non bastava una raffica di mitragliatrice per farli esplodere, ma dovevano fare più passate. Questo perché’ all’interno del pallone, insieme all’idrogeno non c’era abbastanza ossigeno.

Solo dopo diverse raffiche invece, i buchi iniziavano a essere sufficienti a lasciar entrare l’aria necessaria per rendere la miscela infiammabile.

Potresti provare a mitragliare il vicino con un Fokker

D.VIII o un Caproni Ca.33 😀