
Giorno: 25 aprile 2017
25 Aprile
“Come funziona, spiegato semplice” (Cit.)
Anche Makkox va rebloggato ogni anno.

Lo cercavo in dash per rebloggarlo, come ogni anno, ma non l’ho trovato. Non e’ tanto un buon segno, eh.
Il contrabbando, da che mondo è mondo, si sconfigge in un solo modo: legalizzando le merci proibite. In questo caso la merce proibita è il viaggio. Ed è giunta l’ora di legalizzarlo anche per l’Africa, così come avete fatto per l’Est Europa, i Balcani, l’America Latina, l’Asia.
Riscrivete le regole dei visti Schengen. Allentate le maglie. Fatelo gradualmente. Partite con un pacchetto di cinquanta-centomila visti UE all’anno per l’Africa. E se funziona, estendete il programma. Iniziate dai paesi più interessati dalle traversate: Eritrea, Somalia, Etiopia, Nigeria, Ghana, Gambia, Mali, Niger, Senegal, Egitto e Tunisia. Visti di turismo e ricerca lavoro, validi sei mesi in tutta la UE, rinnovabili di altri sei mesi e convertibili in permesso di lavoro dopo un anno senza bisogno di nessuna sanatoria.
Chi oggi investe tre-quattromila euro per il viaggio Lagos-Tripoli-Lampedusa, investirebbe gli stessi soldi per comprare un biglietto aereo, affittarsi una camera e cercare un lavoro. E se non lo trovasse, tornerebbe in patria sapendo che potrebbe ritentare l’anno successivo.
Se un italiano a Londra o un cinese a Milano ce la possono fare da soli, perché un ghanese a Berlino o un congolese a Trieste non possono fare lo stesso? Tra la repressione in frontiera e l’assistenzialismo in casa, c’è un terzo modello.
È il modello della cittadinanza globale. L’idea che modernità è anche poter scegliere dove inseguire la propria felicità. Ovunque essa sia. Fosse anche una chimera. Sapendo che potrai sempre tornare a casa. Perché c’è una porta girevole. Per una metà della nostra generazione, quella dei passaporti rossi e blu, è già realtà. Per l’altra metà, quella dei passaporti verdi e neri, è soltanto un miraggio.

Le cose belle di essere genitore
1. quando sei in sala d’attesa, in volo, in treno, in qualche posto affollato e senti strillare fortissimo un bimbo e resti immobile, gli occhi chiusi, il sorriso sulle labbra e dentro di te pensi “e sti cazzi, non è il mio”.
2. quando la sera ti vedi con gli amici e tutti i bimbi giocano insieme fino a raggiungere la massa critica, il meltdown collettivo e tutti insieme sbroccano, comportandosi come se fossero sotto effetto di droghe: chi parla da solo, chi si dondola sul posto, chi salta sul divano urlando, quello che cammina in tondo piangendo, il mocciolo che cola da entrambe le narici e via così in questo enorme e decadente rave party mentre tu continui a sorseggiare vino e pensi “altri 10 minuti ce la fanno ancora”. E ti versi da bere altro vino.
3. quando mangiano il gelato e inizia a colargli fin dentro le scarpe e tu non dici niente. La faccia degli altri che li guardano e lentamente inorridiscono. Ma ancora meglio quando per la stanchezza si pisciano sotto e iniziano a piangere sbattendo i piedi sopra quella pozza d’urina e tu pensi “tra 20 anni sarà lo stesso, ma con il tuo vomito”.
4. quando vai a mangiare un hamburger con patatine e il grande di 4 anni ti fa “passi il ketchup?” e tu lo fai e poi gli chiede se ci vuole pure un po’ di mostarda e lui “no, va bene solo il ketchup”.
5. quando dopo 50 “perché” in fila inizi a dirgli qualsiasi cosa ti passi per la mente, tanto non se lo ricorderanno mai e poi, dopo 4 mesi, scopri che in uno di questi momenti gli hai fatto credere che la sorellina l’ha portata Amazon e che no, non si può restituire perché dal prossimo anno potrà lavorare alla Apple ad assemblare iPhone e papà è disoccupato e gli servono i soldi per l’alcol.
6. quando ti costringe a corrergli dietro per tutta casa reggendo in mano un aereo Lego e tu pensi “ancora qualche anno e poi finalmente potrà correre a chiudersi in camera sua urlandomi “TI ODIO” e io avrò di nuovo del tempo per me”.

