Ultimi anni della guerra, mia nonna materna è a diverse centinaia di chilometri da casa in un’industria bellica, un giorno smobilitano tutto, gli alleati stanno avanzando e si temono bombardamenti (già in atto) più pesanti. Sono tutte donne, decidono di viaggiare a piedi di notte e nascondersi di giorno. Le serviranno quindici giorni per tornare a casa. Una notte però sul sopraggiungere dell’alba il suo gruppo viene intercettato da dei soldati tedeschi in ritirata. Lei e le ragazze temono di essere stuprate, ma i militari hanno altre intenzioni: le mettono con un gruppo di civili a scavare delle buche dove seppellire altri soldati tedeschi morti. Mentre sono lì che scavano vicino a un bosco, ad un certo punto mia nonna molla la pala e fugge verso la vegetazione. Presto si ferma atterrita, nota sotto una pianta, seduto contro un tronco, un militare tedesco con un mitra in mano, fissarla. Lei prova a parlargli, quello continua a fissarla. Lo implora di non spararle, lui non le risponde. Così lei si avvicina, continuando a parlargli lentamente in italiano e in dialetto. Solo da molto vicino si rende conto che qualcosa non va: il tedesco non si muove di un millimetro. Ha gli occhi aperti ma non parla nè si muove. Quando è ormai alla sua portata si decide a toccarlo e il cadavere di quello si accascia di lato. Era morto in quella posizione, con gli occhi aperti ed il mitra in mano. Mia nonna aveva visto molte persone morte (“per strada e per terra” diceva lei) e la cosa non l’aveva mai impressionata più di tanto. Ma quell’episodio la segnò per sempre e lo raccontò in continuazione durante tutto il resto della sua vita.
(via 3nding)