Metaconversazioni madre-figlio

spaam:

Tra gli utenti dei social network esiste tutta una sottoclasse compota da signori benestanti, tipo mia madre e che da anni vivono in quel limbo da “guarda il cazzo che me ne frega”. Una condizione dettata anche dall’età, certo, ma che io le invidio tantissimo e che è anche meglio della pensione.

Io, per la prima volta in vita mia, lo ammetto, da grande voglio essere come mia madre, una donna con una certa classe che passa le giornate a dipingere, a fare passeggiate, a leggere, a cucinare e il tutto con quell’aria spensierata di chi, appunto, “guarda il cazzo che me ne frega”. Quindi, ancora 10 anni, qunado i bimbi sapranno ormai drogarsi da soli e poi mi ritiro in quel limbo umano che a noi 40enni ci fa incazzare così tanto, ma che stando dall’altro lato dev’essere una figata immane. 

Questo ovviamente porta la comunicazione madre-figlio su un livello meta che – se non siete italiani – difficilmente riuscirete mai a capire. A Mà tornamo in Europa. So contenta, ce l’avete un lavoro? No, ancora no. Eh vabbé, senti, sta sera ho fatto i peperoni ripieni. Eh, so contento. Mo quando vieni te li rifaccio.

Io v’ho avvisato.

Ocean Worlds Beyond Earth

nasa:

We’re incredibly lucky to live on a planet
drenched in water, nestled in a perfect distance from our sun and wrapped with
magnetic fields keeping our atmosphere intact against harsh radiation and space
weather.

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We know from recent research that life can
persist in the cruelest of environments here on Earth, which gives us hope to
finding life thriving on other worlds. While we have yet to find life outside
of Earth, we are optimistic about the possibilities, especially on other ocean
worlds right here in our solar system.  

So…What’s the News?!

Two of our veteran missions are providing
tantalizing new details about icy, ocean-bearing moons of Jupiter and Saturn,
further enhancing the scientific interest of these and other “ocean worlds” in
our solar system and beyond!

Cassini
scientists announce that a form of energy for life appears to exist in Saturn’s
moon Enceladus, and Hubble
researchers report additional evidence of plumes erupting from Jupiter’s moon
Europa.

The Two Missions: Cassini and Hubble

Cassini

Our Cassini
spacecraft
has found that hydrothermal vents in the ocean of Saturn’s icy moon Enceladus
are producing hydrogen gas, which could potentially provide a chemical energy
source for life.

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Cassini discovered that this little moon of
Saturn was active in 2005. The discovery that Enceladus has jets of gas and icy
particles coming out of its south polar region surprised the world. Later we
determined that plumes of material are coming from a global ocean under the icy
crust, through large cracks known as “tiger stripes.” 

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We have more evidence now – this time sampled
straight from the plume itself – of hydrothermal activity, and we now know the
water is chemically interacting with the rock beneath the ocean and producing
the kind of chemistry that could be used by microbes IF they happened to be
there.

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This is the culmination of 12 years of
investigations by Cassini and a capstone finding for the mission. We now know Enceladus
has nearly all the ingredients needed for life as we know it.

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The Cassini spacecraft made its deepest dive
through the plume on Oct. 28, 2015. From previous flybys, Cassini determined
that nearly 98% of the gas in the plume is water and the rest is a mixture of
other molecules, including carbon dioxide, methane and ammonia. 

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Cassini’s other
instruments provided evidence of hydrothermal activity in the ocean. What we
really wanted to know was…Is there hydrogen being produced that microbes could
use to make energy? And that’s exactly what we found!

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To be clear…we haven’t discovered microbes at
Enceladus, but vents of this type at Earth host these kinds of life. We’re
cautiously excited at the prospect that there might be something like this at
Enceladus too!

Hubble

The Hubble Space
Telescope
has also been studying another ocean world in our solar system:
Europa!

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Europa is one of the four major moons of
Jupiter, about the size of our own moon but very different in appearance. It’s
a cold, icy world with a relatively smooth, bright surface crisscrossed with
dark cracks and patches of reddish material.

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What makes Europa interesting is that it’s believed
to have a global ocean
, underneath a thick crust of ice. In fact, it’s got
about twice as much ocean as planet Earth!

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In 2014, we detected evidence of intermittent
water plumes on the surface of Europa, which is interesting because they may
provide us with easier access to subsurface liquid water without having to
drill through miles of ice.

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And now, in 2016, we’ve found one particular
plume candidate that appears to be at the same location that it
was seen in 2014. 

This is exciting because if we can establish that a
particular feature does repeat, then it is much more likely to be real and we
can attempt to study and understand the processes that cause it to turn on or
off. 

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This plume also happens to coincide with an
area where Europa is unusually warm as compared to the surrounding terrain. The
plume candidates are about 30 to 60 miles (50 to 100 kilometers) in height and are well-positioned for
observation, being in a relatively equatorial and well-determined location.

What Does All This Mean and What’s Next?

Hubble and Cassini are inherently different
missions, but their complementary scientific discoveries, along with the synergy
between our current and planned missions, will help us in finding out whether
we are alone in the universe. 

Hubble will continue to observe Europa. If
you’re wondering how we might be able to get more information on the Europa
plume, the upcoming Europa Clipper mission
will be carrying
suite of 9 instruments to investigate whether the mysterious icy moon could harbor conditions favorable for life. Europa Clipper is slated to launch in the 2020s.

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This future mission will be able to study the
surface of Europa in great detail and assess the habitability of this moon.
Whether there’s life there or not is a question for this future mission to
discover!

Make sure to follow us on Tumblr for your regular dose of space: http://nasa.tumblr.com

Say hello to my friend Barbra

ganfione:

surfer-osa:

sabrinaonmymind:

emmanuelnegro:

Eccomi qua. Riapro ‘sto tumblo dopo tipo dieci giorni e ci trovo questo:

Alla cortese (lo dico, davvero, senza alcun sarcasmo, dato che cortese è senza dubbio stata nel suo messaggio) sig.ra Sveva – che, mi par di percepire, ha già raggiunto e “convinto” un po’ di tumbleri (compresi alcuni dei presenti) – porgo, in primo luogo, i miei complimenti: io, per dire, non riuscirei a dormire la notte al solo pensiero di avere un Dell’Utri come cliente. Tipo, penso che prima di riuscire a finir di scrivere la frase “il mio cliente, Sig. Dell’Utri” le mie personali convinzioni più profondamente radicate mi spingerebbero inconsciamente a gettarmi in fiamme dal balcone mentre ingerisco acido muriatico e cocci di vetro. Congratulazioni, quindi, per la Sua serenità e pace interiore: invidiabili. Ben oltre la mia misera comprensione.

Ciò assodato, mi duole ammettere che l’assenza di un link nel suo messaggio mi causa incertezza circa l’oggetto della Sua richiesta. Si tratta per caso di questo?

https://emmanuelnegro.tumblr.com/post/238180320/marco-dellutri-non-%C3%A8-morto-perch%C3%A9-era-una-drogato

(se per qualsiasi motivo avesse problemi ad aprire il link, fornisco un pratico screenshot:)

Se di fatto è a questo post che si riferisce, attendo sua cortese conferma per prendere le opportune misure. Potrei metterci un po’ – sa com’è, autolavaggi gomiti che fanno contatto con piedi, le solite cose della vita che a volte fanno perdere settimane o mesi o ere geologiche – ma vedrà che sarò lieto di accontentarla appena troverò il tempo.

Ché non sia mai che questa notiziola vecchia e sepolta – di sette anni fa e della quale non avevo la minima memoria, così come, credo, virtualmente nessuno – ricominci a fare il giro di tumblr e poi degli altri social network e da lì in su. Sarebbe davvero sconfortante, specialmente in un momento in cui del mai dimenticato (nel senso di “noi non dimentichiamo”) Giovanardi, citato a margine nella notizia ivi riportata, i notiziari sono tornati a parlare, e per tutti i migliori motivi. Magari qualcuno sta leggendo questo post e non è sufficientemente intimidito, magari reblogga lo stesso. Che disgrazia.

Se poi volesse un giorno amabilmente discutere di diritto all’oblio e cessazione della rilevanza di una notizia, diciamo che potremo parlarne quando il concetto di “oblio” significherà la stessa cosa per tutti. Finché per qualcuno significherà “uscirne pulito” e per altri “morto ammazzato dallo Stato”, temo che non avremo molto da dirci sul tema.

Se invece ritiene che i fatti citati non corrispondano al vero, sarò lieto di pubblicare le vostre critiche alla succitata versione degli eventi; sono abbastanza fiducioso che di versione ce ne sia anche, nonostante tutto, una agli atti. Magari potete trasmetterci quella, Le assicuro che le sarà dato il dovuto spazio.

In attesa di un Suo cortese riscontro e auspicabilmente di lumi circa i dubbi di cui sopra,

Cordiali Saluti.

Cosa vuoi…gli hanno ripulito il culo e magari si sono dimenticati la carta igienica qua e là.

Quando la realtà supera l’immaginazione…

Un post di sette anni fa che magari nemmeno lui che l’ha scritto se lo ricordava più. Un genyo di avvocato, in effetti.

Ma dite che farà causa anche a Internet Archive ?

sabrinaonmymind:

È un anno che sono in terapia.
Prendo tutti i giorni una pastiglia.
Una sola. Si chiama Triumeq. È rosa pallido, grossa come un confetto,
una caramella che si manda giù intera. I
farmaci antiretrovirali come questo che prendo io impediscono la
replicazione del virus dell’HIV e ti portano alla famigerata viremia
zero. Il che significa che, con gli strumenti attualmente in uso, il
virus smette di essere rintracciabile nel mio corpo. Ma c’è. Si sa che
continua ad esserci perché, se smettessi di prendere la mia pillola rosa
pallido grossa come un confetto, lui  rispunterebbe fuori. Coi farmaci
si va a rintanare, si nasconde in alcune zone del corpo. Le chiamano
‘santuari’, sono gli organi in cui i farmaci fanno fatica ad agire.
Fino all’anno scorso non prendevo mai medicine – sono vegetariano,
faccio yoga da dieci anni – e ora tutte le sere prendo una pastiglia. Mi
curavo l’influenza coi decotti e le spezie. I farmaci fanno male. E
vengono testati sugli animali, dicevo. Le cose cambiano, le ho dovute
cambiare. Alla prima visita ho detto al mio infettivologo: non frequento
molto gli ospedali. Mi sa che ora dovrai abituartici, ha detto. Era
serio, perché sull’HIV circolano teorie fantasiose. C’è chi non si cura,
chi rifiuta la terapia. C’è chi sceglie strade alternative, chi si
pretende di aggiustare le cose con l’alimentazione. C’è sicuramente una
ragione psicologica e emotiva dietro questa mia malattia che proprio una
malattia, oggi nel 2017, non è. Ma una volta che ce l’hai l’unica
soluzione credo sia proprio la mia caramella rosa pallido da mandare giù
intera. O altre simili, di altri colori.
Ho iniziato facendo i
controlli ogni due mesi. Poi ogni tre. Ora ogni quattro, perché va tutto
bene, il mio virus non è più rilevabile.
Il virus dell’HIV intacca
il sistema immunitario. In particolare colpisce i CD4, una
sottopopolazione dei globuli bianchi. Una persona sana normalmente ne ha
tra i 500 e i 1200. L’anno scorso quando m’è venuta quella febbre che
non andava più via i miei erano 400. Non così male, in realtà. Poteva
andarmi peggio. Avevo in corpo il virus da tanto tempo ma lui s’è
replicato poco, è stato gentile. Quando i CD4 scendono troppo si va in
AIDS, si entra nella Sindrome da Immunodeficienza Acquisita. Il che
significa che il corpo inizia a esser preda di quelle che i dottori
chiamano infezioni opportunistiche. Ovvero infezioni che alla gente
normalmente non vengono, ma che approfittano del sistema immunitario
compromesso dall’HIV. E che se lasciate libere di agire in breve ti
uccidono. In genere il primo organo che mostra i segni dell’AIDS è la
pelle. La pelle, che separa il mondo dalla persona. L’HIV è un virus che
mette a fuoco un tema: io, gli altri. Traccia un confine. Gli
appassionati di teorie alternative qua andrebbero avanti aggiungendo
dell’altro.
Un punto essenziale della terapia per l’HIV è
l’aderenza. La mia pillola rosa pallido, grossa come un confetto, la
caramella che si manda giù intera, va presa tutti i giorni alla stessa
ora. Tutti i giorni. Alla stessa ora. È importante. Se si saltano giorni
o se si è disordinati con l’orario il virus può sviluppare una
resistenza. Ovvero impara ad abituarsi al famaco. E sfrutta la carenza
di principio attivo in circolo per prender coraggio e tornare a
replicarsi. In quel caso, intendiamoci, non è la fine del mondo. Ma
bisogna cambiare terapia. In gergo si chiama fallimento terapeutico. E
siccome ogni farmaco – in commercio ne esistono ormai svariati – può
dare effetti collaterali nuovi e imprevisti, meglio esser precisi. E
coltivare l’aderenza col farmaco che si sta assumendo.
Io sono un
soldato. Non ho mai saltato un giorno. Mi è capitato qualche volta di
tardare un paio d’ore. Massimo tre. Ma il mio infettivologo dice che non
è un problema. Siccome passati i primi giorni prendere la mia pastiglia
rosa pallido è diventato un gesto automatico di cui mi dimentico
subito, ho dovuto iniziare a prendere delle precauzioni: ho un
portapillole coi giorni della settimana che riempio con le sette
pastiglie ogni lunedì. Così non si scappa: se la casella di quel giorno è
vuota, l’ho presa. Ho messo la sveglia sul telefono – alle dieci di
sera – e l’ho fatta mettere anche al mio ragazzo. Mi sono imposto di
prendere velocemente la pastiglia quando mi suona la sveglia: è capitato
nei mesi scorsi che magari stavo guardando qualcosa in tv, o stavo
finendo di cenare e, volendo, ritardare di qualche minuto, è finita che
l’ho presa dopo tre ore. Ho avuto i sensi di colpa fino al giorno dopo.
L’unico problema che al momento ancora non ho risolto del tutto è se mi
capita di voler restare fuori dal pomeriggio senza averlo deciso prima,
senza avere pastiglie con me. Probabilmente dovrei tenermi una pillola
da qualche parte. O magari due: una nello zaino, una nella giacca. E se
mi facessi un ciondolo? Metto la mia pillola rosa pallido grossa come un
confetto che si manda giù intera, dentro un piccolo scrigno adamantino
da portare al collo. Qualcosa di vistoso, sia chiaro. 

Jonathan Bazzi