quartodisecolo:

sabrinaonmymind:

Ieri ho rivisto un’amica con la quale non ci sentivamo da 4 anni. Mi scrive che ha bisogno di parlami, ci accordiamo per un caffè in serata.
Intuisco che deve riguardare il tipo col quale ha una relazione.
Quattro anni fa le scrissi su whatsapp delle cose sul narcisismo e di tenere bene presente che il suo uomo era uno di quelli da manuale psichiatrico.
Le indicai possibili scenari ma, visto che era più testarda di un mulo sardo, decisi di lasciarla al suo destino. Io avevo il mio narciso da combattere.
Gli scenari che avevo previsto, nel frattempo, si sono tutti presentati.
Dunque passano sti 4 anni e me la ritrovo nella stessa identica situazione, mi rifà le stesse domande, le do le medesime risposte.  Il tipo è sempre il medesimo. Vanno avanti cosi da quai 10 anni.
Mi veniva voglia di scuoterla ‘cazzo esci da questo corpo, porcamiseria!’.
Non si possono applicare regole matematiche per uscire dalle relazioni di dipendenza, non puoi sperare che ad una tale azione corrisponda una sua precisa reazione (con l’illusione cosi di poter controllare gli eventi e magari farlo cambiare). Non funziona cosi.
Non sei nella sua testa, ma sei nella tua. Quindi è su te stessa che devi lavorare.
Ma se non cominci mai…

Pensa che fino a 30-35 anni fa eravamo convinti che il nostro sviluppo mentale fosse paragonabile a quello fisico: età di sviluppo, cresci, ti fermi, e quella è l’altezza che avrai per il resto della tua vita.

E la persona che sei a 20 anni sarà, a livello di complessità mentale, la persona che sarai tutta la vita. 

Poi qualcuno ha pensato che fosse una visione riduttiva e fatalista, guidata da quelli che erano i limiti della ricerca sul cervello dell’epoca, e ha iniziato a studiare l’argomento.

Si è scoperto che la realtà è un po’ diversa, ovvero che i nostri livelli di complessità mentale siano riassumibili in tre stadi, e si possa passare da uno stadio all’altro anche in età adulta.

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C’è una cosa che previene il passaggio da un “livello” all’altro, si chiama “immunità al cambiamento”.

È quello che ci fa perdere 10 chili, e poi ce li fa ri-guadagnare subito dopo. O non che li fa perdere mai. È quello per cui sappiamo che fumare fa male, ma non smettiamo mai. È quello per cui facciamo l’abbonamento in palestra, ma poi non ci andiamo mai. 

È quello per cui non riusciamo a stare a dieta. È quello per cui, come nel caso della tua amica (evidentemente ferma allo Stadio 3), non riusciamo ad uscire da relazioni inconcludenti o dannose.

È quello per cui solo 1 paziente su 7, messo di fronte alla possibilità di morte certa se non cambia abitudini, cambia effettivamente abitudini.

Come per il suo equivalente biologico, l’immunità non è una cosa negativa: anzi ha lo scopo di proteggerci. Il cambiamento viene percepito come un pericolo dal nostro cervello.

Abbiamo costantemente un piede sul freno e uno sull’acceleratore, e i motivi per cui non molliamo il freno molto spesso sono estremamente radicati nel nostro essere.

È stato sviluppato un esercizio progettato per scoprire perché non cambiamo:

  1. Fai una lista di cose che vorresti cambiare e scegli quella secondo te più importante
  2. Fai una lista di cose che dovresti/non dovresti fare per far accadere quel cambiamento
  3. Fai una lista di cose che invece non stai facendo (tendenzialmente, saranno azioni speculari a quella della lista precedente): di solito sono cose che ritieni di fondamentale importanza, ma che vanno contro tutto quello che hai elencato nel punto 2
  4. Scrivi in un box (”worry box”) cosa temi che succeda iniziando a fare quello che non stai facendo (elencati nel punto precedente)
  5. Ultimo passaggio, il più difficile: la Grande Supposizione. La Grande Supposizione è quando scopri il motivo (o i motivi) che guidano i comportamenti per cui non cambi. Sembra incredibile ma ti arriva, emerge, una volta che hai fatto i punti 1, 2, 3 e 4, perché per la prima volta in vita tua ti sei messo a fare un quadro completo di come ti comporti. Può essere una ragione superficiale, così come può essere un trauma infantile, ma tutti abbiamo una Grande Supposizione che guida tutti i nostri comportamenti.

Fare questo esercizio su carta, magari aprendosi a commenti di amici, può servire a mitigare paure radicate, su cambiamenti piccoli e grandi.

Uno dei motivi principali per cui non cambiamo è cerchiamo soluzioni tecniche (Esempio: ”Devo dimagrire, quindi faccio la dieta del momento”) e problemi adattivi (Esempio: devi cambiare più o meno radicalmente stile di vita, per il resto della tua vita).

Quando si tratta di relazioni con altre persone il problema è sempre adattivo, non esistono soluzioni tecniche: quindi, di base, non ci proviamo nemmeno.

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