Il villaggio di Donja Lokosnica è la “capitale del peperoncino” serba, dal momento che quasi tutti i 1300 abitanti sono coinvolti nella crescita e preparazione della paprica. Con l’avvicinarsi dell’autunno, l’intero villaggio diventa rosso, a causa dei molti fili di peperoni secchi, che pendono intorno Lokosnica, in attesa del loro uso invernale. Ciascuno di questi fili di paprika è fatto a mano, ancora essiccata secondo tecniche tradizionali, assistiti esclusivamente dal sole e aria fresca.
(Photo by Marko Djurica)
Giorno: 22 Maggio 2017
Relive, un videogioco per imparare a salvare vite
Cosa succede se si propone a degli studenti delle scuole superiori di studiare le manovre salvavita tramite un videogame? L’IRC, Italian Resuscitation Council, ha deciso di fare un esperimento per scoprire se i videogiochi possono aiutare a salvare delle vite.
In associazione con il Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto TeCIP della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Studio Evil di Bologna, l’IRC ha creato Relive, un titolo che tramite l’utilizzo del Kinect insegna le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP).Condotto su 65 giovani, lo studio ha evidenziato che Relive aumenta le conoscenze sull’arresto cardiaco e l’abilità nell’effettuare la rianimazione.
A 3 mesi dalla prima sessione di gioco gli studenti dell’ISS Belluzzi di Bologna e del Liceo Filippo Buonarroti di Pisa, ricordavano come effettuare il massaggio cardiaco, e ben il 73% dei ragazzi ha migliorato anche i propri punteggi nei test di valutazione.
È evidente quindi che l’esperimento abbia funzionato, dimostrando che i videogiochi possono essere uno strumento utile, oltre che divertente, soprattutto se possono potenzialmente insegnare a salvare una vita.
Relive è un titolo fantascientifico ambientato su Marte, dove il protagonista deve affrontare imprevisti e utilizzare le tecniche di rianimazione per salvare i propri compagni, e ricordiamo che è disponibile gratuitamente.
Uh, ecco che fine ha fatto la mia tesi di laurea 🙂
Nell’ormai lontano 2009 (si, sono vecchio) non esisteva ancora il Kinect, per cui per tracciare la posizione delle mani usai dei tecnologicissimi guanti del decathlon su cui mia nonna cuci’ sopra dei sensori Polhemus a campi magnetici ortogonali. Fili dappertutto, era un miracolo non inciampare.
Per la sincronizzazione del punto di vista, invece, un accelerometro integrato nel caschetto da realtà virtuale (con un FOV, una risoluzione e una frequenza di refresh limitatissimi, faceva venire mal di testa dopo 15 minuti).
Qua sopra ero in laboratorio alla Sant’Anna, a testare il tutto per una demo da presentare pochi giorni dopo.
E qua invece ero a Napoli, al congresso nazionale dell’ IRC (Italian Resuscitation Council) del 2010, quando si presento’ il primo prototipo al pubblico.
Anche se a dire il vero, ero più’ impegnato a baccagliare le hostess della fiera che a stare dietro al simulatore 😀





