So che qui frega un cazzo a nessuno delle barche ma quella roba lì ha su scritto il mio nome e finalmente è in libreria (ahahah no, solo sul sito che son 2 copie in croce e non me lo distribuisce nessuno) ma se a qualcuno interessa, anche da consigliare, lo trovate qui.
vi mettete insieme e cominciate una serie di aggiustamenti infiniti l’uno con e per l’altro, e andate avanti finché sentite che la persona che avete a fianco vale tutta la fatica fatta, incrociando le dita perché lei pensi lo stesso di voi.
se avete culo e olio di gomito, può anche durare fino ai capelli bianchi e ai bastoni da passeggio.
i rapporti di coppia sono televisioni di prima del digitale terrestre, senza filo, da regolare con l’antennina portatile. se ci tieni a guardare il programma te lo godi quando si vede bene, e alzi il culo dal divano (a turno o insieme) quando c’è da sacramentare con l’antenna.
siccome nell’ultimo mese ho sentito nominare la “metodologia Agile” decine di volte come se fossero i 10 comandamenti scritti sulla pietra, ho deciso di andarmi a informare (anche perché io annuivo facendo finta di sapere di cosa si stesse parlando, abilità fondamentale nel mondo del lavoro). ma cazzo, è nata nel 2001. ufficialmente, perché uno dei suoi metodi (ce ne sono diversi) era stato presentato già a metà degli anni novanta. è il fottuto 2017. ora, in anni internet 15-20 anni corrispondono all’incirca a mezzo secolo normale. leggendo poi la pagina wiki (perché il sito che credo essere quello ufficiale dell’Agile ha ancora la grafica risalente agli anni della sua nascita e mi da fastidio) mi rendo conto che io non ho mai lavorato al di fuori dell’Agile (ndH: Agile si pronuncia all’inglese). quindi ho una domanda: perché la chiamiamo ancora “metodologia Agile” e non “come si lavora”? ma soprattutto, se nessuno lavora più al di fuori dell’Agile e semplicemente si sceglie tra i vari metodi che racchiude, perché non si nominano appunto quelli invece di lasciare all’interlocutore l’onere di scoprire quale metodo si sta usando? no perché sono tanti eh. e quello che stiamo usando ora e che ha fallito miseramente sembra che sia Scrum.
oh, cor cazzo che io me li imparo a memoria, mannaggia a voi e ai nerd dell’organizzazione.
Il villaggio di Donja Lokosnica è la “capitale del peperoncino” serba, dal momento che quasi tutti i 1300 abitanti sono coinvolti nella crescita e preparazione della paprica. Con l’avvicinarsi dell’autunno, l’intero villaggio diventa rosso, a causa dei molti fili di peperoni secchi, che pendono intorno Lokosnica, in attesa del loro uso invernale. Ciascuno di questi fili di paprika è fatto a mano, ancora essiccata secondo tecniche tradizionali, assistiti esclusivamente dal sole e aria fresca.
(Photo by Marko Djurica)
Cosa succede se si propone a degli studenti delle scuole superiori di studiare le manovre salvavita tramite un videogame? L’IRC, Italian Resuscitation Council, ha deciso di fare un esperimento per scoprire se i videogiochi possono aiutare a salvare delle vite. In associazione con il Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto TeCIP della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Studio Evil di Bologna, l’IRC ha creato Relive, un titolo che tramite l’utilizzo del Kinect insegna le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP).
Condotto su 65 giovani, lo studio ha evidenziato che Relive aumenta le conoscenze sull’arresto cardiaco e l’abilità nell’effettuare la rianimazione.
A 3 mesi dalla prima sessione di gioco gli studenti dell’ISS Belluzzi di Bologna e del Liceo Filippo Buonarroti di Pisa, ricordavano come effettuare il massaggio cardiaco, e ben il 73% dei ragazzi ha migliorato anche i propri punteggi nei test di valutazione.
È evidente quindi che l’esperimento abbia funzionato, dimostrando che i videogiochi possono essere uno strumento utile, oltre che divertente, soprattutto se possono potenzialmente insegnare a salvare una vita.
Relive è un titolo fantascientifico ambientato su Marte, dove il protagonista deve affrontare imprevisti e utilizzare le tecniche di rianimazione per salvare i propri compagni, e ricordiamo che è disponibile gratuitamente.
Uh, ecco che fine ha fatto la mia tesi di laurea 🙂
Nell’ormai lontano 2009 (si, sono vecchio) non esisteva ancora il Kinect, per cui per tracciare la posizione delle mani usai dei tecnologicissimi guanti del decathlon su cui mia nonna cuci’ sopra dei sensori Polhemus a campi magnetici ortogonali. Fili dappertutto, era un miracolo non inciampare.
Per la sincronizzazione del punto di vista, invece, un accelerometro integrato nel caschetto da realtà virtuale (con un FOV, una risoluzione e una frequenza di refresh limitatissimi, faceva venire mal di testa dopo 15 minuti).
Qua sopra ero in laboratorio alla Sant’Anna, a testare il tutto per una demo da presentare pochi giorni dopo.
E qua invece ero a Napoli, al congresso nazionale dell’ IRC (Italian Resuscitation Council) del 2010, quando si presento’ il primo prototipo al pubblico.
Anche se a dire il vero, ero più’ impegnato a baccagliare le hostess della fiera che a stare dietro al simulatore 😀
dopo due mesi mia madre ancora non ha capito in cosa consiste il mio lavoro 🤦♀️
Lol 😀 Dille di farsi un tumblr 😀
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questo argomento.
Le vaccinazioni in Italia sono state obbligatorie fino al 1977, quando il governo Andreotti sospese l’obbligo (poi eliminato definitivamente da Forlani nel 1981).
Perché? Perché ormai erano diventate una spesa inutile per lo Stato, visto che le malattie che prevenivano erano totalmente debellate.
Domanda scema: E perché allora non c’era l’obbligo di vaccinare contro morbillo, varicella, rosolia ecc.?
Risposta: Perché quei vaccini ANCORA NON ESISTEVANO.
Quindi, fino al 1977, c’era l’obbligo di somministrare TUTTI i vaccini che contrastassero malattie infantili. Esattamente come ora. Se ora sono 12, è solo perché nel frattempo ne sono stati scoperti altri.
Domanda scema: E perché allora adesso rimettere l’obbligo, dopo tanti anni?
Risposta: Perché nel frattempo sono nati Internet, Facebook, Le Iene, Tze Tze, Messora e blog, pagine e “amici fidati” che hanno cominciato a condividere cazzate.
E se finora andavi dal medico, quello ti prescriveva i vaccini e li facevi senza dire “pio”, adesso tanti genitori non lo fanno più. E quindi è necessario l’obbligo per legge, perché non vaccinare un bambino è un pericolo. E se del tuo pupo merdoso non me ne frega niente se schiatta e te la sei cercata, magari il figlio di mia cugina che non può vaccinarsi per motivi di salute vorrei che fosse al sicuro quando va a scuola.
Domanda scema: E perché in tanti paesi d’Europa non c’è l’obbligo?
Risposta: perché NON NE HANNO BISOGNO. Andate a vedere le statistiche e noterete che in quei paesi li vaccinano ugualmente senza che sia necessaria una legge. Qui, purtroppo, in piena deriva idiocratica, la legge è indispensabile per evitare danni.
Conclusione scema: Eh, vabbè… sei pagato da Renzi e da Big Pharma.
Risposta: Ma vaffanculo.
Star Trek is the one shining light which says, no, we’re not going to destroy ourselves. We’re gonna continue and we’re gonna move out into the galaxy and be really handsome.