Il rappresentante

ilbarsullamontagna:

Qualcuno giù in città gli deve aver detto che quassù ha aperto un bar e lui ha prontamente messo il culo sulla sua quattroruote per venire fin qui.
Probabilmente dopo la centesima curva deve aver tirato qualche epiteto nei confronti delle divinità, ma non si è arreso.
Quando è arrivato stavo scaldando una scatoletta di fagioli sulla legna del camino.
È entrato con passo lungo a denotare una spigliatezza che in realtà non aveva. Annuso la finzione lontano un miglio.
“Posso parlare con il proprietario?” Ha chiesto.
Riposta la scatoletta sul bordo in pietra, mi sono alzato e identificato come “il proprietario”, manco se un posto potesse avere un padrone, ma questa è un’altra riflessione.
Si è avvicinato con un sorriso che si fermava alle narici e non riusciva a propagarsi agli occhi.
Indossava pantaloni blu con i tasconi laterali, un maglione grigio topo sormontato da un gilet imbottito. Ai piedi scarpe da lavoro; ideali per proteggersi da oggetti che cadono ma dolorosi per chi deve guidare ore e ore.
Mi si presenta come rappresentante di una nota marca di patatine.
Io non apro neanche bocca e lui inizia a parlare. È un discorso atono. Non ha picchi. Non sale e non scende. È come i bambini di prima elementare quando imparano la lezione a memoria. Posso immaginare il plico di fogli sul sedile del passeggero. È come se me li stesse leggendo a distanza:
“Uno dei marchi leader sul mercato… Offriamo valore aggiunto… Le offriamo attività di marketing gratuite… Un espositore che attira lo sguardo…”
Bla, bla, bla.
Non lo ascolto nemmeno. Gli chiedo quante ne devo comprare e lui rimane interdetto; non si aspettava una vendita così facile.
“La quantità può deciderla lei.” Dice. “Un cartone contiene 24 pacchetti.”
“Allora prendo 4 cartoni.” Probabilmente il mio fabbisogno per i prossimi vent’anni.
Corre fuori. Adesso il suo passo è diverso. È antigravitazionale: ha le punte verso l’alto. Una cosa che pochi sanno è questa: per capire se una persona è felice devi guardargli le punte dei piedi.
Rientra portando con sé una copia commissioni e un espositore di cartone alto un metro e mezzo, che sarà perfetto per giocarci a freccette. Appoggia l’espositore a terra e si appoggia al bancone. Scrive velocemente il suo nome nel prespaziato poi, grande il doppio degli altri caratteri, il numero 4 alla voce “numero confezioni”
Mi chiede il nome del bar e adesso sono io che sono in imbarazzo. Non ci ho mai nemmeno pensato. Così gli dico di scrivere solo “bar”. Lui scrive BAR BAR.
Vuole sapere che modalità di pagamento preferisco: “ri.ba, bonifico o carta di credito?”
Io tiro fuori i soldi e li metto sul bancone.
“Nessuno paga più subito,” dice. “Non vuole guadagnare 30 giorni di valuta?”
Faccio due rapidi calcoli: con un interesse bancario dell’1,75% annuo i miei 96 euro possono fruttare in un anno ben un euro e sessantotto centesimi, che diviso dodici mensilità fa ben 13,44 centesimi. In compenso, per guadagnare quei tredici centesimi dovrò poi ricordarmi tra un mese la scadenza, avere accesso ad un computer e dedicarci almeno dieci minuti di tempo. Il che vuol dire che valuto un’ora della mia vita 80,44 centesimi di euro (€ 0,8044), il tutto al netto delle imposte bancarie.
“No. Prenda pure i soldi. Mi piace pagare in anticipo.” Dico.
Lui prende le banconote e mi rendo conto che non sa bene dove metterle: Il portafoglio è per i soldi suoi, la tasca della giacca sembra sminuente. Alla fine opta per la tasca della giacca.
Firmo la copia commissione, me ne da una copia e insieme mi porge un biglietto da visita.
Infilo la copia commissione sotto il banco, prendo il biglietto da visita e leggo ad alta voce il suo nome. È segno di rispetto ed interesse nei confronti della persona. Non del prodotto né del marchio che rappresenta. Solo della persona.
Fuori si sta facendo l’imbrunire. Gli domando se deve fare un lungo viaggio per rientrare a casa.
“Cercherò un albergo.” Risponde. “Devo ottimizzare le spese…”
Stappo due birre e lo invito ad un tavolo. “Se vuole c’è una stanza libera sul retro.” Gli dico. “Niente di lussuoso ma pulita e confortevole.”
“Mi farebbe piacere. Quanto costa?”
Gli mostro una panca lungo la parete. Una gamba è tutta di traverso. “La stanza è sua se mi ripara quella.”

Ora… Dovrei scrivervi di nuovo che lui fu stupito, ma facciamo così: io non lo scrivo più e voi ve lo immaginate da soli.
Potrei anche descrivere tutto ciò che fece con una sequela di “prese”, “pinzò”, “martellò”, ma anche questo lo tralascio. Quello che conta è che dopo dieci minuti quella panca era stabile come mamma falegname l’aveva fatta e lui era di nuovo seduto al tavolo a bere la sua birra con aria soddisfatta.
Quella sera mi raccontò la sua storia. Di come aveva sempre fatto l’artigiano, di come aveva dovuto chiudere la sua azienda perché pur vantando crediti non riusciva a esigerli, di come aveva dovuto mettere soldi suoi per pagare i lavori che altri gli ordinavano e pagavano dopo sei mesi se andava bene (0,8044 centesimi l’ora – ricordate).
Aveva chiuso e ora faceva il primo lavoro che aveva trovato. Non che vendere patatine non sia un lavoro onorevole, ma, come avrebbe detto il nonno quando ancora parlava: lui stava al venditore come una trota sta al gelato.
Quella sera cenammo con due scatole di fagioli scaldate sul camino, poi restammo fuori e lo lasciai parlare.
All’ombra della notte le voci manifestano la vera età dell’anima, e li vicino a me sedeva un sedicenne, con i sogni ancora ben confezionati e pronti da scartare.

Così Veneto Banca salvò Bruno Vespa prima del crack

corallorosso:

Se “La legge è uguale per tutti” – e già su questo, in Italia, ci sarebbe da discutere – le opportunità finanziarie non lo sono affatto. Soprattutto quando si parla di rapporti con le banche, dove pochi ben informati sanno come e quando muoversi per evitare perdite o realizzare guadagni imponenti, mentre la grande maggioranza opera a proprio rischio e pericolo.
…E’ il caso del popolare anchorman il quale è riuscito a far ricomprare azioni per 11 milioni di euro nell’ultimo momento buono prima del crack, che ha sostanzialmente azzerato il valore delle azioni stesse. Chi era in ‘lista d’attesa’, invece, oltre a vedersi scavalcato da Vespa ha visto il valore delle proprie azioni pressoché polverizzato.

In totale 279484 azioni vendute al prezzo massimo mai raggiunto dal titolo nell’ultimo momento buono, per un totale di 11 milioni 332mila euro. Azioni vendute poco prima che il valore si polverizzasse, scavalcando una lista d’attesa di cui dovranno rispondere i vertici della banca…quello di Vespa risultò essere il secondo maggior pacchetto di azioni riacquistato (il primo fu quello dell’industriale Stefanel).

Altri, circa 80mila soci, hanno visto i loro 5 miliardi di euro in totale azzerati da un giorno all’altro.

(Qui finanza)

Adozioni, le famiglie scrivevano e nessuno rispondeva: la responsabile non ha guardato la posta ufficiale per 10 mesi – Il Fatto Quotidiano

3nding:

sabrinaonmymind:

Di seguito alcune delle scuse:
– Ho dimenticato la password
– Non trovavo il mouse
– Ero in pausa caffè
– Avevo la bocca piena

Poi non venitemi a dire che oltre al licenziamento immediato sta stronza non meriterebbe pure una passata di calci nel culo.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE?

Porcoddio.

Adozioni, le famiglie scrivevano e nessuno rispondeva: la responsabile non ha guardato la posta ufficiale per 10 mesi – Il Fatto Quotidiano

Info di servizio

sabrinaonmymind:

La Scuola Internazionale Italo Cinese di Padova ricerca DOCENTI PER LA SCUOLA DELL’INFANZIA.
Si richiede:
– Laurea in Scienze della Formazione o dell’Educazione
– Precedente esperienza di insegnamento di almeno un anno
– Amore, motivazione, dedizione
– Predisposizione a vivere e lavorare in un ambiente internazionale
dove può essere richiesto di confrontarsi con diverse culture
– Massima serietà
Si prega di inviare il proprio curriculum vitae con FOTO (curricula
senza foto non verranno considerati) alla seguente e-mail: info@siic.it