tsuki-nh:

Penso che il week end lavorativo possa essere riassunto con l’esclamazione di un gruppetto di ragazze “ah ma non sono PIZZETTE quelle che fai”.

PIZZETTE.

In effetti si nota la mozzarella e il pomodoro. Quello nero e’ prosciutto? Ma sembra un po’ bruciacchiato eh !

SpaceX: una Dragon usata è in viaggio verso la ISS

Ora che gli atterraggi dei booster, per quanto sempre spettacolari,
sono diventati una consuetudine  (e già da un po’ non vengono più
definiti “experimental” nella descrizione dei momenti del volo che
seguono al lancio, mostrata durante la diretta video) e una volta dimostrata la riusabilità dei primi stadi recuperati,
si inizia a parlare di riutilizzo delle capsule. A rivestire il ruolo
di Dragon CRS-11 in vetta al Falcon 9, ed ora in rotta verso la ISS, è
infatti il veicolo, con numero di serie C106, che ha già volato portando
il suo carico alla stazione spaziale nella missione CRS-4, nel settembre-ottobre 2014.

È bene precisare che, a differenza del primo stadio del Falcon 9 che –
almeno in teoria – potrebbe essere rimesso in rampa senza aver bisogno
di riparazioni e pezzi di ricambio, il cargo Dragon è solo parzialmente
riusabile. Alcune sue parti infatti (come il trunk e i pannelli solari)
vanno distrutte durante il rientro in atmosfera e devono essere
sostituite completamente. Ma anche altri componenti, come lo scudo
termico, tutti gli elementi che sono stati esposti all’acqua marina dopo
lo splash down e parti dell’avionica sono nuovi. In sostanza, della
vecchia Dragon CRS-4 è tornata nello spazio la “struttura primaria”,
ossia il modulo pressurizzato o poco più. Sicuramente, dal punto di
vista della massa, resta vera l’affermazione fatta durante il briefing
che ha preceduto il lancio: “La maggior parte di questa Dragon è già
stata nello spazio”

Forse è troppo poco, per definirla una capsula riutilizzabile ma, dal
punto di vista di SpaceX, questo risultato – sperando che tutto si
concluda nei migliore dei modi, fino al rientro, nel luglio prossimo –
non è di poco conto. Il progetto è infatti quello di utilizzare le
Dragon che hanno già volato per completare un buon numero delle missioni
ancora pendenti nell’ambito del contratto Commercial Resupply Services 1
(sono 10 compresa quella iniziata oggi, ma va esclusa la CRS-12 che
userà un veicolo nuovo), in modo da chiudere la linea produttiva della
Dragon 1 e dedicarsi alla messa a punto di Dragon 2.

La nuova capsula servirà principalmente al trasporto degli astronauti
alla stazione spaziale, ma verrà realizzata anche in versione cargo.
Saranno verosimilmente le Dragon 2 a garantire (almeno in parte) le
missioni previste dal contratto CRS 2, offrendo un maggiore volume di
carico e permettendo, grazie all’impiego della versione definitiva
“Block 5” del Falcon 9, di accrescere la massa da trasportare sulla ISS.

Con la Dragon 2 cargo potremo vedere anche i primi atterraggi sulla
terraferma: l’intenzione di SpaceX è infatti quella di mettere alla
prova l’affidabilità dei propulsori SuperDraco nei voli senza
equipaggio, prima di abbandonare paracadute e ammaraggio nelle capsule
che porteranno a terra gli astronauti e le missione CRS potrebbero
offrire l’occasione per effettuare questa sperimentazione, usufruendo di
voli già pagati.

Il piano per il riuso delle Dragon ha dovuto ottenere la formale
approvazione delle NASA, dal momento che il contratto CRS parla
esplicitamente di nuovo hardware per ogni missione. Secondo Kirk
Shireman, program manager per la ISS, l’agenzia spaziale statunitense ha
esaminato scrupolosamente il lavoro di ripristino e di certificazione
svolto da SpaceX sulla capsula, per avere la certezza che il suo
utilizzo non comportasse maggiori rischi, e ne è risultata soddisfatta.
D’altra parte, dato l’atteggiamento molto supportivo che la NASA ha
sempre manifestato verso l’azienda di Elon Musk, questo esito era
abbastanza prevedibile. C’è anche ragione di credere che la NASA non si
opporrà in futuro all’impiego dei primi stadi usati – una volta che se
ne sia sufficientemente comprovata l’affidabilità – e alle
sperimentazioni relative all’atterraggio sulla terra ferma. È vero che
queste ultime potrebbero comportare la perdita del materiale di ritorno
dallo spazio, ma ciò è già stato tollerato in passato: le prime Dragon
subivano dopo l’ammaraggio infiltrazioni d’acqua, con conseguenti avarie
dei sistemi elettrici e danni per i campioni scientifici trasportati a
bassa temperatura.

SpaceX: una Dragon usata è in viaggio verso la ISS