sul prendere lezioni per imparare a suonare uno strumento musicale ben oltre i trent’anni.

uds:

-dovevi farlo prima. va bene anche adesso, ma dovevi farlo prima. d’altro canto, ringrazia il cielo che se non altro non ti sei messo a farlo dopo;

-prendere lezioni costa. costa in termini sia di tempo (ovviamente) che di denaro. quest’ultima cosa è importante per due motivi. il primo è che, per quanto in modo indiretto, ti ricorda che la musica è qualcosa per cui è ok pagare, ed è un ordine di idee che è importante mantenere in un paese nel quale è considerato normalissimo spendere nove euro per un cocktail di merda composto all’85% da ghiaccio, ma spendere sette euro per comprarti un cd in internet viene visto come una spesa inutile. il secondo è che, dato che paghi, hai una ulteriore motivazione alla costanza nell’applicarti. tutti i miei tentativi precedenti da autodidatta sono naufragati essenzialmente per due motivi, e la mancata costanza è uno di essi (il prossimo salterà fuori più avanti, quanta suspance). certo, hai quei giorni in cui hai solo mezz’ora libera e vorresti passarla a stramazzare stanchezza sul divano. poi pensi alle svariate carte colorate che spendi ogni mese e allora ti metti sotto. e una volta che ti metti sotto poi la voglia ti viene comunque;

-un buon maestro è importantissimo. un buon maestro è quello che capisce cosa vuoi tu dal tuo rapporto con la musica e ti crea un percorso adeguato indipendentemente dai suoi gusti. informatevi, prima di sceglierlo. se trovate quello che vi organizza un percorso didattico per farvi suonare IL DRIMTIATER perché a lui piace IL DRIMTIATER, e voi volete fare tutt’altro, sarà solo una tortura. chiedete in giro, magari prima di andare dal vicino di casa che strimpella informatevi riguardo alle scuole di musica nei vostri dintorni. per la mia esperienza, è stato vitale. l’altro motivo dei miei naufragi precedenti è stata la mancanza di metodo. quando sai come muovere i passi, vedi i panorami giusti;

-un buon maestro è anche quello che ti guarda mentre suoni, ti dice cosa sbagli, ti spiega perché e ti dà esercizi per correggerti. libri e video su youtube questo non lo fanno. di nuovo: la musica costa, ma ne vale la pena;

-ah, studiare uno strumento significa condannarti all’imperfezione. ad ogni livello, figuriamoci a quello base. e non è un male, affatto. anzi, è uno dei doni più belli che la musica faccia all’essere umano;

-a trentacinque anni hai meno tempo, meno reattività, più cose per la testa. finirai quindi a imparare in un anno quello che a sedici anni avresti imparato in tre o quattro mesi. va benissimo. non hai bisogno di fare il figo con gli amici, non lo userai per rimorchiare, non vuoi rivoluzionare il mondo della musica, sai benissimo che non è che adesso esci di casa e ti metti a formare band a caso. quando riesci a suonare quello che ti eri prefissato -o che ti è stato assegnato- di volta in volta ti senti bene, come un operaio specializzato che ha avuto gli strumenti per fare qualcosa e l’ha fatto per bene. e, nel mentre, ti diverti e ti perdi in quello che stai facendo. quando riesci a suonare quello che ti eri prefissato -o che ti è stato assegnato- e a farlo mettendoci dentro del tuo è ancora meglio;

-ah, tutto questo ovviamente vale per me. a diverse età, gusti e concezioni della musica corrispondono diversi feedback, mi pare piuttosto ovvio. essendo una persona totalmente ordinaria immagino però siano impressioni piuttosto universali. poi se invece siete più del tipo che no, combattiamo la casta, suoniamo col cuore, animo ribelle e volete fare tutto da soli avete ragione uguale eh. posto che alcuni dei miei eroi musicali hanno imparato esattamente così, non c’è alcuna ricetta. posso parlare solo per me, il che non è molto ma c’è chi non lo può fare. tipo un cetriolo, che non avendo le mani non può neanche tenere eventualmente un plettro;

-imparare a suonare uno strumento è questione di due componenti: la teoria e la ginnastica (e, ok, il gusto personale, ma per quello ripassate tra qualche anno, mi sa). è uno studio non lineare (lezione, esercizi, ulteriore lezione, nuovi esercizi, si torna ai vecchi esercizi per rivederli alla luce delle nuove conoscenze e così via) che valorizza ora una, ora l’altra componente. io adoro la teoria (e gli esercizi legati ad essa) e detesto la ginnastica (e gli esercizi eccetera, non amando particolarmente le cose che funzionano per ripetizione meccanica). capita. grazie a dio quasi tutto quello che mi piace non ha bisogno di velocità fortissime, perché altrimenti sarei fottuto;

-il metronomo è il tuo migliore amico, e non c’è vergogna a iniziare ogni cosa mettendolo a un terzo della velocità prevista dall’esecuzione. coi migliori amici si passa un sacco di tempo, si sa quanto l’altro è importante per anche quando dà ai nervi, non ci si pressa a vicenda;

-nonostante quanto affermato dal famoso modo di dire, la musica non è come la matematica. cioè, dall’alto del mio sapere un tubo capisco il perché venga detto, l’idea delle regole, di un sistema, le suddivisioni eccetera, però boh, secondo me no. in musica ti possono dire “questa tonalità prevede questi accordi e queste note, però uno se n’é sbattuto le balle, ha messo questi tre gradi in un modo che sarebbe sbagliato, ha aggiunto un paio di note che sarebbero sbagliate e ha inventato il blues”. in matematica sarebbe un po’ come dire “le divisioni funzionano così, però se uno dei numeri coinvolti è il ventitrè allora si può cambiare tutto”. direi di no, ecco*. ed è anche il motivo per cui adoro la musica e fuggo dalla matematica;

-però ecco, fatelo. se avreste sempre voluto ma non vi ci siete mai messi seriamente. se vi piace la musica in misura rilevante. se volete fare qualcosa che vi faccia sudare e innervosire e stare bene mentre lo fate. ne vale veramente la pena.

*poi, certo, può arrivarmi uno e dirmi che in un certo campo di matematica teorica con universi a ottantacinque dimensioni e irrazionalità ondulatorie funziona esattamente così. non ne dubito, ma quello è l’equivalente matematico de IL DRIMTIATER, e quindi grazie per avermene reso edotto, ma ti odio.

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