Tempo fa mi auguravo, su facebook, un futuro in cui TUTTI avessero la partita IVA e non esistesse altro tipo di rapporto tra lavoratori e datori di lavoro.
il mio post sull’uso del romanesco non è un post contro i romani. o tutti i romani. o buona parte dei romani. o dei romani su tumblr.
è un post contro chi non si rende conto che esistono registri diversi per situazioni diverse. e situazioni ufficiali/serie/professionali/stocazzo tra persone di diversa provenienza e diversi gradi di confidenza richiedono l’italiano.
non è una esclusiva dei romani. mi infastidisce, perché sono un vecchio lamentoso, chiunque lo faccia, che sia di bolzano o di ragusa.
recentemente mi è capitato con persone provenienti da roma, punto. potrei fare anche un post sul disagio che mi provocano quelli che al tg regionale veneto rispondono in dialetto al giornalista, e magari prima o poi lo farò.
voglio dire, corrado augias è romano. il giorno in cui avrò qualcosa da ridire sulla scelta del registro linguistico adottata da augias vi autorizzo a spararmi.
“alcuni romani calcano molto espressioni tipiche del proprio vernacolo in situazioni ove sarebbe più consona la lingua italiana” non mi pare una considerazione eccessiva.
dai oh, è tumblr. sticazzi, de che stamo a parlà?
abbracci a tutti.
Abbracci a tutti? Cos’è, un tentativo di imporre la tua presenza invadendo lo spazio vitale altrui? Lo trovo veramente molto scorretto e offensivo. Considerando, poi, che non è nemmeno troppo nascosta una valenza sessuale patriarcale, non so se ti rendi conto che il tuo è un mansplaining sottomissivo a tutti gli effetti (guarda caso, non hai usato nemmeno un pronome femminile ma la parola ‘cazzo’ compare ben due volte).
‘Vecchio lamentoso’ denota la spregevole considerazione che hai degli anziani, evidentemente per te solo un peso per la società (immagino che il tuo prossimo post sarà ‘utilizzo dell’eutanasia nella terza età’) e inoltre vedo che ‘Bolzano’ e ‘Ragusa’ (ti ricordo, due nomi propri di città) li hai scritti con l’iniziale minuscola… non è che hai qualcosa contro le province autonome e i meridionali? Io credo proprio di sì, visto il tono razzista del tuo post e l’accenno al tuo essere veneto, mettendoti così un gradino sopra gli italiani. Maiuscole dimenticate (?) anche a inizio periodo e dopo segni di interpunzione, un chiaro spregio al corretto utilizzo della lingua italiana… non è mica che stai facendo il verso a qualcuno? Io credo di sì e penso se ne siano accorti anche gli altri. Non è che poi usando l’iperbole dello sparare, ti rendi più simpatico… tutt’altro: è un altro riferimento non troppo velato a quello che tu credi sia l’unico metodo per trattare con quelli che non sono d’accordo con te e che tu reputi quindi inferiori. Ti ricordo che già un’altra persona 70 anni fa ha cominciato con questi discorsi in Germania e poi guarda cos’è successo.
Ringrazia che io non sia un tipo che si offende facilmente @uds
L’uso del romano in contesti formali o semiformali deve essere centellinato, è un colpo di fioretto in un contesto preciso e impeccabile. “Annamo a magnasse ‘na pizza” alla fine di un convegno di biologia molecolare con premi nobel come relatori e altri premi nobel nel pubblico è meraviglioso, fa ridere e rialza lo spirito. “Annamo a magnasse ‘na pizza” con gli amici è banale. “Annamo a magnasse ‘na pizza” come risposta a una domanda di un giornalista che poi andrà a finire – scollegato da qualsiasi contesto – in un telegiornale è volgare.
Va saputo usare. E io, modestamente, lo saputo.
Romano = coatto
Milanese = lord inglese
Sinceramente non avevo capito cosa cazzo intendesse uds. Comunque qui nel nobilissimo Veneto perseverano a parlarti in dialetto anche quando devono spiegarti come funziona la fisica del plasma, ma lo fanno anche con me che sono l’esotica del laboratorio. Poi vai in banca a chiedere il mutuo e continuano a parlarti in dialetto, vai al mercato idem, vai a parlare con quelli della nettezza urbana uguale. Quindi di cosa stiamo parlando?
Salve, volevo solo dire che sono da una settimana a Vicenza dai genitori di @tsuki-nh ed é una settimana che non capisco un cazzo. Capivo di più alla messa cantata in ucraino-polacco a Danzica. Le relazioni coi suoceri si possono sintetizzare nella procedura standard del viaggiatore che non capisce un cazzo all’estero: “of course, of course”, sorrisino e annuire.
I cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti mi balzarono incontro e mi guardar. Mi riconobbero, e “Ben torni ormai”, bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino “Perché non scendi ? Perché non ristai ? Fresca è la sera e a te noto il cammino.”