essere banalissimo.

uds:

il diritto di voto in una democrazia rappresentativa funziona che tu ti fai un’idea delle cose, studi, leggi, ti informi e capisci quali, secondo la tua opinione piuttosto umile, sono le cose più importanti di cui chi amministra il paese si dovrebbe occupare e bene o male in che direzione (non in che modo, non esageriamo) dovrebbe farlo.

metti che, di queste cose importanti, ne individui dieci. dieci punti, belli ordinati. a questo punto dovresti guardare, tra i vari partiti e movimenti, quale più si avvicina alle tue idee. salvo rari casi, difficilmente ti troverai in accordo con un intero programma. di norma, se ti va di culo nelle proposte del partito più vicino a te ci saranno cinque o sei dei dieci punti che hai messo giù.

se va tutto bene, e il partito si trova a governare, difficilmente sarà da solo. compromessi, difficoltà pratiche, realpolitik. bene che vada, di quei cinque o sei punti riesce a realizzarne per bene uno.

il dieci per cento di quello che vorresti. e magari neanche uno dei punti principali.

non è una gran percentuale di successo. vien da chiedersi che senso abbia continuare a studiare, leggere, informarsi, farsi il fegato amaro.

sostanzialmente credo sia importante ricordarsi che quel dieci per cento auspicabile in una democrazia rappresentativa è il dieci per cento in più di quanto gli altri sistemi politici in uso possano garantire a ognuno dei propri cittadini.

prospettiva.

Ma magari trovassi un partito con BEN cinque o sei punti su dieci in comune coi miei. Poi tanto, di solito tutti quelli che voto finiscono miseramente per schiantarsi contro la soglia di sbarramento.

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