Oggi siamo stati a visitare una ex fabbrica di armi, convertita in museo. Al di la’ della interessantissima parte tecnica, quello che mi ha colpito di piu’ sono stati i dettagli della vita dei lavoratori dell’epoca.

Parliamo del 1911, la fabbrica e’ voluta dal governo Giolitti per rendere l’italia autosufficiente dal punto di vista della produzione di proiettili.
Viene scelta come posizione ideale un paesino sull’appennino pistoiese, prevalentemente per due motivi: la presenza di un fiume con una gola trasformabile in bacino idrico, e la vicinanza della linea ferroviaria che da Porretta andava a Firenze, dove c’erano gli stabilimenti della Ansaldo-Breda, all’epoca costruttrice di cannoni e armamenti vari.

Nel giro di pochi mesi viene tirato su uno stabilimento grande 4 volte il paesino di Campo Tizzoro, vengono allestite della case per gli operai, che iniziano ad arrivare dai paesi vicini. Sul fiume viene creato uno sbarramento, e sotto al bacino risultante viene costruita una centrale idroelettrica per fornire elettricita’ alla fabbrica.

Gli operai pero’ sono al 99% analfabeti (siamo nel 1911, immaginate la gente di montagna cresciuta tra orti e pecore, che non sa leggere ne’ scrivere, e che di colpo deve iniziare lavorare nel settore della meccanica di precisione, della chimica, e dell’elettrotecnica). Viene quindi creata una scuola per formare dapprima il personale, poi le famiglie degli operai. Tutta la formazione e’ gratuita, e a carico dell’azienda.

I turni di lavoro sono 4, di 6 ore ciascuno, e all’interno della fabbrica c’e’ uno spaccio aziendale che rifornisce di cibo gratis le famiglie dei dipendenti. Addirittura le case degli operai hanno l’elettricita’ e le lampadine, prodotte nella fabbrica stessa. Sono tra i primi in italia ad averle. Oltre a non pagare affitto, bollette e cibo, gli operai guadagnano l’equivalente odierno di 1200 euro al mese.

Quando la fabbrica inizia ad allargarsi e le case per gli operai non bastano piu’ (negli anni ‘20 ci lavoravano gia 1800 persone), viene costruita una nuova linea ferroviaria per permettere agli operai dei paesi vicini di arrivarci piu facilmente: fino ad allora erano costretti ad andarci tutti i giorni a piedi.

Il posto pero’ e’ isolato, e le uniche comunicazioni sono tramite telegrafo, ma i cavi di rame del telegrafo non sono schermati, e la grande quantita’ di elementi metallici all’interno dei capannoni della fabbrica continua a produrre interferenze. La fabbrica inventa quindi il cavo elettrico rivestito in gomma, antenato dei moderni cavi isolati.

Nel 1937, in vista della guerra, la fabbrica viene considerato un potenziale obiettivo militare: si pensa per prima cosa alla sicurezza degli operai e delle famiglie che viviono nel paese.
I dipendenti vengono visti come risorse: i macchinari possono essere ricostruiti, ma perdere tutto il personale specializzato in un attacco aereo, significherebbe ricominciare daccapo con la formazione di altre persone, per cui vengono trattati come il bene piu prezioso dell’azienda.

In meno di 3 mesi vengono scavati 3 chilometri di gallerie a 22 metri sotto terra, e l’intero paese viene disseminato di accessi d’emergenza con pareti in cemento armato spesse 2 metri. Perfino la scuola ha un ingresso ai rifugi. Sono i rifugi antiaerei piu estesi d’europa, e in caso d’attacco, in 3 minuti possono ospitare oltre 8mila persone.

Nei 3 chilometri di gallerie ci sono infermerie, celle dei vigili del fuoco, centri di decontaminazione per eventuali colpiti da attacchi con gas, e perfino una piccola cappella dedicata a Santa Barbara.

Adesso fate un paragone con una qualsiasi azienda italiana di oggi. Trovatemene una con questa mentalita’ di attenzione alla vita del dipendente, con questa visione del dipendente come risorsa preziosa, e non come costo.