Capisco, l’equazione naturale buono vs macchina cattiva sgorga sì
spontanea, ma è sbagliata, davvero. In genere per smontare la suddetta,
noi tristi tecnici cerchiamo di spiegare che prima di tutto la natura
non pensa a noi. Il melo non fa le mele per me. Non ci pensa proprio. Al
massimo fa le mele affinché gli orsi mangiando il frutto disseminino i
semi. Insomma, il melo fa le mele perché pensa a riprodursi.Te la butto lì da non addetto ai lavori come @pgfone ma da miserrimo ortista della domenica: una volta da una fiera agricola ho comprato delle piantarole di non so quale cazzo di varietà di pomodoro salvata da una tomba etrusca, portata in Groenlandia da un monaco miniaturista del 13° secolo, sottratta come bottino dai saraceni e piantata in Egitto dove poi era stata recuperata dal bisnonno di questo tizio durante la campagna d’Africa.
I pomodori erano buoni ma ne ho mangiati due prima che la pianta soccombesse alla marcescenza apicale, alla peronospora, al mosaico, allo ioidio, alla muffa grigia e alla siccità.
Quindi ben vengano le semenze conciate ogm e le piantarole con innesti cibernetici cosparse di nanobot laser insetticidi.
(è la terza volta che cerco di postare un reblog più lungo di 10 righe e tumblr mi cancella tutto.
mi arrendo. anche perchè ho fame e si sta facendo tardi.)l’articolo mi sembra un clickbait molto ben assortito, pieno di ovvietà mischiate a scemenze.
le perplessità rispetto alla deriva industriale della produzione alimentare ruotano intorno a ben altri aspetti, così come quelle relative alla diffusione degli OGM.
(mò vediamo se mi cancella pure questo e poi vado a ordinare cinese. Poi semmai torno domani, che in realtà l’argomento mi sta a cuore u_u )
(edit: ecco, ho recuperato la prima bozza di post, vediamo se ce la posso fare >_<)
Per quanto ne so io (che in
effetti è molto poco, rispetto a qualcuno che effettivamente lavori in
quel campo) la questione meccanizzazione/ industrializzazione dei
processi di coltivazione e produzione e distribuzione citati
nell’articolo, così come la selezione delle sementi a partire dai
primordi dell’agricoltura, è argomento abbastanza pacifico, al di fuori
della pubblicità.
Nessuno sano di mente pretende o pensa sia
possibile tornare alla coltivazione con la zappa o alla mungitura a mano
per i prodotti da supermercato. E credo che nessuno sano di mente possa
pensare che si possa tornare ad una dimensione di tutto il sistema
“pre-supermercato”.
Quello che mi fa impressione e che mi desta
perplessità è che a fianco al latte e alle verdure e alla conserva di
pomodoro (ingredienti 2, massimo 4 se contiamo acqua e zucchero) il
supermercato è stracolmo di prodotti che hanno una lista di ingredienti
estenuante (e non sono minestroni liofilizzati). Quando si parla di
industrializzazione eccessiva dei prodotti alimentari, io penso a
questo, non al trattore che si guida da solo o alla pastorizzazione e
sterilizzazione di lattine e barattoli (benedetta, mica solo quella del
latte – in how it’s made ho visto impianti che sono tipo opere d’arte,
spettacolari proprio).
Le conseguenze dell’assunzione sistematica di
additivi di vario genere sono oggetto di studi e mi sembra di capire che
la quantità anche solo di “semplici” zuccheri che ingurgitiamo da
qualche decennio a questa parte non sia proprio un toccasana.Quanto
agli OGM ci sono aspetti della questione della loro diffusione che
vanno molto oltre la sicurezza (che io sappia ormai abbastanza
accertata) sul piano del consumo alimentare: a partire dalle interazioni
con le altre colture (anche qui comunque mi pare di aver capito ci
siano diverse garanzie perlomeno per quanto concerne il rischio di mix
genetico, meno per la diffusione e la contaminazione degli spazi da
parte delle piante “nuove”), per quanto ne so la questione delle semenze
OGM sterili e protette da copyright e distribuite dalle multinazionali
in certe zone dell’India e dintorni è argomento “caldo” per gli studi
sulla povertà, la diffusione dei suicidi tra i piccoli coltivatori, e in
generale lo sviluppo e l’autonomia dell’economia di quelle zone.
(Ora sono al cellulare e non ho modo di trovare link agevolmente, spero di recuperare)Al
di là della propaganda e della provocazione, al di là dello slogan e
dell’utopia, io penso che un discorso sull’alimentazione contemporanea e
futura vada fatto tenendo conto che la convenienza non può prescindere
dal rispetto anche di ciò che per un genetista o un biochimico non è
forse immediatamente evidente. Questo dovrebbe essere il compito di un
politico, in effetti.
Ultima e non ultima considerazione: i costi
ambientali di certe derive di maxiproduzione finora sono stati assorbiti
più o meno in sordina dal pianeta, ma pare che presto ci arriverà il
conto.
Quando si parla di timori per la recente industrializzazione
dei processi alimentari, secondo me, la lattina di conserva è proprio
proprio l’ultima delle preoccupazioni, ecco.