Lo sguardo negato – Storia di Vera Caslavska

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Nella seconda metà degli anni Sessanta diventa un personaggio di
copertina sulle riviste patinate e la sua fama avvicina quella di una
diva del cinema. In quel 1968 viene nominata la seconda donna più
celebre al mondo, dopo Jacqueline Kennedy.
Prima delle Olimpiadi, a causa dell’invasione della Cecoslovacchia da
parte delle truppe del Patto di Varsavia, Vera Caslavska si schiera a
favore delle riforme liberali tentate da Alexander Dubcek e firma il
manifesto anticomunista “Duemila Parole”.
Quando i russi, ad agosto, soffocano la “Primavera di Praga” e riprendono il controllo del suo paese, le cose per lei e tutti i dissidenti cambiano rapidamente in peggio.
Il campionissimo Emile Zatopek,
la locomotiva umana, uno dei più grandi fondisti della storia dello
sport, nonostante si sia ritirato da tempo viene relegato in una miniera
di uranio.
Vera è vista molto male dal nuovo-antico regime e la sua partecipazione
alle Olimpiadi di ottobre è in fortissimo dubbio. E così, mentre le
temibili atlete russe sono già in Messico ad acclimatarsi, lei è ancora
in Cecoslovacchia: temendo l’arresto e qualche forma di esilio, si è
nascosta nel cottage di un amico, nella campagna della Moravia dove è
nata, allenandosi con il sollevamento di sacchi di patate e con ogni
altro mezzo possibile.
“Mi appendevo agli alberi, facevo esercizi a corpo libero sul prato
davanti a casa, mi procuravo calli sulle mani spalando carbone”.
Solo che Vera Caslavska è anche una celebrità ed è complicato non farla
partire per le Olimpiadi, sarebbe troppo clamoroso perfino per il nuovo
regime guidato da Gustav Husak, che ha il compito di far digerire alla
popolazione la fine delle speranze liberali e il ritorno all’influenza
russa.
Quando arriva l’autorizzazione a partecipare alle Olimpiadi, Vera parte
per il Messico senza essersi allenata in palestra o aver seguito
programmi specifici per abituarsi al clima d’altura, con il rischio
altissimo di trovarsi fuori condizione.
Eppure infila uno dietro l’altro una serie di successi clamorosi: oro
nel concorso individuale, oro nel volteggio, oro nelle parallele.
Alla trave, invece, un contestato giudizio la fa arrivare seconda dietro la russa Kuchinskaya.
Ancora più incredibile è quanto accade nella gara del corpo libero. Alla
fine delle esibizioni Vera sembra nettamente la vincitrice, poi la
giuria, pare su pressione del membro russo, prende una decisione quasi
senza precedenti e va inspiegabilmente ad aumentare il voto delle
qualificazioni della russa Larik, che si ritrova avanzata di posizione e
diventa anche lei oro, a pari merito con la Caslavska.
Durante entrambe le premiazioni il momento più solenne è quello in cui vengono suonati gli inni nazionali. È in
questo momento che Vera compie il gesto che segna la sua storia e anche
quella dello sport: quando deve ascoltare l’inno russo china la testa e
rifiuta di guardare la bandiera con la falce e martello che rappresenta
gli invasori del suo paese.
Lo fa già durante la premiazione della Kuchinskaya, vincitrice della
trave, quando Vera occupa il secondo posto sul podio. Ma è nella
premiazione della Larik, con cui divide il gradino più alto e l’oro, che
l’immagine arriva nelle case di tutti gli spettatori, nitida,
potentissima: la bandiera cecoslovacca che sale insieme con quella
russa, le due atlete spalla a spalla e Vera Caslavska che china la testa
e gira con dolorosa grazia il suo viso, senza degnare del suo sguardo
la bandiera russa.
È la rappresentazione plastica di un dissenso. È una scena muta che vale
più di migliaia di proclami. Come Smith e Carlos hanno alzato i pugni
per rappresentare al mondo la segregazione di cui i neri sono vittime in
America, così Vera Caslavska gira il viso e non onora la bandiera del
paese che schiaccia il suo popolo.

«Quando le chiedono perché non abbia mai rinnegato la sua scelta di
contestazione risponde: “Se avessi rinnegato quel manifesto e quella
speranza, la gente che credeva nella libertà avrebbe perduto fiducia e
coraggio. Volevo che conservassero almeno la speranza’.»

Lo sguardo negato – Storia di Vera Caslavska

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