«Non ci stupiamo più di nulla, che i migranti muoiano in mare è la normalità. È questo che mi spiazza. (…) Se lo Stato ci vede come un investimento, noi non vediamo l’ora di restituire indietro il favore, di pagare le tasse qui, di essere felici qui. Ma perché non è possibile immaginare una cosa del genere? Perché dobbiamo creare questa lotta tra i poveri, dove chi ci rimette è chi non ha i documenti, chi non ha una casa, chi non ha nessun diritto quando invece sarebbe lo Stato italiano che li avrebbe dovuti integrare, fargli fare dei corsi? Dov’è lo Stato? È vero, molti italiani si lamentano che lo Stato non c’è per gli italiani, figuriamoci per gli stranieri. Io invece voglio che ci sia per tutti e due, sia per gli italiani sia per gli stranieri. Io voglio che lo Stato ci sia».
«Io sono arrivata nel 1990 qui, con i Mondiali del ‘90. Nel 1996 mia madre ha ottenuto il permesso di soggiorno perché si facevano le sanatorie all’epoca, non c’era la Bossi-Fini. (…) Perché le persone dovrebbero pagare migliaia di dollari per rischiare di morire in mare se c’era la possibilità di farsi fare un visto e pagare con pochissimi soldi un aereo? Perché prima si facevano queste politiche mentre oggi non è nemmeno pensabile, nemmeno concepibile? Non si può dire che il problema della migrazione e dei barconi è riconducibile alla Bossi-Fini? Io lo dico forte e chiaro».
«Io sono qui da 27 anni e non mi faccio dire dagli ultimi arrivati che ci sono gli italiani e gli stranieri. Questo è un paese e deve ragionare come un paese, non come un bar. Perché ultimamente anche i politici fanno chiacchiere da bar, non sono in grado di avere una visione un pochino più lungimirante sia per gli italiani che per gli stranieri».
(via 3nding)