paulpette:

La Danimarca è un complesso di oltre 400 isole, di cui oltre 300 disabitate. I danesi sono 5,5 milioni: 3 milioni di loro vivono nell’area metropolitana di Copenhagen, 1,5 milioni di danesi vive nel centro della capitale.
In Danimarca non ci sono montagne. È tutto piatto, verde, blu e grigio.
I danesi pagano molte più tasse di noi: dal 38 al 63%. La percentuale di tasse da pagare varia in base allo stipendio percepito, al numero di figli, alle proprietà immobiliari, ecc.
Tutti i beni sono tassati al 25%, dal latte all’abbigliamento.
Quando compri una bottiglietta di acqua paghi sia l’acqua che la bottiglietta di plastica, quindi se riporti al supermercato la bottiglia vuota ti ridanno quanto dovuto. Con 3 bottigliette di acqua da 500 ml ricevi indietro 1€.
Il 40% dei danesi possiede un’auto; in Italia il 120% degli italiani ne ha una. In Danimarca non c’è la Fiat e il governo scoraggia l’acquisto e l’uso delle automobili facendole pagare il doppio di quanto costino in Italia.
Il 45% dei danesi va al lavoro in bicicletta. Ogni strada ha una corsia riservata ai ciclisti. Le piste ciclabili hanno i semafori. Ho impiegato quasi tre giorni a capire come i ciclisti danesi attraversino gli incroci senza morire sotto un autobus.
In Danimarca nascono molti bambini, la maggior parte dei quali viene al mondo tra giugno e settembre: questi bambini vengono chiamati “figli del piumino”, perché concepiti nei primi mesi della stagione fredda. Lo stato contribuisce al mantenimento dei figli con un assegno familiare trimestrale fino al 18esimo anno di età di ogni bambino. Se sei una ragazza madre l’assegno familiare triplica.
Non esistono i nonni a cui smollare i pargoli: chi fa i figli se li guarda.
Asili nido e scuole materne costano circa 500€ al mese. I bambini iniziano la scuola a 7 anni e nessuno ha intenzione di anticiparne l’inizio. La scuola dura 9 anni ed è totalmente gratuita. I libri non devono essere acquistati perché la scuola li presta agli studenti, i quali si impegnano a restituirli nelle condizioni in cui li hanno avuti. La scuola fornisce anche quaderni e penne. Le famiglie devono alla scuola un contributo annuale di 15€: servono per acquistare le caramelle che vengono distribuite nei giorni dei compleanni.
A scuola si studiano anche falegnameria, educazione domestica, francese e tedesco.
I bambini hanno 6 settimane di vacanze estive, una settimana a fine ottobre, due settimane a natale, una settimana a febbraio, 10 giorni a Pasqua.
Alla fine del percorso scolastico i ragazzi ottengono un diploma e un voto finale. Più il voto è alto, più è alta la possibilità di accedere alle facoltà con meno posti disponibili.
Le università sono a numero chiuso: quando servono più ingegneri si abbassa il voto minimo per entrare nella facoltà, quando servono meno ingegneri si alza il voto minimo. Non esistono test d’ingresso.
Le università sono gratuite. Per tutti, non solo per i danesi.
Non esistono università private.
I corsi sono in lingua inglese.
Ogni iscritto all’università riceve dallo stato un piccolo stipendio di 750€ al mese. Riceva la metà dei soldi se vive ancora a casa dei genitori.
Lo stato stipendia anche gli studenti stranieri, a patto che loro, oltre al loro lavoro di studenti, abbiano un secondo lavoro di almeno 10 ore a settimana.
I 100 studenti migliori di Copenhagen, non necessariamente danesi, vivono gratuitamente nella casa dello studente, una struttura meravigliosa nel centro della città, dove hanno vissuto anche Andersen e Kierkegaard.
Nessuno vive a casa dei propri genitori superati i 22 anni.
Dopo la laurea si trova lavoro. Se non lavori è perché non vuoi.
Chi ha un progetto di ricerca lo può comunicare all’università e l’università stessa finanzierà il progetto, se interessante.
Nonostante gli studi universitari siano gratuiti, sono relativamente pochi i danesi che frequentano l’università.
Tutti i percorsi professionali necessitano di formazione. Per fare lo spazzino si studiano 3 anni. Per fare il muratore 5.
Il muratore guadagna bene quasi come l’avvocato, ma sa fare molte più cose di lui. Il parlamentare guadagna come l’insegnante.
Il politico fa il politico per passione.
Una cassiera del supermercato guadagna 3000€ al mese.
Il tasso di disoccupazione è del 4%.
Il 75% delle donne lavora.
La settimana lavorativa è di 37 ore e l’orario quanto più flessibile possibile. Chi lavora in ufficio solitamente inizia il weekend il venerdì alle 14.
In Danimarca si inizia a lavorare a 13 anni. A quell’età si lavorano circa 4 ore a settimana, si dispone di un proprio conto bancario e di un bancomat e ovviamente si pagano le tasse.
A 18-20 anni si va fuori di casa. A 26-28 anni ci si sposa e si mette su famiglia.
La sanità è gratuita.
Il medico di base è gratuito. E sono gratuite le visite specialistiche. Il dentista è gratuito per tutti gli under 18; anche l’apparecchio ortodontico è gratis.
Non esiste ticket.
Gli anziani non pesano sulle loro famiglie. Lo stato provvede a loro. Chi è ancora abbastanza autonomo e vive nella propria casa riceve la visita giornaliera o settimanale di un’infermiera specializzata e di un’assistente che provvede alla consegna della spesa.
Chi non è autonomo può usufruire delle case di riposo, molto sfruttate. Non c’è una retta da pagare: lo stato intasca la pensione dell’ospite, che sia alta o bassa. Nessuno è troppo povero da non potersi permettere la casa di riposo. Le badanti non esistono.
Nemmeno i cimiteri esistono. I defunti vengono cremati e le ceneri vengono sepolte in parchi e giardini.
Raramente i danesi lasciano grandi eredità ai figli: le eredità fanno solo litigare. Sono molti quelli che, raggiunta la pensione, spendono in viaggi quello che hanno.
I danesi viaggiano infatti moltissimo. Amano viaggiare e lo fanno in media 4 volte all’anno.
Un’altra cosa che i danesi amano fare è andare a teatro e leggere. Leggono moltissimo e, dal momento che i libri costano molto, spesso li prendono in prestito. Ogni quartiere ha la sua biblioteca.
Quasi tutto quello che passa in TV è in inglese con i sottotitoli in danese. Così come al cinema. I danesi sono pochi e costerebbe troppo dover doppiare tutto in una lingua che parlano solo 5 milioni di persone.
Tutti sono bilingue.
In 4 giorni ho incontrato solo due mendicanti, e anche loro parlavano inglese.
La religione di stato è il protestantesimo, ma solo il 2% della popolazione è praticante.
I pastori sono stipendiati dallo stato e le chiese sono mantenute dallo stato. Non esistono offerte. Le chiese non vengono usate solo per le messe, ma ospitano concerti, incontri e lezioni di canto. Le chiese che non vengono utilizzate a sufficienza vengono chiuse.
La maggior parte dei pastori protestanti danesi è donna: i pastori possono sposarsi, fare figli, divorziare, fare sesso al di fuori del matrimonio.
La Danimarca è una monarchia e la regina Margherita è molto amata dal suo popolo, forse anche perché mantenerla costa davvero pochissimo. 5,5 milioni di euro all’anno per mantenere lei e tutti gli interni delle sue residenze. Praticamente 1 € all’anno per ogni cittadino del paese. Oltre a essere regina, è anche il capo religioso di stato. La papessa, per intenderci.
Nei tribunali non c’è scritto che la legge è uguale per tutti; c’è scritto: è sulla legge che si costruisce uno stato.
Non esiste criminalità organizzata.
Il clima non è un granché ma nemmeno troppo terribile. La temperatura più alta raggiunta in questa estate è di 25 gradi. In inverno la temperatura media è di 1 grado sotto lo zero, ma l’escursione termica tra giorno e notte è minima.
In inverno le ore di luce sono 7. Le case sono piene di candele per illuminare un po’ le giornate.
La depressione di molti danesi è causata dalla mancanza di luce.
I negozi sono aperti 7 giorni a settimana, dalle 10 alle 18.
In famiglia si cena alle 18 e alle 19 i bambini sono già a letto.
Il cibo è abbastanza terribile. Il piatto tipico è lo smorrebrod. Già il nome non invoglia. È una fetta di pane di segale imburrata e guarnita con ingredienti locali e salse. Tipo salmone e maionese. O gamberi e maionese. O maionese e altra maionese. O cetrioli. E capperi. Molti cetrioli e capperi.
Le pasticcerie non hanno idea di cosa siano i dolci buoni.
Mangiare al ristorante è un lusso, così come fare colazione al bar.
La moneta locale, la corona danese, è in grado di far sentire poverissimo qualsiasi europeo spenditore di euro. Ecco che una colazione costa 10€ e una cena mai meno di 30.
La capitale non ha un grande patrimonio artistico o storico. La città è stata incendiata più e più volte e tutto è stato ricostruito più o meno negli ultimi 150 anni. È tutto molto poco interessante se paragonato a ciò che c’è in Italia, eppure tutto sembra interessante, e non è interessante sapere che i vecchi alloggi dei marinai sono stati costruiti nel tal anno, ma diventa interessante vederli utilizzati ancora oggi, ristrutturati e destinati a usi contemporanei. Ed ecco che le vecchie caserme diventano zone residenziali affascinanti e vecchie navi diventano musei.
Ecco che una vecchia zona di caserme militari è stata concessa agli hippy di Christiania, pur di trovare una seconda vita.
Poco fuori dalla città c’è una costruzione alta 87 metri. È nuova, scintillante e moderna. Molto bella. Ha la forma di una montagna. È l’inceneritore cittadino e presto diventerà la prima montagna di Copenhagen. Copriranno l’inceneritore di neve e i danesi potranno sciare giù per una montagna senza uscire dal loro paese. Non sarà come essere sulle Alpi, o in Norvegia, ma loro saranno molto fieri di poter sciare sul loro inceneritore di ultima generazione.

Sono riuscita a tirare un piccolo sospiro di sollievo solo poco prima di tornare in Italia, quando ho visto un danese in bicicletta passare con il semaforo rosso e rischiare di investire un pedone.
Ho passato in questo paese 4 giorni irritanti. È tutto così funzionale e funzionante che non può che essere irritante essere un italiano in Danimarca.
Ho dovuto persino chiedere rassicurazioni alla mia guida italo-danese per allontanare il pensiero di essere finita in una piccola Utopia: mi sono ripresa solo quando mi ha confessato che in Danimarca ci sono le zanzare, piccole, ma ci sono. Quindi no, niente Utopia.
Sono tornata a casa. Ho mangiato le tagliatelle al ragù, una pesca cresciuta al sole italiano, mi sono fatta il bidet. L’irritazione, però, è ancora lì.

Lascia un commento