Etiopia, il massacro dei contadini contro la diga delle multinazionali italiane

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curiositasmundi:

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“Ispirata ai principi dello sviluppo sostenibile, fa leva
sull’innovazione tecnologica e organizzativa e sullo straordinario
patrimonio umano e professionale di cui dispone, per sviluppare
soluzioni costruttive, capaci di valorizzare le risorse dei territori e
di contribuire alla crescita economica e sociale dei popoli”, è la
mission che la Salini dichiara sul proprio sito. La diga sarà un gigante
di cemento in grado di produrre 6.500GWh all’anno. Energia da immettere nel sistema elettrico nazionale e da rivendere a caro prezzo alla nazione più vicina: il Kenya.

Nonostante l’ordinamento giuridico di Adis Abeba
preveda che prima dell’approvazione del progetto debba essere effettuata
una valutazione sull’impatto ambientale e sociale, il  governo dà il
via libera al magnate italico di deporre la prima pietra. La stampa non
ne parla e il grido silenzioso dei 500mila abitanti della valle resta
sommerso. Soltanto nel 2008 l’EPA (Ethiopian Environmental Protection
Authority) dà ufficialmente il via libera ai lavori dopo aver ricevuto
un dossier del CESI – guarda caso un’agenzia milanese, che definisce l’impatto ambientale legato al progetto “trascurabile” o addirittura “positivo”.
Il Cesi si è però impegnato a trascurare l’uso delle terre limitrofe
alla diga da parte dei contadini locali, piuttosto che come
funzioneranno i futuri piani di regolazione delle piene e delle
irrigazioni artificiali. Lo studio dell’agenzia milanese non parla
nemmeno lontanamente della futura situazione del lago Turkana, oltre il
confine con il Kenya, che dall’Omo riceve il 90% delle sue acque.

Eppure gli studi di settore effettuati da una serie di Ong dicono l’esatto opposto. “La diga altererà in modo drammatico
i flussi stagionali dell’Omo e avrà un enorme impatto sui delicati
ecosistemi della regione e sulle comunità indigene che abitano lungo le
sponde del fiume fino al suo delta, al confine con il Kenya. La portata
dell’Omo subirà una drastica riduzione. Il fenomeno
interromperà il ciclo naturale delle esondazioni che periodicamente
riversano acqua e humus nella valle alimentando le foreste e rendendo
possibile l’agricoltura e la pastorizia nei terreni rivivificati dalla
acque. Tutte le economie di sussistenza legate direttamente e
indirettamente al fiume collasseranno compromettendo la sicurezza
alimentare di almeno 100.000 persone.”

[…]

Li aiutiamo a casa loro.

Ora sto anche peggio

Mi ricorda “Habibi”, di Craig Thompson.

Etiopia, il massacro dei contadini contro la diga delle multinazionali italiane

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