Fine mese.
A quanto pare, vige il tacito rinnovo. Se non ti dicono nulla, domani puoi tornare al lavoro sicuro di almeno altri trenta giorni.
Diverso è se ti chiamano.
Il clima generale ne risente in maniera comprensibile, sentendo chiamare il proprio nome, fino a ieri si rispondeva in attesa del compito assegnato o della richiesta, stamattina si vivono quattro ore di interrogazione di matematica.
Nel silenzio generale si sente un nome.
Alessio.
Lavora in magazzino, era nei dintorni di Milano quando hanno suonato i Coldplay e li ha sentiti dal parcheggio, ridendo amaro quando gli chiesi come avesse trovato i biglietti. Dice di avere un carattere difficile, tanto difficile da non sopportare il non essere pagato dopo un mese di lavoro.
“Sò snob, mi rendo conto. Preferisco andarmene subito piuttosto che sentire stronzate tipo ti pago il prossimo mese, intanto lavora”
Alza la testa senza rendersi conto di essere stato chiamato dall’ufficio.
Entra.
Pochi minuti.
Esce sorridendo e facendo spallucce.
Capita.
È capitato.
Capiterà ancora.
Non viene ignorato, anzi, non evita il conforto, anzi.
Si dirige verso Silvia mentre tutti si fanno da parte, vorrei avere Up Where We Belong da far partire in diffusione. Lei non si alza e non lo guarda, mani sul tavolo avanti a sé. È lui a chinarsi e prendergliene una, sfiorarla con un bacio e andarsene, senza dire nulla.
La porta dell’ufficio si apre per poi chiudersi a chiave, decretando il ritorno dell’aria in circolo.
Un mese.
Ci confermano per un mese.
Basta questo per far telefonare a casa a persone da tranquillizzare, rate di mutuo possono essere pagate, debiti familiari assolti.
Può essere fatta la spesa.
Non esagero.
Torna il sorriso, Antonio apre il portapranzo e ne fissa il contenuto con la stessa faccia di chi vede Mariangela Fantozzi.
“Ha cucinato mi’ madre”
“Di solito è una buona notizia, no?”
“Nun conosci mi’ madre, mo je presa la fissa de ste cose mezzo vegane, oggi ha detto Tesoro de mamma tua, ho fatto la Quinoa, io me so detto, cazzo ne so che è sta roba, dal nome pare na faraona esotica, fosse la volta bona che se magna ciccia. Ma qua pare che l’ha cucinata con la Vomitocottura”
Chiara non deve più partire.
Giulia pagherà l’affitto di marzo.
Alessio sta chiamando lo zio, forse torna nella sua carrozzeria.
Saranno nuovi contratti.
Le vostre amate statistiche ne gioveranno.
Dovrebbero esserci i vostri figli, qui a penare. Poi vediamo se fate una riforma del lavoro decente.

Paolo Longarini, (via Servitevi da soli)

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