Vergognati, Carpisa. Hai sputato sulle ferite della dignità professionale.

lalumacavevatrecorna:

spettriedemoni:

sabrinaonmymind:

Pianoforte Holding, di cui fa parte Carpisa, ha chiuso il 2016 con un
fatturato che ha superato i 300 milioni di euro, un EBITDA di 35
milioni e utile ante imposte di oltre 12 milioni (Fonte). In particolare Carpisa (Kuvera SpA) chiude il 2016 con € 146.208.362,00 (Fonte).

Tenendo presente il valore del brand, nello sfacciato annuncio si
richiede il piano per un lancio di prodotto (una delle attività più
difficili da realizzare) che include:

  definizione dei punti di forza e il messaggio del prodotto

  analisi del posizionamento del brand

  evidenza degli obiettivi del lancio

  definizione del target di riferimento

  definizione del budget

  dettaglio delle tattiche ed elenco delle azioni di comunicazione

Il tutto – a giudicare dal bando – da espletarsi in poco più di un mese.

Cerchiamo di razionalizzare costi e carico di lavoro:

Usando come metro di paragone la nostra quotidianità di agenzia, per una situazione simile verrebbero coinvolti in media 6-8 professionisti (un analista, due strategist, un project manager, almeno un grafico, almeno un advertiser)
e le tempistiche di preparazione – volendo lavorare in modo serio – non
sarebbero inferiori a 4 mesi di lavoro, trattando il lancio di una
linea di un brand di pari valore.

Rimanendo realisti e pensando alla richiesta economica di un’agenzia mediamente prestigiosa – sempre in linea con il valore del brand e la penetrazione nazionale del prodotto
– difficilmente immagino budget inferiori ai 25.000 euro per un lancio
di tale portata, pensando al ribasso l’investimento performance.

Ora, partendo dal presupposto che essendo lo stage a Napoli, per 500€
senza garanzie per il futuro ho seri dubbi che una persona si candidi
da una zona diversa dal capoluogo partenopeo.

Fingiamo ora di ignorare che Napoli è una delle province con il reddito pro capite più basso d’Italia (€12.775 contro la media nazionale di oltre €18.000). Fonte

Fingiamo di non avere quel minimo di coscienza per immaginare che
una persona disoccupata in condizione di indigenza economica possa
ritenere un problema buttare via €39 per una borsa superflua, acquistata al solo scopo di accedere a un posto di stagista

Fingiamo anche di non notare la strana coincidenza per cui per
partecipare devi essere in età di apprendistato, né facciamoci domande
sulla fantomatica “giuria di esperti” (non meglio definiti) che dovrebbe
decidere, tra centinaia e forse migliaia di lavori pervenuti e non
retribuiti, quale degli ettolitri di succo di meningi spremuto
da giovani promesse del marketing avrà l’onore di essere premiato con
un’elemosina, o 30 giorni di schiavitù che dir si voglia

Notizie del genere mi fanno venir voglia di smettere di fare il grafico.

Giuro.

e comunque le loro borse fanno cagare, non le comprerei manco se mi promettessero un unicorno

Vergognati, Carpisa. Hai sputato sulle ferite della dignità professionale.

Naron, dell’antichissima razza di Rigel, era il quarto della sua razza a tenere i registri di tutte le galassie. Aveva il libro grande, con l’elenco delle moltissime razze di tutte le galassie che avevano sviluppato una forma d’intelligenza, e quello, notevolmente più piccolo, nel quale erano registrate tutte le razze che, raggiungendo la maturità, venivano giudicate adatte a far parte della Federazione delle Galassie.
Nel registro grande erano stati cancellati molti nomi: erano i nomi di popoli che, per una ragione o per l’altra, per sfortuna o incapacità erano scomparsi. Sfortuna, difetti biofisici o biochimici , squilibri sociali avevano preteso il loro pedaggio. In compenso, nessun nome era stato cancellato dal libro piccolo.
Naron, grande e incredibilmente vecchio, guardò il messaggero che si stava avvicinando.
“Naron! Immenso e Unico!” disse il messaggero.
“Va bene, va bene, cosa c’e’? Lascia perdere il cerimoniale.” Rispose Naron facendo fretta come fosse un po’ infastidito
“Un altro insieme di organismi ha raggiunto la maturità.” disse il messaggero.
“Benone! Benone! Vengono su svelti, adesso. Non passa un anno senza che ne salti fuori uno nuovo. Chi è il nuovo popolo?” domandò Naron.
Il messaggero diede il numero di codice della galassia e le coordinate del pianeta al suo interno.
“Uhm, sì, conosco quel mondo.” disse Naron facendo uno sforzo per ricordare e con la sua fluente scrittura prese nota sul primo libro, poi trasferì il nome sul secondo, servendosi, come di consueto, del nome con cui quel pianeta era conosciuto dalla maggior parte dei suoi abitanti, scrisse “Terra” e pronunciò il nome mentre lo scriveva.
“Queste nuove creature detengono un bel primato. Nessun altro organismo è passato dalla semplice intelligenza alla maturità in un tempo tanto breve. Spero che non ci siano errori.” disse Naron dopo aver scritto il nome
“Nessun errore, signore” disse il messaggero sicuro.
“Hanno scoperto l’energia termonucleare, no?” chiese Naron.
“Certamente, signore.” rispose il messaggero.
“Benissimo, questo è il criterio di scelta.” affermò Naron ridacchiando soddisfatto. “E molto presto le loro navi entreranno in contatto con la Federazione.” aggiunse Naron come di cosa scontata.
“Per ora, Immenso e Unico, – disse con una certa riluttanza il messaggero – gli osservatori riferiscono che non hanno ancora tentato le vie dello spazio”.
“Proprio per niente? Non hanno nemmeno una stazione spaziale?” chiese Naron dimostrando stupore.
“Non ancora, signore.” rispose il messaggero quasi scusandosi.
“Ma se hanno scoperto l’energia atomica, dove eseguono le loro prove, le esplosioni sperimentali?” chiese Naron sempre più stupito
“Sul loro pianeta, signore” rispose il messaggero.
Naron si drizzò in tutti i suoi sei metri di altezza e tuonò:”Sul loro pianeta?”
“Sì, signore.” rispose il messaggero.
Lentamente Naron prese la penna e tracciò una linea sull’ultima aggiunta del libro piccolo. Era un atto senza precedenti, ma Naron era molto, molto saggio e poteva vedere meglio di chiunque altro quello che sarebbe accaduto nell’universo delle galassie.
“Razza di deficienti!” borbottò Naron.

Isaak Asimov – “Razza di deficienti” (racconto breve, 1957)

archivioiconograficodistato:

Telesalvavita Beghelli

«Abbiamo studiato vari dispositivi negli anni, il più noto sul mercato è il telesalvavita. Con una triangolazione telefonica casa, centrale operativa, assistenza, si interviene in caso di emergenze ma anche solo per consulti. Gli anziani non vogliono andare in un ospizio o dipendere dai figli. Chiedono servizi che li rendano sicuri e indipendenti. Credo che le imprese abbiamo l’obbligo di investire sul sociale, vado fiero quando per strada mi fermano gli ottantenni per dirmi grazie» G.P. Beghelli

Gian Pietro Beghelli […] ex barbiere (come il padre), ex impiegato delle Poste, ex capo mensa dei ferrovieri e della Ducati. «Qui si imparavano rudimenti di elettronica ed elettromeccanica e Gian Pietro nel 1964 faceva la spola tra Bologna e Monteveglio, dove le suore preparavano condensatori per la Ducati: lui portava i materiali da assemblare alle suore e riportava a Bologna i condensatori finiti. Finché Gian Pietro non decise di produrre lui stesso i condensatori per la Ducati, in quanto ormai ne aveva capito il funzionamento e perché la Ducati si stava espandendo a tal punto da far eseguire le lavorazioni all’esterno della fabbrica». Nel 1976 idea il primo prodotto Beghelli: la lampada a pile ricaricabili. Nel 1982 fonda la Beghelli nel 1982 puntando tutto sull’illuminazione, nel 1990 entra nel settore della sicurezza (teleassistenza e telesoccorso). Dal 1998 la società è quotata in borsa.

«La nostra è un’azienda italiana, io sono italiano e sono orgoglioso di esserlo. Faremo tutto il possibile e anche l’impossibile per aiutare i dipendenti che in questi anni ci hanno consentito di crescere. Per questo abbiamo riportato le lavorazioni in Italia e ridimensionato gli stabilimenti in Cina e Repubblica Ceca.» G.P. Beghelli

Ma che cosa ha spinto la Beghelli sull’orlo del tracollo finanziario? «Poco prima della crisi del 2009 — spiega il fondatore — avevamo lanciato un servizio per i comuni che prevedeva l’installazione di impianti di illuminazione di nuovissima generazione a costo zero, da pagare cioè con il risparmio di energia ottenuto nell’arco di 7-8 anni. Andava molto bene finché le banche non hanno congelato i crediti e noi ci siamo ritrovati con una pesante esposizione e la posizione finanziaria netta negativa. A peggiorare la situazione è arrivato anche il taglio degli incentivi al fotovoltaico, che ci ha lasciato con i magazzini pieni di materiali inutilizzati per milioni di euro». – da Il Corriere della Sera, 2015

L’altro ramo di attività che ha reso nota l’azienda presso i consumatori è quello dei salvavita per le persone anziane. «Li facciamo ancora, ma portatili, connessi al telefonino e non più al telefono fisso».

«I vecchi devono cercare di morire il prima possibile […] non muoiono più sti vecchi, devono morire come una volta […] Ingolfano l’Italia» Roberto da Modena

Ho cercato l’articolo perche’ pensavo che fosse ancora sull’orlo del fallimento, e invece mi pare di capire che si e’ ripresa.

Ma le bestemmie

Collega: Hai presente i componenti che dovevano arrivare ieri dalla Germania?
Me: Certo, abbiamo ordini fino a dicembre con quella roba.
Collega: Ecco, non arrivano più.
Me: Come non arrivano più?
Collega: Non arrivano più e nessuno dei rivenditori ne ha in casa.
Me: Ok, fammi controllare se riusciamo ad ottenerli dagli Stati Uniti. *Apre il browser* MA DIOCANE
Collega: COSA?!
Me: Sai dove li fanno negli Usa?
Collega: Dove?
Me: A HOUSTON. [Inserire immagini dell’uragano]

andsomefoolishstuff:

proust2000:

Se cagate il cazzo…

Partiamo da
alcune assunzioni non deducibili dai dati forniti ma verosimili ed applichiamo
alcune semplificazioni.

Il legname
utilizzato è probabilmente Mogano, il più pregiato per la costruzione navale
ed essendo la porta in oggetto finemente cesellata si può presumere che venga
dalla prima classe, non vi è quindi motivo di pensareche sia stato usata un’essenza
meno nobile. Il peso specifico del mogano varia tra 1.1 e 0.6 kg/dm3,
solitamente si assume un valore medio, per cautela nei calcoli prendiamo pure
il valore di 0.65 che potrebbe essere vicino alla realtà trattandosi di applicazione
navale, non è che erano scemi negli anni ’10, una nave più leggera va più
veloce.

Assumiamo poi,
per semplicità di calcolo, che la porta sia uniformemente spessa 0.1 m che
moltiplicato per le misure della pianta estrapolate dai dati 1,067 m2,
restituisce un volume approssimato alla quarta cifra significativa di 0,107 m3,
per un peso totale di 69,55 kg. Calcoliamo ora l’immersione della porta senza
pesi aggiuntivi: prendiamo il peso della porta e calcoliamo il volume di
liquido spostato, che per principio di Archimede pesa egualmente. 69,55 kg/peso
specifico dell’acqua di mare (nel caso dell’oceano meno salato del Mediterraneo
siamo sui 1,017 kg/dm3) ed otteniamo 0,68 m3 d’acqua. Dividendo per la
superficie troviamo l’immersione della porta cioè 0,064 m.

Va da sé che
restano solo 3,6 cm di spessore di porta fuori dall’acqua. Seguendo il
procedimento di prima consideriamo quanto peso aggiuntivo (assunto uniformemente
distribuito per semplicità di calcolo) la porta può supportare prima di essere
completamente immersa. 0,038 m3 di volume restante  moltiplicato ancora per il peso specifico dell’acqua
di mare restituisce una riserva di galleggiamento di 39,06 kg.

DOVEVA MORIRE
ANCHE ROSE.

La fisica che ci piace.