potresti essere più fantasioso, tipo “se tu fossi su un’isola deserta e praticassi cannibalismo sarebbe coprofagia”.
sei proprio di destra.
cheppalle
ca·po·la·vó·ro!
Giorno: 11 settembre 2017
Ciao Doc,
ti scrivo questa cosa che non è prettamente di natura medica, però vorrei la tua opinione, perché ti rispetto tanto.
Non voglio dilungarmi spiegandoti tutta la mia complicata storia familiare, però ho 23 anni e la situazione per me in casa è diventata insostenibile. Fortunatamente sono stata accettata in un’università fuori la mia regione e tra poco me ne andrò.
I miei, (soprattutto mio padre) mi hanno remato contro fin da subito e in faccia mi è stato detto che tanto non mi avrebbero presa, che non valgo nulla e blah blah blah (non l’ho scritto prima, ma è il corso di laurea magistrale dei miei sogni, mi sono fatta il mazzo per entrare e non avrei voluto fare altro). Una volta accettata, mi è stato detto che non riceverò nessun aiuto economico dalla mia famiglia, però questo non mi ha spaventato inizialmente, perché con dei soldini che ho messo da parte dovrei riuscire a mantenermi i primi tempi e poi non dovrei, ma DEVO trovarmi un lavoro, d’altronde, così si diventa grandi e ci si responsabilizza e così si diventa adulti e a casa non posso rimanerci.
Il problema vero è proprio è un altro, mi viene ripetuto costantemente che non sono buona a nulla e che non troverò nessun lavoro, che non potrei neanche imparare a fare un mestiere per mantenermi, come dignitosamente fanno tanti studenti lavoratori, perché sono femmina, perché non sono capace e tante altre cose. La cosa che mi spaventa, a causa di tutti questi discorsi è il fallimento, il fatto che probabilmente davvero non sono buona a nulla e che forse non merito quest’opportunità. Allora ti chiedo doc, ma alla mia età avere la possibilità di sbagliare, di essere un pochino incoscienti e di sognare è contemplata? Cioè se io ci provassi e sbagliassi, sarebbe davvero tanto grave? Provare ad affrontare la vita così, mi renderebbe davvero una brutta persona? E il fatto che mentalmente non mi senta ancora adulta, ma che voglia provare a maturare è davvero la fine?
Io davvero vorrei essere una di quelle persone che già hanno la vita tutta insieme, che riescono a fare le cose subito e non toppano mai, però sono l’opposto e vorrei provare a non farmi più bloccare dalla paura, perché fino ad ora questo immobilismo mi ha reso una persona infelice.
P.s. Perdonami per i tanti errori di punteggiatura e sintassi.
Beh… confesso che ho impiegato un po’ a risponderti perché ho letto il tuo submit ma non sapevo cosa dirti; o meglio, avrei voluto dirti tante cose ma tutte da vecchio barboso saccente e con la sindrome di Gandalf.
Però una cosa mi sento di confessartela.
Si sbaglia solo quando l’attesa non è dettata dalla riflessione ma dalla paura di sbagliare, quando la ricerca di stabilità non è un progetto di costruzione ma un timore del cambiamento, quando l’accontentarsi non è suggerito dal buon senso ma da una cristallizzazione emotiva.
Ho parlato di confessione perché sono timori che nel tuo stesso periodo hanno provato ad affacciarsi e che ho ricacciato indietro con la forza dell’entusiasmo dei miei vent’anni, perchè a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età (cit.)… eppure sono i tuoi vent’anni e non esisterà mai per tutta la tua eternità un altro periodo in cui riuscirai ad avere il mondo tra le mani e la forza e la voglia di plasmarlo.
Vai, perdio! (detto con la voce di Guccini) e dimostra ai tuoi genitori che non solo avrai la forza e il coraggio di essere la persona che sogni e desideri di essere ma che sarai così superiore alla loro piccineria egoista da poter continuare a volere loro bene anche quando ti sarai costruita una tua nuova vita, nonostante loro.
Vai, sbaglia, ricomincia e finalmente riesci! 🙂
Un abbraccio da una padre che vive l’inizio di una nuova vita della figlia.
La mia vicina di casa era nella tua stessa condizione.
Lei voleva studiare ingegneria e la madre è stata lì a ripeterle per anni che non era buona a niente, che non ce l’avrebbe mai fatta e che avrebbe fatto meglio a lavorare nella ristorazione, come il fratello che ha preso in carica il ristorante di famiglia, che fare la cameriera era l’unica cosa che era buona a fare.Ha cominciato a vivere fuori perché non poteva più sopportare la situazione in casa e naturalmente ha dovuto lavorare per mantenersi (nel ristorante del fratello, che non la ostracizzava ma comunque non le permetteva di studiare lì nei momenti morti quando non c’erano clienti da servire).
Beh, faticando tanto, senza mai avere una media altissima perché studiare ingegneria e lavorare non sono un grande accoppiamento, quest’anno si è laureata e ha cominciato a lavorare come ingegnere.
Non mollare 🙂
Un giorno parleremo dei danni che fanno i genitori quando invece di supportare i figli gli sussurrano che non valgono un cazzo. (A questo proposito vi suggerirei di leggervi Toxic Parents, di Susan Forward).
Tuttavia ti dico solo che sono la prima ingegnere di tutta la stirpe da parte di madre e padre. Non sono sicura di essere la prima laureata nella storia delle due famiglie (forse la seconda, tenendo conto di mia cugina, suora di clausura, laureata in teologia).
Mio padre non voleva nemmeno che io frequentassi nessuna scuola dopo le medie, lui del resto lavorava da quando aveva 8 anni.
Nessuno mi ha dato una mano per la laurea, mi sono dovuta arrangiare in tutto. Con quel che ne consegue.
Ma non ho mai mai mai pensato di non potercela fare, piuttosto sarei morta.
Il pensiero sottostante del ‘non valgo un cazzo, chi mi credo di essere’ sarà sempre presente, specie di fronte a scelte che ti potranno cambiare la vita, specie di fronte a grandi opportunità.
Tenderai a boicottarti per non disattendere il ruolo che tua madre ti ha imposto. Perchè disobbedire ai genitori è sempre un passo doloroso.
Ma tu mia cara tieni presente che la vita è la tua e tu hai il dovere verso te stessa di non renderti una persona infelice. E guarda che a seguire passi non propri ci si condanna all’infelicità e a tutto quello che ne deriva (depressioni, malattie, relazioni fallimentari).
Vai avanti, non mollare.
I supereroi del resto sono invincibili perché si rialzano sempre.
Perché il Dio cristiano non ha un nome proprio?
Beh… ce l’ha.
Però non te lo dice altrimenti gli potresti rubare tutti i suoi poteri.
COSA STAVI FACENDO QUANDO A CATECHISMO RACCONTAVANO LA STORIA DEL CESPUGLIO INFUOCATO?!
Io stavo pensando che il cespuglio che bruciava senza consumarsi violava il secondo principio della termodinamica. Però quando lo dissi alla catechista, si incazzó come una iena.

